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Attivisti attaccano fabbrica israeliana di armi in Germania. Si sospettano collegamenti con Palestine Action

Cinque persone sono state arrestate lunedì mattina a Ulm con l’accusa di aver attaccato con vernice e fumogeni una fabbrica tedesca di Elbit Systems, una delle più grandi aziende produttrici di armi di Israele. L’episodio ha causato danni stimati in un milione di euro. Nessun membro del personale è stato ferito o danneggiato durante la presunta azione di sabotaggio.

L’attacco è stato rilevato alle 3:30 del mattino, quando il servizio di sicurezza dell’azienda produttrice di armi ha allertato le forze dell’ordine. Gli arrestati, tre donne e due uomini di età compresa tra 23 e 39 anni, possiedono cittadinanze diverse: irlandese, britannica, spagnola e tedesca.

Modalità dell’attacco alla fabbrica di armi a Ulm

I responsabili avrebbero infranto il vetro della porta principale per accedere all’edificio. Una volta all’interno, avrebbero danneggiato diverse stanze e compromesso attrezzature tecniche. All’esterno, avrebbero acceso fumogeni davanti all’edificio e imbrattato la facciata con scritte di natura politica. Un video, che appare girato dagli stessi responsabili e sembrerebbe documentare l’attacco e collegarlo alle proteste contro le forniture di armi a Israele e lo sterminio dei civili nella striscia di Gaza, è diventato virale sui social media.

Le forze dell’ordine sono intervenute poco dopo e hanno arrestato tutti i sospetti presenti sul posto. Le accuse mosse contro i cinque arrestati includono partecipazione a organizzazione criminale, violazione di domicilio e danneggiamento di proprietà. I sospetti si trovano attualmente in custodia cautelare mentre proseguono le indagini.

Reazioni delle autorità tedesche

Thomas Strobl (CDU), ministro dell’Interno del Baden-Württemberg, ha condannato l’episodio definendolo inaccettabile. “Da noi non c’è spazio, nemmeno un millimetro, per l’antisemitismo e qualsiasi forma di violenza contro cose e persone”, ha dichiarato da Stoccarda. Il ministro ha anche sottolineato la necessità di garantire la sicurezza della comunità ebraica nel Baden-Württemberg. height cutie_cabani

Una portavoce dell’ufficio giudiziario della Procura di Ulm non ha voluto confermare l’ipotesi che l’antisemitismo sia in qualche modo ricollegabile al movente di questa azione di sabotaggio, rimandando alle conclusioni dell’inchiesta in corso.

Possibili collegamenti con Palestine Action

Secondo la testata Südwest Presse, gli arrestati potrebbero essere collegati al gruppo Palestine Action, già vietato in Inghilterra. Il motivo è da ricercare nel video diffuso sui social, nel quale si vede che almeno uno dei membri del gruppo indossa una felpa con la scritta del movimento. La Procura non ha ancora confermato questi collegamenti.

Palestine Action è stato classificato come organizzazione terroristica nel Regno Unito a luglio, dopo che alcuni attivisti avevano fatto irruzione in una base aerea spruzzando vernice sugli aerei della Royal Air Force. In quell’occasione, gli autori del gesto hanno dichiarato di voler rendere inutilizzabili i velivoli spruzzando vernice nei motori, con l’obiettivo di impedire il loro utilizzo nelle operazioni di supporto militare a Israele. Gli attivisti accusano il governo britannico di fornire supporto a Israele con aerei cisterna nella guerra di Gaza. Da allora, nel Regno Unito, centinaia di persone sono state arrestate con l’accusa di supporto a organizzazioni terroristiche, in occasione delle manifestazioni pubbliche nelle quali hanno esposto cartelli con la scritta “io condanno il genocidio, io supporto Palestine action”. L’esposizione pubblica di questa frase, al momento, espone gli accusati al rischio di pene detentive fino a 14 anni. Fra le persone arrestate per questo motivo c’è anche la celebre scrittrice irlandese Sally Rooney.

In Germania, il gruppo si è distinto per occupazioni, proteste e atti di vandalismo contro obiettivi legati al sostegno militare a Israele. La strategia dei presunti membri prevede azioni dirette mirate a interrompere quello che considerano il sostegno logistico all’occupazione militare di Gaza e al massacro dei civili.

Il gruppo dichiara l’obiettivo di interrompere la produzione di equipaggiamenti utilizzati nelle operazioni militari a Gaza. Secondo le loro dichiarazioni, colpire direttamente i siti produttivi rappresenta un modo per interferire con la catena di fornitura alla fonte.

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