Ignorò la prima denuncia contro l’attentatore di Aschaffenburg: condannato poliziotto

Il 22 gennaio 2025, nel comune bavarese di Aschaffenburg, un bambino marocchino e uno tedesco sono stati uccisi e altre tre persone, tra cui un altro bambino, sono rimaste gravemente ferite da un attentatore. Per il duplice omicidio e le gravi lesioni fu arrestato sul posto un cittadino afgano di 28 anni, che una perizia psichiatrica dichiarò incapace di intendere e volere e per il quale è stato disposto il ricovero in una struttura psichiatrica. Il processo relativo a questo attentato è iniziato a metà ottobre, ma, nel frattempo, la giustizia tedesca si è occupata anche di indagare sul perché l’uomo fosse a piede libero in Germania. Proprio in seguito alle indagini sul suo passato, sono state individuate quelle che appaiono come gravi negligenze da parte delle forze dell’ordine. Il risultato è che il tribunale distrettuale nella sede distaccata di Alzenau ha emesso martedì una sentenza di condanna contro un agente di polizia ventinove anni. L’accusa è di intralcio alla giustizia durante il servizio. La corte lo ha ritienuto colpevole, anche se con una valutazione diversa rispetto alle richieste dell’accusa.
Cinque mesi di reclusione, pena sospesa. Tre anni il periodo di prova. Più tremila euro da versare a un’organizzazione no profit. Il giudice definisce la sanzione “sufficiente per un giovane”, aggiungendo che dovrà “riflettere” sul suo errore.
L’attentatore di Aschaffenburg aveva tentato di strangolare una donna l’anno scorso
Ad agosto 2024, una chiamata d’emergenza aveva portato due pattuglie presso il centro di accoglienza per rifugiati, per un tentativo di strangolamento ai danni di una residente della struttura da parte dello stesso uomo che, mesi dopo, sarebbe diventato l’omicida di Aschaffenburg. Il poliziotto imputato risultava essere il funzionario incaricato del caso. Nella camera di una residente, tre ospiti della struttura bloccavano a terra l’uomo, Enamullah O. Dichiaravano di essere intervenuti dopo aver udito grida di aiuto.
Sei fotografie documentavano lesioni lievi sulla vittima. Uno degli agenti afferma di averne discusso con l’imputato. I dati degli altri residenti vennero registrati parzialmente. Nessun interrogatorio seguì. L’agente responsabile redasse una relazione sintetica, annotando l’assenza di “indizi di attuali reati”. Il sistema informatico non permette di verificare chi abbia visionato le immagini.
Cinque mesi dopo l’episodio di Alzenau, si verificò l’attacco mortale nel parco Schöntal di Aschaffenburg. Solo allora la procura apprese dell’incidente precedente nel centro accoglienza.
O. aveva già aggredito funzionari pubblici in altre occasioni. Viene considerato affetto da disturbi mentali. L’interrogativo pubblico: l’episodio di Alzenau poteva portare a un ricovero prolungato in struttura psichiatrica e quindi a evitare la tragedia di Aschaffenburg? Il giudice ha respinto decisamente questa speculazione nella motivazione della sentenza, con parole severe verso la stampa: “Dovete rendervi conto che questa non può essere affatto la domanda”.
Il tribunale non può chiarire simili questioni. Resta aperto come le autorità avrebbero gestito O. anche con indagini corrette da parte dell’imputato. Ciò non toglie, ovviamente, che secondo il tribunale l’agente che non ha indagato sul ventottenne afgano ha “commesso errori gravi”.
Il parere del giudice: “l’agente non ha indagato per pigrizia”
Le testimonianze in tribunale presentavano contraddizioni. Si era parlato di un coltello, rinvenuto in quell’occasione, ma non è stato possibile stabilire in via definitiva se l’arma fosse presente o men. Tuttavia il giudice ha rilevato come il tentativo di strangolamento, che non è in discussione poiché è stato accertato, dovesse bastare di per sé a configurare lesioni personali gravi e quindi giustificare un’indagine.
Il procuratore capo si è espresso in modo duro nella requisitoria su . “Zero, nada, niente” – l’agente non avrebbe indagato affatto. Sapeva di ignorare i dettagli dell’episodio, aveva elementi di “un reato grave”, ma scelse di non procedere.
Secondo la difesa, anche altri colleghi avrebbero commesso errori rilevanti. L’avvocato dell’imputato ha contestato l’esistenza di prove sufficienti per configurare un sospetto iniziale di lesioni gravi, ma il giudice non ha accolto la sua richiesta di assoluzione e ha invece riconosciuto la negligenza assoluta del gruppo di lavoro, aggiungendo che il comportamento dell’imputato danneggia l’immagine della polizia come istituzione affidabile. Nella sentenza, la condotta del poliziotto viene attribuita alla sua “assoluta pigrizia“. Le uniche attenuanti che gli sono state riconosciute sono relative all’assenza di precedenti penali e al fatto che l’eccezionale attenzione mediatica riservata a questo caso possa aver costituito un “peso particolare” per l’imputato.



