Marco Mengoni
© Carolina Amoretti

di Lucia Conti

Partirà da Berlino il tour europeo di Marco Mengoni, che includerà anche un’altra data tedesca, a Monaco, oltre a quelle di Zurigo, Parigi e Madrid. A Berlino la popstar salirà sul palco del Tempodrom (Möckernstraße 10, Berlin, Germany, 10963), l’8 aprile, alle ore 19.00. A Monaco il concerto si terrà invece alla Tonhalle, il 12 aprile. Potete trovare ulteriori informazioni sul sito ufficiale del cantante.

Noi del Mitte lo abbiamo intervistato per saperne di più sui suoi progetti e sul tour imminente.

© Carolina Amoretti

Ciao Marco, è la prima volta che ti esibisci a Berlino? E che effetto ti fa prepararti a salire sul palco del Tempodrom?

Ho avuto un assaggio dell’atmosfera live berlinese lo scorso novembre: sono stato ospite al concerto del mio amico e collega Tom Walker, con cui ho avuto la fortuna di collaborare per “Hola”. È stata una serata incredibile, una grande prima volta al fianco di una persona meravigliosa e un artista così incredibile come Tom.

Ho già fatto altri concerti in Germania e il ricordo dell’abbraccio che ho ricevuto dal pubblico, appena salito sul palco, è sempre fortissimo. Cantare al Tempodrom è un sogno e ogni tanto ancora mi chiedo come sia possibile: su quel palco si sono esibiti i più grandi artisti internazionali e ora tocca a me, ma non vedo l’ora!

Che repertorio deve aspettarsi il tuo pubblico? Presenterai soprattutto il tuo ultimo lavoro, “Atlantico”, o i tuoi supporter potranno ascoltare anche brani tratti dai tuoi album precedenti?

Sicuramente ci saranno tante canzoni tratte da questo album, ma non posso prescindere da questi dieci anni di carriera. Sarà una scaletta che mi rappresenta, che racconta il mio percorso, in questi anni ho imparato che il rapporto con il pubblico deve essere prima di tutto sincero, e io sul palco mi racconto e condivido tantissimo.

La data di Berlino si inserisce in un più vasto tour europeo. Quali sono le potenzialità e le sfide che un affermato artista italiano incontra, oggi, “superando il confine”?

La sfida è portare la mia musica a quante più persone possibile, condividere con un pubblico eterogeneo le emozioni. È bellissimo quando senti il pubblico partecipare e cantare le tue canzoni anche con un accento diverso, la musica non ha confini geografici da rispettare e quando è così vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro.

Che musica ascolti e cosa influenza il tuo stile e le tue performance?

Da sempre ascolto tantissima musica, di tutti i tipi. Sono molto curioso e mi piace andare a pescare cose anche apparentemente molto lontane dal mio stile. In “Atlantico” credo si sentano le influenze della musica che ho ascoltato in questi due anni, dei viaggi che ho fatto (Cuba, New York, Portogallo…). Per me è importante includere tutti gli aspetti della mia vita nei miei lavori e poi condividerle con il pubblico.

Ho letto che consideri David Bowie un riferimento massimo della musica mondiale. Secondo te cosa ci ha impedito finora di avere un David Bowie italiano?

David Bowie è un personaggio unico, un’icona. Non mi piacciono le copie di altri personaggi, credo che ognuno debba avere la propria identità e portare avanti la propria idea di musica, d’arte e il proprio pensiero. Non credo possa esistere un David Bowie italiano, come non credo ne esisterà uno francese o uno tedesco… ogni nazione ha grandi artisti che sono il frutto di percorsi diversi e unici. Nel mio disco ho avuto l’onore di lavorare con Adriano Celentano, lui è un gigante della musica italiana (e non solo) ed è così per la sua unicità, sicuramente non ha copiato nessuno.

Sei stato uno dei pochissimi vincitori di un talent show a diventare e soprattutto a restare famoso. Che ne pensi delle accuse che vengono mosse ai talent di “bruciare”, in qualche modo, i giovani talenti che partecipano?

Io posso parlare della mia esperienza, X Factor è stato un trampolino incredibile per iniziare a pensare di fare seriamente questo lavoro, una volta finita quell’esperienza ho cercato di sfruttare al meglio quella opportunità: ho lavorato duro, non mi sono mai fermato, ho costruito un team di cui mi fido completamente, ho sperimentato e rischiato senza mai mancare di rispetto ai miei fan e al pubblico nuovo che iniziava a conoscermi. Ecco, per me il talent è stata una occasione unica che ho cercato di sfruttare al meglio.