Merz rifiuta lo smart working: quasi 1 miliardo di euro per espandere la cancelleria
In un’epoca in cui il lavoro da remoto è sempre più diffuso, la Germania sceglie di non fare passi avanti. La Cancelleria federale guidata da Friedrich Merz, infatti, rifiuta il mobile e lo smart working, preferendo investire quasi un miliardo di euro per ampliare gli spazi della sede istituzionale. Una scelta che ha sollevato numerose critiche, sia economiche che politiche.
La posizione della cancelleria sul lavoro flessibile
La Corte dei Conti federale ha sollevato forti perplessità sull’approccio della cancelleria riguardo all’organizzazione degli spazi di lavoro. In una lettera alla commissione bilancio del Bundestag, ha definito “non convincenti” le motivazioni con cui l’ufficio del Cancelliere rifiuta desk sharing, clean desk policy e modalità di lavoro flessibili, anche alla luce della digitalizzazione crescente dei documenti.
Secondo la Corte, il progetto di ampliamento prevede 590 nuove postazioni, ma non tiene conto della possibilità di ottimizzare gli spazi già esistenti. Con oltre 25.000 metri quadrati disponibili, già oggi la sede della cancelleria di Merz è più grande della Casa Bianca e del Palazzo dell’Eliseo. Eppure, il cancelliere sostiene che la natura dei lavori svolti non consenta la flessibilità, richiamandosi a esigenze organizzative e di riservatezza.
I costi dell’ampliamento e il rifiuto dello smart working
Il progetto di ampliamento della cancelleria, già contestato in passato, ha visto lievitare progressivamente i costi. Dai 637 milioni di euro inizialmente previsti si è passati a una stima attuale di 777 milioni e la Corte dei Conti teme che il totale possa arrivare a sfiorare il miliardo entro il 2027.
La scelta di raddoppiare gli spazi, nonostante il potenziale del lavoro da remoto, viene considerata sproporzionata. In confronto, il Palazzo Presidenziale di Bellevue ha adottato un approccio più moderno: niente nuove postazioni fisse e uso flessibile degli spazi anche durante i lavori di ristrutturazione.
Uno spreco di denaro pubblico?
Le reazioni non si sono fatte attendere anche nel dibattito pubblico e l’intero progetto è stato definito un vero e proprio “monumento allo spreco di denaro”.
Molti si chiedono, infatti, se non sarebbe più utile investire nella sburocratizzazione e nello snellimento della pubblica amministrazione, nonché nella creazione di un sistema di digitalizzazione finalmente efficace e al passo con i tempi.




