Condanna a 8 anni per Maja T. nonostante l’assenza di prove
Otto anni di reclusione: questa la condanna inflitta dal tribunale municipale di Budapest a Maja T., cittadinə tedescə accusatə di lesioni personali gravi e appartenenza a un’organizzazione criminale. La decisione giudiziaria chiude un processo durato quasi dodici mesi. L’imputatə non ha commentato le accuse, ma ha contestato l’equità del procedimento, mentre la difesa conserva la facoltà di ricorrere in appello.
L’arresto di Maja T. risale al dicembre 2023, quando le autorità ungheresi procedettero al fermo a Berlino. L’attivista non binariə venne poi estradatə in Ungheria nel giugno 2024, suscitando polemiche accese in Germania sia per la decisione stessa che per le modalità di detenzione a Budapest.
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Le accuse
Fra il 9 e l’11 febbraio 2023, circa venti individui di diverse nazionalità presero di mira alcune persone in cinque differenti zone della capitale ungherese. Gli assalti vennero condotti, secondo l’accusa, impiegando manganelli telescopici, martelli di gomma e spray al peperoncino. Due cittadini tedeschi figuravano tra le vittime. Complessivamente, nove persone riportarono ferite, quattro delle quali classificate come gravi.
Gli aggressori avrebbero identificato le vittime come partecipanti al “Giorno dell’Onore“, manifestazione annuale che commemora le SS e che le autorità di Budapest tollerano ampiamente come forma di folklore o rievocazione storica. Maja T. venne accusatə di coinvolgimento in due di questi episodi violenti. L’accusa formulò una richiesta di pena pari a ventiquattro anni di detenzione.
Controversie sull’estradizione
La Corte costituzionale federale tedesca stabilì l’illegittimità dell’estradizione di Maja T. quasi in contemporanea all’estradizione stessa, ma, quando la comunicazione ufficiale arrivò, Maja si trovava già a Budapest. Secondo i giudici, la Corte d’appello che aveva autorizzato il trasferimento non aveva esaminato adeguatamente le condizioni detentive che l’aspettavano in Ungheria. Esponenti di Die Linke, dei Verdi e dell’SPD hanno richiesto il rimpatrio di Maja T.
Testimonianze della famiglia descrivono una situazione critica nel carcere di Budapest. Stando a una dichiarazione giurata rilasciata dal padre e dalla sorellastra, citata dalla Corte costituzionale federale, Maja T. sarebbe soggetə a sorveglianza ininterrotta tramite telecamere, con accesso al cortile limitato a un’ora quotidiana in isolamento. La cella risulterebbe inoltre infestata da insetti. In risposta a tali circostanze, Maja ha anche intrapreso, per un periodo, uno sciopero della fame.
Contestata la mancanza di prove
Le autorità tedesche e ungheresi attribuiscono gli atti di violenza perpetrati a Budapest a un collettivo militante di sinistra identificato come “Hammerbande” o “Antifa-Ost“. Questo gruppo avrebbe realizzato tra il 2018 e il 2022 attacchi contro presunti estremisti di destra in varie località della Germania orientale, causando ferimenti gravi a numerose persone. La maggioranza degli esecutori materiali degli assalti di Budapest proverrebbe da questa formazione.
Il quadro probatorio presentato durante il processo appariva però fortemente lacunoso: in primo luogo, la difesa ha contestato l’assenza di testimonianze dirette e la mancanza di tracce di DNA riferibili all’imputatə. Neppure le vittime delle aggressioni l’hanno mai riconosciutə e indicatə come responsabile. L’impianto accusatorio si fondava su una concatenazione di elementi indiziari derivanti da registrazioni di telecamere di sicurezza posizionate nelle vicinanze dei luoghi degli attacchi. In nessuna di queste riprese Maja T. compare mentre compie azioni violente.
Che cosa succede dopo la condanna di Maja T.
Qualora la difesa decidesse di impugnare la sentenza, Maja T. rimarrebbe verosimilmente in custodia cautelare sul territorio ungherese fino all’appello. Se invece la condanna acquisisse carattere definitivo, diventerebbe praticabile il trasferimento in Germania. Il diritto tedesco e le convenzioni internazionali consentono infatti che pene detentive comminate all’estero vengano eseguite in Germania, subordinatamente all’assenso di tutti gli Stati interessati.
Perché ciò avvenga, la Germania dovrebbe riconoscere la validità della sentenza emessa a Budapest. Un tribunale tedesco potrebbe tuttavia valutare, esaminando le specificità del caso, la concessione della sospensione condizionale della pena.
Una sconfitta della procura
Sven Richwin, uno degli avvocati che hanno rappresentato Maja al processo, ha definito l’esito “una sconfitta per la procura”, nonostante la pena elevata. “L’accusa”, ha ricordato “aveva chiesto 24 anni. Poi la procura ha offerto allə nostrə cliente una sorta di accordo con una pena detentiva di 14 anni”. Sembra che i difensori di T. siano intenzionati a fare appello per chiedere l’assoluzione.



