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Germania, vietate Hamas e Samidoun: “Spregevoli i festeggiamenti degli attentati”

Giovedì la Germania ha annunciato la messa al bando di Hamas e “Samidoun Germania“, che opera anche come “HIRAK – Mobilitazione Giovanile Palestinese” e “Hirak e.V.”, e che è l’articolazione tedesca della rete internazionale filo-palestinese “Samidoun – Palestinian Solidarity Network”.

A 27 giorni dall’attacco di Hamas, che ha visto Israele rispondere con bombardamenti a tappeto nella Striscia di Gaza, la situazione in Germania resta tesa.

Bandite dalla Germania Hamas e Samidoun

Il provvedimento era stato già annunciato dal cancelliere Olaf Scholz ed è ora giunto alla sua ratifica definitiva. “L’antisemitismo non ha posto in Germania, lo combatteremo con tutte le nostre forze” ha dichiarato Nancy Faeser (SPD), ministra federale dell’interno, annunciando che i divieti saranno attuati in modo molto rapido. Ha inoltre giustificato il bando di Hamas in quanto “organizzazione terroristica che mira a distruggere lo Stato di Israele“.

A proposito di Semidoun, che si presenta come “iniziativa di solidarietà” per i prigionieri di tutto il mondo, Faeser ha dichiarato che invece la rete diffonderebbe “propaganda antisemita e anti-ebraica“, oltre a “sostenere e celebrare diverse organizzazioni terroristiche straniere, tra cui Hamas”.


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Nancy Faeser ha ricordato i festeggiamenti per gli attentati di Hamas

La ministra ha inoltre dichiarato che i festeggiamenti spontanei avvenuti in Germania per gli attentati di Hamas dimostrerebbero, “in modo particolarmente spregevole”, la visione del mondo “antisemita e disumana” di Samidoun”. A Berlino, ha fatto particolare scalpore il fatto che, in base a quanto riferito dai media e da alcuni esponenti della polizia, poche ore dopo l’attentato del 7 ottobre alcuni rappresentanti di Samidoun avrebbero distribuito dolci in onore di Hamas su Sonnenallee, nel distretto di Neukölln.

Le conseguenze, per entrambe le organizzazioni, saranno analoghe: in Germania le attività di entrambi i gruppi saranno vietate, incluse quelle online e sui social media ed eventuali beni saranno confiscati. Chiunque continui a essere attivo nell’ambito delle due organizzazioni nonostante il divieto, inoltre, sarà passibile di azioni penali.

Samidoun risponde parlando di censura e di repressione del dissenso

Sul suo canale Telegram, la rete Samidoun ha accusato la ministra federale dell’interno di voler reprimere le opinioni che esprimono dissenso con lo strumento del divieto. Allo stesso tempo, Samidoun ha criticato il divieto di manifestare e le azioni della polizia contro le persone che esibiscono la bandiera palestinese o una sciarpa con i colori della Palestina.

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