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di Pasquale Episcopo

La montagna ha partorito il topolino. Dopo febbrili trattative e 18 giorni di attesa è stato trovato un accordo e i 49 migranti delle due navi della ong tedesca Sea Watch hanno potuto mettere i piedi sulla terraferma. Ad autorizzare lo sbarco è stato il primo ministro maltese Joseph Muscat. Le trattative hanno avuto luogo non con l’Ue ma con “alcuni degli Stati membri dell’Ue”. Questo aspetto è stato fortemente rimarcato da Muscat.

Per l’esattezza, i Paesi europei che si sono detti disposti ad accogliere i migranti sono la Germania, la Francia, il Portogallo, l’Irlanda, la Romania, il Lussemburgo, l’Olanda e l’Italia. Si suddivideranno non solo i 49 migranti che erano a bordo delle due navi Sea Watch 3 e Sea Eye, ma anche quelli già presenti sull’isola, arrivati nei mesi scorsi. L’Italia ne prenderà circa venti. Ma sarà solo nei prossimi giorni che capiremo se ciò avrà luogo davvero.

L’interrogativo è legittimo: Nelle ultime ore, prima e dopo lo sbarco, il vicepremier Salvini ha ribadito il suo fermo “no” in aperto dissenso con il premier Giuseppe Conte, che invece era disposto a mandare un aereo a prendere i migranti. “Non sono stato consultato e non darò il mio consenso” ha detto Salvini il 9 gennaio da Varsavia. Che il premier Conte appaia spesso subordinato ai due vicepremier Salvini e Di Maio è un’anomalia, tutta italiana, del cosiddetto governo del cambiamento.

Da Varsavia Salvini ha anche sottolineato: “Altri se ne fregano e noi dobbiamo correre” forse dimenticando che quelli che “se ne fregano” sono proprio i Paesi con i quali lui tesse accordi e alleanze “sovraniste”. È quello che ha fatto con Joachim Brudziński ministro dell’interno polacco. Ed è quello che sta facendo da tempo con il premier ungherese Viktor Orbán. Farebbe meglio invece a constatare che “altri”, che invece “non se ne fregano”, ci sono. Tra essi, in questa specifica circostanza, la Francia e la Germania – Paesi fondatori della Ue insieme all’Italia – che, al contrario della Polonia e dell’Ungheria, una quota di migranti sono disposti a prendersela. E, per quanto riguarda la Germania, va detto che la disponibilità all’accoglienza era partita fin dall’inizio proprio dalle Città-Stato di Berlino e Amburgo.

Le alleanze che Salvini intende stringere con i paesi del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), hanno le gambe corte e difficilmente potranno diventare forti e durature. Infatti, se da una parte i leader politici dei suddetti Paesi condividono con Salvini le loro posizioni sovraniste, euroscettiche e contrarie all’immigrazione, dall’altra criticano apertamente le sue simpatie nei riguardi di Putin e della Russia. Ma Salvini ha forti simpatie anche per Trump, altro paladino della lotta alla migrazione, ultimamente assai critico nei confronti di Putin.

Gaffe e contraddizioni che il ministro Salvini permette a se stesso, in particolare sui social, non le perdona, invece, agli altri. Tra lui e Di Maio i dissensi a colpi di tweet e di dichiarazioni postate prevalentemente sui social ormai non si contano più. Anche sulla manovra economica, reddito di cittadinanza, quota cento, etc., cose ben più importanti della migrazione, hanno litigato e litigano. Poi però riescono sempre a superare attriti e difficoltà, grazie anche a Conte che fa bene la parte del paciere.
La verità è che a nessuno dei due converrebbe una crisi di governo dagli esiti imprevedibili. Insomma litigano, ma poi si mettono d’accordo. Il che, di per sé, non è rassicurante. Ma, forse, è tutta una messa in scena. In altri tempi li chiamavano inciuci. E il fatto che ci siano 49 disgraziati a distrarre l’attenzione degli italiani, forse fa loro molto comodo.