I Massive Attack, insieme a Brian Eno, Fontaines D.C. e Kneecap, ha lanciato un’iniziativa che unisce artisti pronti a esporsi pubblicamente contro l’offensiva militare israeliana su Gaza. L’obiettivo di questa alleanza, comunicata tramite un post sul canale Instagram ufficiale della band, è fornire protezione e solidarietà ai musicisti – soprattutto emergenti – che temono ripercussioni per aver preso posizione sul conflitto.
Secondo i promotori dell’iniziativa, sempre più artisti che si esprimono contro Israele sarebbero vittime di “campagne aggressive e vessatorie” e azioni legali da parte di gruppi come UK Lawyers for Israel (UKLFI), con l’intento di “censurare e silenziare” voci contrarie.
Massive Attack: “Non resteremo in silenzio”
“Non resteremo in silenzio mentre altri artisti vengono costretti a tacere, temendo di essere professionalmente cancellati” hanno scritto i Massive Attack nel loro post, ricondiviso anche da Brian Eno e altri artisti. In una dichiarazione fornita al Guardian, la band britannica ha ribadito che quest’azione riguarda “l’offerta di una sorta di solidarietà a quegli artisti che (…) hanno paura di usare le loro piattaforme per esprimere il loro orrore a causa del livello di censura all’interno della loro industria o da organi legali esterni altamente organizzati, che li spaventano on azioni legali aggrssive. L’intenzione è chiara e ovvia: silenziarli”.
L’appello su Instagram invita inoltre altri musicisti a unirsi in una posizione collettiva, chiedendo un cessate il fuoco immediato, libero accesso umanitario a Gaza e la fine delle esportazioni di armi dal Regno Unito a Israele.
Il caso dei concerti cancellati in Germania
In questo contesto, emergono domande sulle recenti cancellazioni dei concerti dei Massive Attack a Berlino e Bonn. L’evento di Bonn è stato annullato poche ore prima dell’inizio, con una comunicazione generica dell’agenzia MCT che parlava di “cause impreviste”.
Sebbene non vi siano conferme ufficiali, molti osservatori si interrogano su un possibile collegamento tra l’annullamento dei concerti e la posizione dei Massive Attack su Gaza. La coincidenza temporale e il clima di tensione, tuttavia, alimentano di sicuro le speculazioni in questo senso.
Le ragioni dell’UKLFI
Un portavoce di UKLFI ha riferito che, durante uno show recente, i Massive hanno suscitato lamentele per aver accostato le azioni di Israele all’Olocausto e per aver mostrato immagini del leader di Hamas Yahya Sinwar (la band si è difesa sul punto sostenendo che l’immagine faceva parte di un collage digitale e che l’immagine di Sinwar è stata decontestualizzata).
UKLFI ha inoltre aggiunto di aver scritto alla band per comunicarglielo e per chiedere che non si ripetessero cose del genere in futuro. “Crediamo nella libertà di parola e nell’espressione artistica, tuttavia riteniamo che questa esibizione abbia oltrepassato un limite e fatto sentire i membri del pubblico profondamente traumatizzati”.




