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Domenica 31 marzo, alle ore 12.00, presso la trattoria “A’ Muntagnola”, avrà luogo la presentazione del libro “Le parole scomparse – verschwundene Worte“, nonché del breviario minimo senisaro “Pán Scuòrz e Muddik“, a cura dello scrittore e sociologo Pino Rovitto.
L’evento includerà anche un intervento musicale, si esibirà l’artista Rachelina.

Al centro della presentazione ci sarà l’analisi del dialetto, considerato un prezioso reperto e una risorsa fondamentale, ove si voglia risalire allo spirito di un popolo.

La storia del linguaggio inizia con alcuni segni scolpiti nella pietra e continua con emissioni vocali istintive, all’inizio per denominare oggetti, in seguito per identificare altri essere umani e descrivere emozioni complesse.

È a questo punto che il linguaggio diventa “metafora di vita e morte” e il dialetto l’espressione più vitale dell’anima di un popolo. Nel caso dell’Italia, tutto questo affonda le sue radici nel mondo fenicio, ebraico, greco, etrusco e latino, proiettando antiche credenze sullo “schermo gigante del nostro tempo”. È così che concetti altamente filosofici vengono espressi dal dialetto in modo colloquiale e immediato, al tempo stesso semplice e profondo.

Su questa linea l’autore di “Le parole scomparse”, Pino Rovitto, descrive un viaggio ricco di parole che lo riconnette al suo paese di origine, Senise, in Lucania, un villaggio “arroccato sulla collina e protetto da fossati esterni, in uno spazio, quasi uterino”. Ritrovando il paese, l’autore ritrova dunque le parole che lo hanno animato e nel dialetto riscopre le origini del suo popolo e, in senso molto più ampio, dell’umana natura.


“Tutte le parole non più nominate si rattristano, cominciano a sentirsi abbandonate e, alla fine, solitarie, muoiono… la cosa bella delle parole è che quando nomini una cosa o una persona, magicamente, quella cosa o quella persona compare davanti ai tuoi occhi e torna a vivere”