Post sulla “questione ebraica”: bufera sugli imprenditori CDU del Brandeburgo
In Germania e particolarmente nella zona intorno a Berlino, l’idea di una coalizione di governo per la capitale con Die Linke in testa, affiancata da Verdi ed SPD, sta generando parecchio scompiglio soprattutto in alcuni specifici ambienti politici ed economici. E non perché questa combinazione di partiti non abbia mai governato la capitale, ma, si può ipotizzare, perché l’ultima volta che ciò è accaduto la forza di maggioranza era l’SPD e non si era ancora svolto il referendum nel quale i berlinesi chiedevano l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari. Questa irrequietudine politica si sta manifestando in molti modi, ma quello scelto dall’associazione delle piccole e medie imprese della CDU di Potsdam ha suscitato particolare scalpore, attirando sull’ente addirittura l’accusa di aver utilizzato un linguaggio antisemita e perfino nazista. Lo slogan incriminato è: “Risolta la questione ebraica, ora si passa all’esproprio. Così è caduto il Brandmauer”.
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Cosa dice il post degli imprenditori CDU del Brandeburgo?
La frase compare su un post Instagram dell’associazione, nel quale un’immagine generata con l’intelligenza artificiale mostra il Municipio Rosso di Berlino in un’atmosfera apocalittica, caratterizzata da fortissimi contrasti di rosso e nero. In cima all’edificio, per motivi ignoti, si vede quella che sembra la guglia di una chiesa, mentre ai lati della torre sorgono due minareti, nei colori della bandiera palestinese e sormontati dalla mezza luna che si intende come simbolo dell’Islam. Davanti all’edificio campeggia, grande quanto tutto il portone d’ingresso, una falce e martello. Si presume che il post voglia suggerire un’orientamento contemporaneamente islamista e comunista del nuovo governo.
La didascalia del post, sotto la quale sono stati bloccati i commenti, recita: “Il muro tagliafuoco è caduto – abbattuto dall’SPD e dai Verdi! I negoziati a Berlino dimostrano che, nel rapportarsi con gli estremisti di sinistra e gli islamisti, stanno cadendo gli ultimi tabù. Di conseguenza, in futuro non ci sarà più spazio per alcuna lezione da impartire alla CDU. Quando si tratta di conquistare la Cancelleria, ogni mezzo sembra lecito. La brama di potere prevale sulla morale!”
Il problema del Brandmauer
Per chi non avesse familiarità con certi termini del dibattito politico tedesco, vale anche la pena di analizzare il testo presentato. Con il termine “Brandmauer”, ovvero “muro tagliafuoco”, come abbiamo già ricordato diverse volte, si intende quello che nel resto d’Europa si tende a chiamare “cordone sanitario”, ovvero l’impegno, preso originariamente dalla CDU e poi implicitamente condiviso da quasi tutti gli altri partiti, di non collaborare mai con AfD, partito considerato di ultradestra, con alcune delle sezioni locali classificate come sicuramente di estrema destra dall’Ufficio per la Protezione della Costituzione. Perché si usa qui il termine Brandmauer, se non si parla di AfD? Perché alcune frange dell’Unione (composta dalla CDU e dai cristiano-sociali della CSU), chiede che il concetto di muro tagliafuoco si applichi a tutti i partiti che i cristiano-democratici considerano estremi, sia a sinistra che a destra. Di recente, il leader della CSU Markus Söder ha anche detto esplicitamente che il Brandmauer va eretto a sinistra.
La CDU e il terrore dell’esproprio
In questo caso, la falce e martello si può considerare un riferimento al progetto, contenuto nel documento esplorativo della possibile coalizione rosso-verde-rosso, di espropriare, come richiedeva il referendum del 2021, circa 160.000 unità abitative di proprietà di grandi gruppi immobiliari come Deutsche Wohnen e Vonovia. Evidentemente, l’associazione delle piccole e medie imprese è in disaccordo e associa, neanche troppo implicitamente, l’idea dell’esproprio a quella di un regime comunista come quello della DDR.
Perché l’espressione “questione ebraica” è problematica?
A far scattare lo scandalo e a spingere i Verdi e Die Linke a esigere le scuse dell’associazione e del partito, però, non sono questi due elementi, ma un terzo: l’uso dell’espressione “Judenfrage”, ovvero “Questione ebraica”. Questo specifico termine, infatti, è stato utilizzato storicamente dai nazisti per definire il “problema” al quale applicare la “soluzione finale”. Dall’aver postulato una “Judenfrage”, quindi, si arrivò di fatto al genocidio di milioni di ebrei in tutta Europa.
Si possono solo fare ipotesi sul perché i responsabili della comunicazione dell’associazione delle piccole e medie imprese della CDU di Potsdam abbiano scelto di comunicare questo messaggio su Instagram. Potrebbe trattarsi di un’accusa di antisemitismo rivolta a Die Linke, partito accusato di essere troppo vicino a certe frange del movimento pro-Palestina e per questo di mascherare, sotto la critica verso Israele, sentimenti antisemiti? Questa ipotesi, avvalorata dalla presenza dei due minareti nell’immagine, porterebbe a interpretare il tutto come una forma di scetticismo verso la risoluzione contro l’antisemitismo che tutti i deputati di Die Linke hanno firmato. Sarebbe quindi un modo di accusare la sinistra di aver solo formalmente risolto la propria “questione ebraica”, pur rimanendo antisemita. Il condizionale è d’obbligo in questo caso, dal momento che l’associazione non si è espressa in merito.
Quello che è certo è che chiunque abbia una minima dimestichezza con il dibattito politico tedesco sa che l’impiego della retorica nazista va maneggiato con estrema cura e che il suo abuso può portare a conseguenze esplosive. Anche se l’intento è quello di accusare un avversario di simpatie di tipo nazista o di antisemitismo, certi termini, nello specifico quelli utilizzati storicamente dall’apparato nazionalsocialista, vengono evitati, prima di tutto perché il loro effetto è dirompente e in secondo luogo perché l’accusa è talmente grave da poter avere conseguenze legali.
Verdi e Die Linke chiedono scuse ufficiali: “linguaggio fascista”
Come era prevedibile, in questo caso, i Verdi e Die Linke hanno accusato quindi l’associazione di utilizzare un lessico nazista e hanno chiesto alla CDU a livello federale di prendere le distanze da questo messaggio. Secondo quanto riportato da diversi media tedeschi nella giornata di mercoledì, il ministro dell’Interno del Brandeburgo e leader regionale della CDU Jan Redmann ha affermato che il post manca di sensibilità, ma non è antisemita. Anzi, ha continuato, il testo nascerebbe proprio dalla preoccupazione per una possibile diffusione dell’antisemitismo. Meno comprensiva è stata la reazione del gruppo dei Giovani Lavoratori Cristiano-Democratici del Brandeburgo (JCDA), i quali hanno dichiarato che “all’interno della famiglia dell’Unione, una cosa del genere non deve rimanere senza risposta” e hanno chiesto “un’immediata presa di distanza, delle scuse pubbliche e chiare conseguenze a livello personale”.
Comprensibilmente dure sono state anche le reazioni di Die Linke, Verdi ed SPD. Nello specifico, il presidente dell’organizzazione giovanile dell’SPD Leonel Richy Andicene ha accusato l’Unione delle piccole e medie imprese di Potsdam, di utilizzare, tramite l’uso del termine antisemita “questione ebraica”, il “linguaggio della persecuzione e dello sterminio degli ebrei europei” come “materiale per la propria propaganda sui social media”.
Anche la presidente distrettuale dei Verdi Rebecca Lea Freudl ritiene che, con questo post, si sia superato un limite, strumentalizzando addirittura la Shoah per mettere a segno un attacco politico. Freudl ha anche sottolineato come la medesima associazione non abbia espresso lo stesso livello di preoccupazione per quanto accade all’altro estremo dello spettro politico, ovvero per l’ascesa di AfD. “L’associazione delle piccole e medie imprese di Potsdam” ha affermato “dovrebbe chiarire in questa sede la propria posizione riguardo al muro tagliafuoco verso destra”. Inoltre, Freudl ha invitato il presidente dell’associazione Jan Jacobi, collaboratore della deputata della CDU di Potsdam al Bundestag Saskia Ludwig, a far cancellare il post e a scusarsi pubblicamente senza riserve. Anche la sezione locale del partito, ha aggiunto, dovrebbe prendere posizione.
Ancora più dura, prevedibilmente, è la posizione di Die Linke: la sezione di Potsdam parla di “incitamento all’odio e slogan nazisti” e accusa la CDU di “strumentalizzare l’antisemitismo per la propria politica di partito”. Utilizzare l’espressione “questione ebraica” per suggerire certi sottotesti nel dibattito politico sarebbe, secondo il copresidente distrettuale del partito Jörg Schindler, nient’altro che “un gioco fascista”. La sua co-leader Iris Burdinski ha inoltre esortato la CDU di Potsdam a “prendere inequivocabilmente le distanze da Jan Jacobi e da questo incitamento all’odio” e ha sottolineato che un eventuale silenzio del partito in merito avrebbe l’effetto di normalizzare “la strumentalizzazione dell’antisemitismo e dell’incitamento all’odio contro i musulmani”, dividendo la società.



