A Berlino torna al centro del confronto politico il tema dell’hijab nei luoghi pubblici. I Verdi intendono infatti abolire la legge sulla neutralità (Neutralitätsgesetz), che vieta di indossare simboli religiosi visibili nella pubblica amministrazione e quindi si applica anche a poliziotti, insegnanti e giudici.
Per i Verdi tale normativa, introdotta nel 2005, discriminerebbe infatti soprattutto le donne musulmane con il velo e per questo andrebbe smantellata. Questa proposta incontra però l’opposizione del governo locale a trazione CDU-SPD, deciso invece a mantenerla in vigore.
Berlino, insegnanti, poliziotte e giudici con l’hijab: l’eterno dibattito
La suddetta normativa è stata introdotta per garantire l’imparzialità “visiva” dei rappresentanti dello Stato, ma fino ad ora è stata applicata per lo più in relazione a candidate che indossavano l’hijab e ha quindi configurato, nella prassi, quasi un divieto specifico. Nel 2015 la Corte Costituzionale Federale ha stabilito che “un divieto generale dell’hijab non è compatibile con la Costituzione, poiché limita i diritti fondamentali in modo sproporzionato”, di fatto rendendo chiara l’incostituzionalità della legge di Berlino.
Da allora, la capitale tedesca ha dovuto affrontare numerose contestazioni legali ed è stata costretta a risarcire diverse candidate escluse dall’insegnamento a causa dell’hijab. Nel 2018, ad esempio, una donna ha ricevuto più di 5000 euro di risarcimento a seguito di una pronuncia della Corte Federale del Lavoro, in applicazione della Legge Generale sulla Parità di Trattamento.
Nel 2023, l’amministrazione del senato di Berlino per l’istruzione ha inoltrato una circolare a tutte le direzioni scolastiche, invitandole ad allontanarsi dalla precedente applicazione letterale della legge sulla neutralità e spiegando che indossare “abiti e simboli di ispirazione religiosa” può essere ora vietato solo se “emerge concretamente un rischio per la pace scolastica o la neutralità statale”.
Tra integrazione, identità e Stato di diritto
Ora i Verdi vogliono compiere un ulteriore passo avanti, puntando all’eliminazione totale della legge e quindi alla rimozione di quello che definiscono un “divieto occupazionale di fatto” per le donne con l’hijab (così si esprime ad esempio Tuba Bozkurt, l’esperta di integrazione del partito).
Perplessi a riguardo sono invece il sindaco di governo Kai Wegner (CDU), ma anche l’esperta di studi islamici di Francoforte, Susanne Schröter, che sostiene che l’idea di abolire la legge sulla neutralità testimoni una “comprensione irrealistica della realtà sociale” e che in nessun altro luogo tale legge sia “più importante che a Berlino”.
Anche l’SPD, che governa il Land in coalizione con la CDU, è contraria all’annullamento totale, perché ritiene comunque importante che la neutralità ideologica venga ribadita all’interno delle istituzioni pubbliche. Considerando che i Verdi sono all’opposizione e il governo non è d’accordo, la proposta dell’annullamento della legge è destinata a restare, almeno per il momento, lettera morta. Sono tuttavia possibili frizioni all’interno dell’SPD, specialmente in relazione alla componente migrante allineata con le posizioni dei Verdi.
Il caso berlinese racconta così molto più di una semplice disputa normativa: si intrecciano infatti questioni di integrazione, identità culturale e fedeltà ai principi dello Stato di diritto. Temi destinati a restare centrali nel futuro politico della capitale tedesca.




