
Uno dei cavalli di battaglia dell’ultradestra, quando intende denigrare le battaglie sociali delle sinistre e dei movimenti di liberazione o per i diritti civili, è che le persone, a sinistra, siano troppo “sensibili”. “Triggered” è un termine inglese che si può tradurre con “detonato” e si usa per indicare quando l’esposizione a uno stimolo, per esempio una parola, un’immagine, un concetto, causa una reazione emotiva profonda e incontrollata. Parte della satira contro la cosiddetta “cultura woke” consiste proprio nel ridere di un* immaginari* militante di sinistra che dà in escandescenze perché qualcuno ha usato il termine “maschio” o “femmina”. Al di fuori della satira, va detto, di episodi di questo genere sono assai difficili da trovare in rete. Quello che, invece, le persone accusate di essere “woke” tendono a non fare è cedere a una crisi di nervi collettiva per colpa di un formaggio. Proprio questo, invece, è accaduto a tutti i razzisti e le razziste in Germania e in Austria (non inseriamo l* razzist* per evitare di “triggerare” ulteriormente le già provate sensibilità di questo gruppo), quando il marchio Milram ha cambiato il packaging di alcuni formaggi, inserendo, sulla grafica della confezione in edizione limitata, disegni stilizzati che rappresentano anche delle persone dalla pelle scura.
Niente di rivoluzionario, almeno nelle intenzioni: tre giovani designer hanno semplicemente riprogettato i packaging rendendoli più colorati e popolati da figure che, nelle dichiarazioni del marchio stesso, riflettono la diversità sociale della nostra società. Un’operazione di marketing che, a rigor di logica, avrebbe dovuto passare perssoché inosservata.
E invece no. La decisione ha acceso un’ondata di critiche veementi e promesse di boicottaggio da parte di esponenti della destra radicale, trasformando un semplice formaggio in un nuovo fronte della cosiddetta “guerra culturale”.
L’attacco della destra contro Milram: dal banco frigo ai social
La prima a reagire con veemenza è stata Vanessa Behrendt, deputata di AfD nel parlamento regionale della Bassa Sassonia. Su X, ha postato una foto delle nuove confezioni accompagnata da un messaggio chiaro: “No grazie, Milram, ricomprerò volentieri il vostro formaggio non appena vi sarete ripresi”.
Nö danke, Milram. Ich kaufe euren Käse gerne wieder, sobald ihr wieder klar kommt. pic.twitter.com/byiH3L1PAI
— Vanessa Behrendt MdL (@MdlBehrendt) August 16, 2025
Behrendt non è nuova a uscite aggressive. Già nell’ottobre 2024 aveva definito la bandiera arcobaleno “simbolo delle macchinazioni dei gruppi di pressione pedofili”, scatenando l’intervento dell’Ufficio centrale per i crimini d’odio in rete. Il suo attacco a Milram si inserisce dunque in un copione già collaudato: usare i social per amplificare polemiche a forte contenuto identitario. Peraltro, vale la pena di fermarsi a pensare al significato di questa particolare uscita: per una deputata che siede nel parlamento tedesco, la semplice rappresentazione dell’esistenza delle persone dalla pelle non bianca è motivo di rabbia, di sdegno, di rifiuto e viene considerata una provocazione politica, non un semplice dato di fatto.
Poco dopo è arrivato il sostegno di un altro esponente AfD, Dario Seifert, che ha invocato il ritorno al “formaggio apolitico”. “Il formaggio è un alimento, non una questione politica. E certamente non è un palcoscenico per ideologie di sinistra”, ha dichiarato al quotidiano Ostseezeitung.
Eppure, come hanno fatto notare diversi utenti online, a politicizzare il formaggio non è stata la marca Milram, ma chi ha letto in quelle confezioni un manifesto “woke”, poiché l’esistenza delle persone nere, di per sé, non ha nulla di politico. Alla base di queste reazioni c’è né più e né meno che l’idea della “razza”, della persona di origine nordeuropea come lo “standard”, come la “normalità”, il che implica che tutto il resto sia “deviazione”, “anormalità” e che quindi non possa esistere di per sé, senza avere un significato politico.
Il formaggio woke diventa virale
La polemica non si è fermata alle dichiarazioni politiche. In rete, il dibattito si è trasformato in una valanga di insulti razzisti, ma anche in una marea di messaggi ironici e di sostegno al marchio. Un utente ha definito l’iniziativa una “perfetta trovata di marketing”, sottolineando che senza la protesta della destra molti non avrebbero neppure saputo dell’esistenza delle nuove confezioni. “Il formaggio è letteralmente sulla bocca di tutti”, ha scritto qualcuno.
Come spesso accade in Germania, la satira ha avuto l’ultima parola. Il portale Postillon ha reagito con un titolo volutamente provocatorio: “Per evitare ulteriori shitstorm: Milram mostra solo ufficiali delle SS sulle confezioni di formaggio”.
Nel frattempo, tantissimi utenti privati con scarsissime competenze di marketing continuano a ricondividere le immagini delle confezioni di formaggio Milram, utilizzando il nome dell’azienda come hashtag e aggiungendo frasi come “non comprerò più il vostro formaggio, tenetevi la vostra merda woke”. Alcuni sembrano anche convinti che il formaggio stia attivamente promuovendo l’omosessualità, ma, almeno basandoci sulle confezioni in vendita al momento, non siamo in grado di comprendere perché: le figure che appaiono evidentemente come coppie sembrano essere di generi diversi, mentre le altre relazioni fra i personaggi, per quanto ci è possibile evincere dai disegni stilizzati, appaiono essere familiari o amicali. Deduciamo che la presenza di personaggi con i capelli blu o rosa, in un contesto di verosimiglianza per cui le persone bianche sono rappresentate con la pelle di un colore rosa acceso, possa aver “triggerato” alcuni utenti di X e di Facebook.

La pubblicità diventa politica?
Vale anche la pena di notare che, quando il brand di abbigliamento American Eagle ha pubblicato la recente campagna con l’attrice Sidney Sweeney, le frange più “woke” delle sinistre mondiali hanno sofferto meno rispetto ai razzisti sull’ex Twitter. La campagna in questione mostra la biondissima attrice americana che indossa i pantaloni American Eagle e il payoff “Sidney Sweeney has good jeans”, che gioca sull’omofonia fra “jeans” e “genes” (che significa “geni”). Questa scelta è stata interpretata come una strizzata d’occhio alle teorie razziste ed eugenetiche che vedono nella bellezza “ariana” l’unico paradigma desiderabile e la contrappongono alle altre etnie, considerate di minor valore. I commenti negativi online ci sono stati, ma la cosa non è diventata un caso mediatico di proporzioni paragonabili a quelle del caso Milram. Le spiegazioni possibili sono due: o i razzisti sono molto più numerosi e molto più sensibili delle cosiddette persone “woke” o queste ultime hanno di meglio da fare, nelle pratiche della loro militanza social, che aumentare l’hype di un marchio che sta evidentemente strizzando l’occhio alla parte opposta, perché ha deciso che è a quella che desidera vendere.
Da ultimo, meritano una menzione speciale le riedizioni grafiche delle confezioni di formaggio Milram, che hanno sostituito le figurine rosa e marroni originali con foto o disegni stilizzati di Alice Weidel, leader di AfD, bianca e bionda, e di sua moglie, che viene dallo Sri Lanka e ha quindi una carnagione più prossima alle figure che, sulle confezioni di formaggio, fanno arrabbiare alcuni elettori di AfD. La didascalia di queste foto, inserite in parallelo a quelle delle confezioni, recita di solito “da un lato le cose che per cui si arrabbiano, dall’altro quelle che invece scelgono”.





