Verso un referendum a Berlino per limitare la pubblicità negli spazi pubblici
Berlino ha una storia piuttosto lunga e movimentata in quanto a leggi e referendum di iniziativa popolare: i berlinesi si organizzano e fanno sentire spesso la loro voce, quando ritengono che le istituzioni non stiano legiferando nell’interesse della collettività. Se, poi, queste delibere popolari vengano recepite o meno dalle istituzioni, è tutto un altro discorso. Mentre ancora si aspetta che il Senato decida di implementare il referendum sull’esproprio dei grandi gruppi immobiliari, comunque, i cittadini di Berlino si avviano a votare su un’altra possibile legge voluta da gruppi di tutela degli interessi dei cittadini, che prevederebbe di vietare parte della pubblicità nello spazio pubblico. Il Senato ha dichiarato ammissibile una proposta di legge popolare che mira a ridurre la presenza della comunicazione commerciale, soprattutto quella digitale, nei luoghi pubblici della capitale tedesca.
Nonostante il riconoscimento formale che mette in moto la macchina della consultazione popolare, però, il Senato ha contestato l’obiettivo centrale dell’iniziativa, che vorrebbe vietare in modo radicale le grandi installazioni pubblicitarie digitali visibili in città. Ma ora la questione è nelle mani del Parlamento: entro quattro mesi, dovrà decidere se approvare la proposta così com’è o respingerla. Nel secondo caso, i promotori hanno già annunciato la raccolta firme per un referendum popolare, eventualmente da tenersi il 20 settembre 2026, ovvero nella medesima data delle elezioni locali.
Un’iniziativa che nasce dal basso: perché a Berlino si vuole vietare la pubblicità?
La storia dell’iniziativa “Volksentscheid Berlin werbefrei” non è recente. Già nel 2018, i promotori avevano raccolto oltre 30.000 firme valide, sufficienti ad avviare il percorso di legge popolare. Tuttavia, nel 2019 il Senato allora in carica, con la coalizione rosso-rosso-verde, dichiarò l’iniziativa inammissibile, sostenendo che le restrizioni alla pubblicità andassero a ledere eccessivamente i diritti di proprietà.
Un ostacolo che però non ha fermato i promotori. Nel 2020, la Corte costituzionale di Berlino ha ribaltato la decisione del Senato, criticando l’atteggiamento di chiusura verso il dialogo e ordinando una revisione. Da allora, ci sono voluti anni per arrivare all’attuale apertura formale del Senato, seppur accompagnata da una ferma opposizione nel merito.
Che cosa prevede il disegno di legge: pubblicità “compatibile con la città”
Al centro della proposta c’è l’idea di uno spazio urbano più sobrio, meno invaso da stimoli visivi e luminosi con un fine commerciale. Secondo Fadi El-Ghazi, portavoce dell’iniziativa, l’obiettivo è limitare la pubblicità a un livello “compatibile con la città”, eliminando soprattutto i cartelloni digitali, sempre più numerosi e invasivi.
Resterebbero invece le tipiche “colonne” pubblicitarie, che sono elementi tradizionali dell’arredo urbano di Berlino, e i manifesti affissi in luoghi pubblici, come ad esempio le stazioni della metropolitana, ritenuti meno problematici. Il divieto colpirebbe invece la pubblicità in luoghi come scuole, asili ed edifici pubblici, oltre ai famigerati “blow-up”: giganteschi striscioni pubblicitari appesi alle facciate degli edifici, spesso su impalcature, che coprono l’intera facciata.
L’iniziativa punta il dito anche contro la crescente digitalizzazione degli impianti pubblicitari, accusata di produrre inquinamento visivo e luminoso. I contenuti animati, infatti, attirerebbero troppo l’attenzione e altererebbero la qualità estetica e funzionale dello spazio urbano. Non è solo una questione di stile: l’inquinamento luminoso, secondo i promotori, ha effetti negativi tangibili su persone, animali e ambiente.
Il Senato: “Norme attuali sufficienti”
Nonostante l’ammissibilità formale, il Senato nero-rosso non condivide l’approccio dell’iniziativa. Secondo la sua valutazione, le norme attualmente in vigore sono più che sufficienti per garantire un equilibrio tra estetica urbana, neutralità dello Stato e interessi economici. Insomma, non serve una stretta più rigida. A detta del Senato, il bilanciamento tra i diritti della popolazione, dello Stato e delle imprese pubblicitarie sarebbe già adeguato.
Il Parlamento chiamato a decidere
Nel frattempo, il Parlamento — attualmente in pausa estiva — riceve la “palla” e dovrà scegliere se accogliere la proposta o respingerla. El-Ghazi ha fatto appello a un confronto costruttivo, dichiarandosi aperto a modifiche purché si mantenga lo spirito dell’iniziativa.
Tra i partiti, i Verdi si sono espressi in favore della proposta, esortando la coalizione a non reagire “di riflesso” con un rifiuto. Il presidente dei Verdi di Berlino, Philmon Ghirmai, ha sottolineato il diritto dei cittadini a partecipare alla progettazione dello spazio urbano. Anche Maximilian Schirmer, leader di Die Linke, ha sostenuto l’iniziativa, criticando la pervasività della pubblicità: “I nostri spazi pubblici dovrebbero essere luoghi in cui vivere, non vetrine per aziende”.
Berlino non è sola: il precedente di Amburgo
Casi simili stanno emergendo anche altrove. Ad Amburgo, una battaglia analoga ha visto i cittadini scontrarsi con le istituzioni su temi molto simili. Anche lì il Senato ha respinto l’iniziativa popolare in prima battuta. Tuttavia, la Corte costituzionale regionale ha dato ragione ai promotori. Nonostante il successo giuridico, l’iniziativa è infine fallita per mancanza di firme.



