Il 21% dei tedeschi è aperto all’idea di un governo autoritario

Che differenza c’è fra l’essere a favore di una dittatura ed essere “possibilisti” in merito? Questa domanda diventa particolarmente rilevante se si considerano i risultati del sondaggio Deutschland-Monitor 2025. Se è vero che il 98% dei tedeschi si dichiara favorevole all’idea di democrazia e l’89% esclude la dittatura come forma di governo in qualsiasi scenario, è anche vero che oltre un quinto degli intervistati è aperto all’idea di una svolta in senso autoritario nel prossimo futuro.
Circa 8.000 persone hanno preso parte al sondaggio, promosso dalla Commissaria per la Germania orientale Elisabeth Kaiser e condotto dai team del Centro di ricerca sociale di Halle, dell’Università di Jena e dell’Istituto Leibniz di scienze sociali di Mannheim. Il rapporto viene pubblicato annualmente dal 2023.
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La crisi economica, il conflitto russo-ucraino e la percezione diffusa di un ordine mondiale sempre meno stabile hanno già spinto il governo tedesco verso una stagione di cambiamenti e la maggioranza della popolazione si dice disposta ad accettarli. Tuttavia, come osserva Kaiser, chi ha vissuto esperienze negative legate alle trasformazioni del passato tende a guardare al futuro — e alla democrazia stessa — con maggiore diffidenza. Questo vale in particolare per le aree che si percepiscono come abbandonate dalle istituzioni ovvero, nel caso della Germania, soprattutto per i Länder dell’est.
Il 21% è aperto all’idea di un governo autoritario
Questo è il dato che ha fatto più discutere in Germania: il 21% degli intervistati a livello nazionale risulta almeno ricettivo a una visione autoritaria del mondo. Nella Germania orientale la quota sale a un quarto della popolazione.
Per misurare questo orientamento, i ricercatori hanno sottoposto agli intervistati tre affermazioni precise. La prima: “In determinate circostanze, una dittatura è la forma di governo migliore”. La seconda: “Le decisioni dovrebbero essere prese da un leader politico, senza tener conto del parlamento“. La terza: “La Germania ha bisogno di un unico partito forte“. In media, quasi il 2% degli intervistati si è detto pienamente d’accordo con tutte e tre le proposizioni. Diverse le percentuali di coloro che sono favorevoli in tutto o in parte solo a una o a due di queste ipotesi.
I ricercatori hanno individuato quella che definiscono una “zona grigia”, emersa attraverso domande formulate in modo meno diretto. Su scala nazionale, il 31% degli intervistati ha sottoscritto l’affermazione secondo cui la Germania avrebbe bisogno di “un unico partito forte che incarni la volontà del popolo nel suo complesso”. Un ulteriore 23% si è detto parzialmente d’accordo.
L’11% approva pienamente l’idea che le decisioni politiche vengano affidate a una figura di comando senza vincoli parlamentari; un altro 21% è parzialmente d’accordo. Quanto alla dittatura come forma di governo in certi contesti, il 4% la sostiene con convinzione, il 7% con qualche riserva.
Il divario tra est e ovest
Le differenze geografiche, come sempre, sono un elemento fondante di questo rapporto. Nella Germania orientale, il consenso pieno all’idea di un partito unico raggiunge il 35%, contro il 30% della Germania occidentale. Anche sul tema della leadership senza controllo parlamentare, le percentuali risultano più alte a est: 15% di pieno accordo a est, 10% a ovest. Sulla dittatura come opzione praticabile, il 6% degli intervistati dell’est si dice totalmente d’accordo, rispetto al 3% dell’ovest.
Solo il 51% dei residenti nella Germania orientale si dichiara soddisfatto del funzionamento concreto della democrazia — contro il 60% registrato a livello nazionale. Il dato è comunque in miglioramento rispetto al 2023, quando era più basso di otto punti percentuali. Più in generale, il 71% degli intervistati percepisce uno sviluppo complessivamente negativo della democrazia tedesca.
Kaiser ha ricondotto questi scostamenti alla specificità delle regioni strutturalmente più deboli, dove il cambiamento viene vissuto come una minaccia piuttosto che come un’opportunità.
Sì al riarmo, no all’aumento dell’età menzionabile
Su temi come difesa, economia, digitalizzazione, demografia, clima e migrazione, la maggioranza degli intervistati si dice disponibile ad assorbire, interamente o in parte, i sacrifici che ne conseguono. Fa eccezione il capitolo previdenziale: il 58% degli intervistati considera eccessivo dover lavorare più a lungo per percepire lo stesso importo di pensione, in un contesto di progressivo invecchiamento della società. È l’unico ambito in cui il rifiuto supera la soglia della maggioranza assoluta.
Il campione del Deutschland-Monitor 2025 comprende 4.000 persone di età superiore ai sedici anni distribuite su tutto il territorio nazionale, integrate da altre 4.000 selezionate nell’ambito di un “campione regionale” pensato per consentire analisi disaggregate per città, regione e livello di benessere economico. Il sondaggio è consultabile interamente a questo link.




