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La Germania vuole riconoscere la Palestina: il vento sta cambiando?

Le posizioni dell’Europa sulla Palestina potrebbero essere prossime a un importante aggiornamento. La Germania, tradizionalmente alleata fedele di Israele, ha infatti mostrato per la prima volta un’apertura verso il riconoscimento di uno Stato palestinese nei territori occupati da Israele.

E se è vero che già Gran Bretagna, Canada e Francia si sono già dichiarate pronte a fare lo stesso, il cambiamento di passo di Berlino è destinato a fare molto più rumore. Del resto, meno di sei mesi fa, a febbraio, il cancelliere Friedrich Merz aveva addirittura dichiarato che avrebbe trovato un modo per permettere a Netanyahu di visitare la Germania senza essere arrestato su mandato della Corte Penale Internazionale.

Riconoscere la Palestina: le dichiarazioni del ministro degli esteri tedesco

Ad annunciare la disponibilità della Germania al riconoscimento di uno Stato palestinese è stato il ministro federale degli esteri in persona, Johann Wadephul, in procinto di partire per Israele per incontrare il suo omologo Gideon Sa’ar e il capo del governo Benjamin Netanyahu, nonché per raccogliere informazioni dirette sulla terribile carestia che sta colpendo Gaza. Ma le dichiarazioni di Wadephul sono andate oltre.

Il ministro degli esteri di Merz ha infatti aggiunto, citato da Reuters, che Berlino risponderà a qualsiasi azione unilaterale e che un numero crescente di Paesi europei è pronto a riconoscere uno Stato di Palestina anche senza precedenti negoziazioni, “alla luce delle aperte minacce di annessione da parte di alcuni membri del governo israeliano“. Giovedì, due ministri di Netanyahu si sono detti favorevoli all’annessione della Cisgiordania occupata da Israele e la coalizione di governo include due partiti di estrema destra che puntano alla conquista totale di Gaza.

L’evoluzione del dibattito interno sulla Palestina in Germania

Il dibattito politico interno alla Germania, intanto, sta cambiando. Tradizionalmente legata a Israele dalla responsabilità storica derivante dall’Olocausto, la Germania ha sempre mantenuto una posizione prudente e riservata nei confronti di Tel Aviv, preferendo la diplomazia discreta a prese di posizione pubbliche. Tuttavia, quanto accaduto negli ultimi due anni in Medio Orienta sta cambiando la dinamica delle relazioni tra i due Paesi e anche l’opinione pubblica sembra allinearsi a questo cambiamento.

In base a un sondaggio pubblicato il 4 giugno, il 63% dei tedeschi ritiene che l’azione militare israeliana a Gaza sia eccessiva. Questa inversione di tendenza sembra influenzare anche le dichiarazioni del Cancelliere Friedrich Merz, storicamente pro-Israele, che ha lasciato intendere la possibilità di sospendere accordi europei con Tel Aviv per fare pressione sulla catastrofica situazione umanitaria a Gaza.

L’estrema destra israeliana: “La Germania torna a sostenere il nazismo”

Tra i primi a commentare questa apertura della Germania alla possibilità dello Stato palestinese è stato Itamar Ben Gvir, ministro della sicurezza nazionale di Netanyahu e membro del partito di estrema destra Otzma Yehudit. “Ottant’anni dopo l’Olocausto, la Germania sta tornando a sostenere il Nazismo” ha pubblicato su X. Ben Gvir e i membri del suo partito sono tra i più fermi sostenitori dell’annessione della Cisgiordania. Di conseguenza, la posizione del ministro degli esteri tedesco, che ha dichiarato che il governo Merz “non approva gli insediamenti illegali in Cisgiordania”, va a impattare direttamente con gli obiettivi di Otzma Yehudit e dello stesso ministro della sicurezza nazionale israeliana.

In direzione contraria si è espresso, sempre su X, il ministro degli esteri israeliano, Gideon Sa’ar. Sa’ar ha respinto apertamente le dichiarazioni di Ben Gvir definendole “inutili e dannose”. “La Germania è un paese amico e il Ministro degli Esteri (Johann) Wadephul è un amico di Israele. Questo non cambia nemmeno quando ci sono differenze di opinione tra noi” ha sottolineato il ministro.

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