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Tribunale di Berlino respinge il ricorso della polizia: la “presa dolorosa” sull’attivista per il clima era illegittima

Il dibattito sull’impiego di metodi coercitivi durante le operazioni di polizia in occasione delle proteste di strada, in Germania, potrebbe prendere una piega nuova, in seguito a una sentenza emessa a Berlino. È stata infatti dichiarata definitiva la pronuncia relativa all’applicazione di tecniche di contenimento doloroso su un giovane che partecipava a un sit-in ambientalista nell’aprile 2023. Il Tribunale amministrativo superiore di Berlino-Brandeburgo ha rigettato la domanda presentata dalle autorità di polizia, che chiedevano l’ammissione del ricorso. La decisione conferma quanto già stabilito nel marzo 2025 dal Tribunale amministrativo, che aveva giudicato sproporzionato l’intervento degli agenti con l’uso del cosiddetto “Schmerzgriff”, letteralmente “presa dolorosa”. 

Il caso in questione: il blocco stradale sulla Straße des 17. Juni nel 2023

Il 21 aprile 2023, lungo la Straße des 17. Juni, nel centro di Berlino, si era svolto un sit-in promosso da “Letzte Generation“, movimento ambientalista in seguito ridenominatosi “Neue Generation“. Un ragazzo ventunenne aveva preso parte all’azione di protesta. Le forze dell’ordine, come spesso accade in questi casi, avevano intimato ai partecipanti di spostarsi sul marciapiede. Di fronte al rifiuto collettivo, il raduno era stato dichiarato sciolto. Alcuni manifestanti, compreso il giovane in questione, si erano seduti con le gambe incrociate sull’asfalto, opponendo resistenza passiva, come è proprio dei blocchi stradali molto usati dagli ambientalisti tedeschi fino a pochi anni fa. Lo scopo di queste azioni, infatti, era proprio bloccare il traffico e causare un disagio pubblico, allo scopo di attirare l’attenzione sui temi del cambiamento climatico e della transizione energetica. In quell’occasione, gli agenti erano quindi intervenuti sollevando il giovane dalla carreggiata utilizzando appunto questa tecnica, che viene definita dalle autorità “presa di contenimento e trasporto”.

La sentenza: la “presa dolorosa” in questo caso non era giustificata

Secondo la ricostruzione del presidente della corte Wilfried Peters, nella situazione specifica l’azione risultava eccedente i limiti della necessità. Il tribunale ha evidenziato come sulla carreggiata fossero presenti poche persone e le risorse disponibili fossero adeguate per un’operazione di allontanamento standard. Nulla indicava una resistenza attiva da parte del ragazzo. Per questo motivo, trasportarlo via senza ricorrere a pressioni dolorose sarebbe stato possibile. La corte ha precisato che l’utilizzo di tali metodi non è vietato in assoluto, ma la loro legittimità dipende dal contesto operativo. Nel caso esaminato, tuttavia, esistevano alternative meno invasive e parimenti efficaci.

Che cosa sono le “prese dolorose” 

La tecnica che conosciamo come “presa dolorosa” (Schmerzgriff), mutuata da arti marziali come il Krav Maga, consiste nell’applicare torsione o pressione in punti del corpo che causano un dolore fisico talmente forte da impedire alla vittima di opporre qualsiasi resistenza fisica, per esempio premendo con grande forza dal basso verso l’alto sotto il naso oppure sollevando la persona con le braccia dietro la schiena, in modo da praticare una torsione innaturale del gomito, o ancora bloccare la persona in modo da piegare i polsi in modo estremamente doloroso.

Tutti questi metodi sono utilizzati regolarmente dalla polizia tedesca, specialmente in occasione delle manifestazioni a favore del clima e di quelle a favore della Palestina. 

Non si tratta, naturalmente, dell’unico modo di rimuovere un manifestante che sta facendo resistenza passiva o di arrestare una persona che non rappresenti una minaccia immediata per gli agenti o per terze persone. Diversi esempi di rimozione di manifestanti mediante presa non dolorosa si possono rinvenire, per esempio, visualizzando i filmati della polizia britannica che arresta i manifestanti a favore della depenalizzazione dell’organizzazione “Palestine Action”. In tali filmati, è possibile vedere che, in alcuni casi, gli agenti chiedono ai manifestanti di seguirli e che alcuni obbediscono volontariamente. Quelli che rifiutano di muoversi, ma oppongono resistenza passiva, vengono sollevati da due agenti per volta, in modo non doloroso, dalle caviglie e da sotto le spalle, e tratti in arresto.

In teoria, le “prese dolorose” sono legittime solo quando la persona sta resistendo attivamente e violentemente all’arresto.

Nel dibattimento del caso sul quale il tribunale berlinese ha deliberato a marzo, il giovane attivista ha anche sostenuto che l’impiego di tecniche di contenimento dolorose sia una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, richiamando in particolare l’articolo 1 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. L’episodio era stato ripreso e successivamente trasmesso dall’emittente MDR e la polizia di Berlino aveva avviato un’inchiesta interna per sospette lesioni personali durante il servizio.

Che cosa significa questa sentenza per tutti i movimenti di protesta in Germania

L’esito giudiziario di questo caso assume un rilievo che travalica la singola vicenda. Le tecniche di contenimento doloroso rappresentano uno degli aspetti più dibattuti nella gestione delle manifestazioni, in particolare quelle legate alla causa palestinese. Numerosi attivisti segnalano l’applicazione di questi metodi anche in assenza di resistenza durante gli arresti e sono ormai innumerevoli i video che dimostrano chiaramente quanto il loro uso sia diffuso e indiscriminato, applicato anche su persone che non rappresentano una minaccia, che non hanno comportamenti violenti o aggressivi e che, spesso, sono in condizioni di tale inferiorità fisica rispetto agli agenti da rendere ampiamente sufficienti tecniche di contenzione molto più blande. La pronuncia potrebbe costituire un precedente per contenziosi analoghi, destinati probabilmente a moltiplicarsi nei tribunali tedeschi con presupposti giuridici simili.

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