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Parole usate dai giovani tedeschi: via al voto! E ci sono anche le parole dei boomer

La votazione per la parola dell’anno tra i giovani tedeschi del 2025 è ufficialmente aperta! La casa editrice Langenscheidt, organizzatrice dell’iniziativa, ha infatti reso noti i dieci termini finalisti, selezionati da una giuria tra le numerose segnalazioni di giovani tra gli 11 e i 20 anni. Si entra ora nella fase decisiva del concorso: il voto online.

Parole usate dai giovani tedeschi nel 2025: l’iniziativa di Langenscheidt

Langenscheidt ha avviato una consultazione pubblica per individuare la parola che meglio rappresenta il linguaggio dei giovani nel 2025.

In una prima fase, ragazzi e ragazze hanno potuto proporre i loro termini preferiti, non necessariamente tedeschi. Successivamente, una giuria ha esaminato le proposte, selezionando dieci parole sulla base dell’uso comune, dell’originalità e della pertinenza al linguaggio giovanile. Sono stati esclusi tutti i termini offensivi, discriminatori o sessisti.

La prima fase di voto online sarà aperta fino al 9 settembre 2025. I tre termini più votati accederanno quindi a un secondo turno, nell’ambito del quale verrà eletta la parola dell’anno definitiva. Quale sarà?

Le dieci espressioni finaliste

Ecco i dieci termini selezionati dalla giuria per rappresentare lo slang dei giovani tedeschi nel 2025:

  • Checkst du – Espressione equivalente a “capito?”, usata per assicurarsi che l’interlocutore comprenda davvero di cosa si sta parlando
  • Das crazy – Frase jolly usata in contesti sorprendenti, quando si resta senza parole (es. “Ho ballato per tre ore di fila, senza pause. Das crazy!”)
  • Digga(h) – Parola informale che sta per “amico”, “fratello”, ma è usata anche come esclamazione (“Diggah, hai visto che roba?”)
  • Goonen – parola che, in slang, indica l’autoerotismo compulsivo o la dipendenza dalla pornografia
  • Rede – È una sorta di “applauso verbale”, che sottolinea una totale adesione a quanto detto dall’interlocutore (es. “Dovrebbero esserci meno esami” “Rede!”)
  • Schere – L’uso gergale di questo termine, che significa letteralmente “forbici”, deriva dal gaming ed equivale a un’ammissione di colpa. È un po’ come dire “errore mio”. A volte si alza anche la mano, facendo il segno con le dita.
  • Sybau – Questo acronimo sta per “Shut your bitch ass up” e le nuove generazioni lo usano come le vecchie usavano “Halt die Fresse” (che è l’equivalente del nostro “Chiudi il becco”). Per quanto l’espressione sia indubbiamente volgare, può non essere dura come appare, quando usata in modo ironico.
  • Tot – Questa parola, che significa tecnicamente “morto”, descrive momenti particolarmente noiosi. Es. “È stata una cena noiosissima, tutti parlavano di cose che non mi interessavano e il cibo non era neanche buono. Tot”
  • Tuff – Adattamento da “tough”, cioè “duro”, ma usato spesso anche come esclamazione per indicare qualcosa di eccezionale, o notevole. Es. “Ti piacciono le mie nuove sneaker?” “Wow, tuff!”

E i “boomer”? Come i giovani tedeschi, anche loro hanno uno slang

Non sono solo le nuove generazioni ad aver attirato l’attenzione dei linguisti e dei curiosi. Nel 2024, infatti, l’influencer Levi Penell ha lanciato una campagna ironica su TikTok e Instagram: la ricerca della parola dell’anno tra i “boomer”.

Tra le parole in lizza c’erano termini come “knorke” (fantastico), “schnabulieren” (mangiare con gusto, “papparsi” qualcosa) o “Papperlapapp” (sciocchezza). Alla fine, però, ha avuto la meglio “Sportsfreund“, che possiamo tradurre con “amico o compagno di sport”. Degno re della classifica!

Le “parole in voga”: non solo curiosità linguistica

Riflettere sulle cosiddette “parole in voga” non esprime solo una curiosità linguistica, ma apre una finestra sul modo in cui le varie generazioni descrivono la realtà con espressioni tipiche del loro tempo e del contesto socioculturale del momento.

In questo senso, anche l’elezione della parola dell’anno tra i giovani promossa da Langenscheidt dimostra quanto la lingua sia uno strumento dinamico e in costante trasformazione. Tra creatività, ironia e contaminazioni globali, il vocabolario collettivo continua a evolversi, raccontando il presente in modo diretto e autentico e definendo un’epoca, una parola alla volta.

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