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Correre a Berlino, alla scoperta della Shell Haus

Testo e disegno di Paolo Brasioli

L’acqua scura del canale urbano scorre lenta e pigra qui a lato della strada dove sto correndo. Le lente onde incorniciano i lati paralleli dei bassi argini che vanno a inquadrare la piacevole prospettiva che mi si propone oggi, inondata da un sole estivo che filtra tra le chiome ricche di verdi foglie. Ma improvvisamente appare di fronte un caldo biancore. E inaspettato, ma gentilmente, irrompe un grande volume. Man mano che la mia corsa mi ci porta vicino, diviene il deciso protagonista della scena urbana. Mi chiedo cosa sia. Musica solidificata? Architettura fluida? Un edificio, certo. Un edificio multipiano, dedicato al lavoro, con destinazione direzionale, sito nel quartiere del Tiergarten, proprio lungo il berlinese Landwehrkanal. Ma per tutti, lo so, è la “Shell-Haus”, definita da molti: “das schönste Gebäude in Berlin!” (l’edificio più bello di Berlino).

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La Shell-Haus di Berlino: il progetto di Emil Fahrenkamp

Realizzata seguendo il progetto dell’architetto Emil Fahrenkamp (1885-1966), che vinse inaspettatamente il concorso della compagnia petrolifera statunitense, venne costruita quasi un secolo fa, tra il 1930 e il 1931. Appartiene al filone architettonico detto “Neues Bauen”, con evidenti echi dell’espressionismo. Davvero, grazie alla mia corsa che mi ci porta sempre più vicino, posso capire e apprezzare che la “Shell-Haus” è semplicemente e totalmente un unicum.

Osservandola, proprio come si fa con una misteriosa e affascinante conchiglia che provenendo dalle profondità marine si è spiaggiata sulla battigia, ne scopro via via le molteplici sorprendenti e inaspettate caratteristiche. Formali, estetiche e funzionali. Vitali! Subito ne intuisco l’anima costruttivo-ingegneristica. Infatti, per proteggerla dalle vibrazioni del crescente traffico automobilistico di allora, l’ingegnere civile Gerhard Mensch (1880-1940) previde una speciale vasca in calcestruzzo armato, sulla quale mirabilmente si connette lo scheletro portante d’acciaio. Tutto si radica ben al di sotto della superficie terrestre con elementi separati dai componenti sovrastanti da un’intercapedine d’aria, evitando così la trasmissione di vibrazioni penetranti e donando al tutto un’isola di pura tranquillità.

Una prospettiva insolita sul Landwehrkanal

Poi godo della visione del fronte sud, quello verso la strada e la via d’acqua. In sorprendente e progressivo crescendo prospettico in altezza, va dai 5 ai 10 piani. Un’amplificazione che potrebbe continuare all’infinito. Il tutto è conformato da un prospetto a fantastiche e ritmiche rientranze, alternate regolarmente con ampi angoli arrotondati, interni ed esterni, e con le fasce delle finestre continue in bronzo, sovrapposte orizzontalmente. Percepisco un puro movimento, che esaltato dalla luce naturale che ne accarezza i volumi, risulta in organica armonica vitalità. Mi ricorda anche un volume di carta pentagrammata che si srotola al vento davanti a me.

Esulto orgoglioso, scoprendo che le facciate sono rivestite con un elegantissimo e tattile travertino tiburtino, che ne diviene calda pelle, molto sensibile e permeabile alla luce naturale. Un dotto richiamo alle facciate dei palazzi e delle chiese nell’epopea rinascimentale e barocca della mia Roma. Andandoci sempre più sotto, nel procedere della mia corsa, tutta la facciata inizia a muoversi venendomi incontro. Dapprima mi lambisce dolcemente, poi mi invita coinvolgendomi come in un passo di danza. Tutto inizia a emozionarmi proprio perché organicamente ogni elemento è raffinata citazione della cadenza stessa della vita. Accarezzandone la superficie con la mano mentre corro, sento forte il richiamo alle risacche delle onde sulle rive, alle sensazioni dei piedi immersi nel vai e vieni dei flutti. Ne ausculto rispettoso il ritmo diastolo-sistolico. E proprio come le note del tipico geniale contrappunto palindromo di Johann Sebastian Bach, nell’opera BWV 1079 ideata a Potsdam e che sto ascoltando in cuffia durante la mia corsa, tutto si amplia e accresce, sommandosi nella composizione globale.

Shell-Haus: musica solidificata, architettura fluida, vita

La “Shell-Haus” mi esalta e mi invita nell’animo a osservarla, a viverla e a emozionarmi entrandone in totale risonanza. Davvero come una conchiglia, generosa e misteriosa, ora si schiude al sole, nelle mie mani, rivelandomi e offrendomi la preziosa e diafana perla custodita. Davvero la “Shell-Haus” è un’architettura di primaria bellezza, intesa come sapiente volume colmo di armonie e assonanze, da raccontare, da cantare agli altri, o intimamente ricordare a sé. Supportata dai suoi oltre 90 anni di esistenza, la “Shell-Haus” sa essere un magistrale testimone assoluto, sapendo sempre apparire nello scenario urbano e condurre prima e poi elevare chi la incontra alla suggestione di una non convenzionale percezione che va oltre la semplice visione.

Continuando la mia corsa la supero e vado oltre, verso il Tiergarten. Sento la “Shell-Haus” allontanarsi via via alle mie spalle, assorbita tra le fronde del lungo canale. Ma riesco al contempo a intravederne ancora la scultorea massa, riflessa e distorta, nei lunotti delle poche auto che transitano e negli ampi riflessi delle onde del canale. Poi si nasconde definitivamente dietro la curva. Ma mi accorgo che invece è ancora qui con me. È una pura presenza esperienziale, liberata dalle mere dimensioni spaziali e temporali. Le sue vibranti superfici guidano ora, anche a distanza, la cadenza dei miei passi. Le sue alternanze di ombra e luce incalzano da remoto il mio ritmo cardio-respiratorio, esaltando il ritmo della mia corsa. Ormai, dopo averla incontrata e avendo condiviso un tratto insieme, la “Shell-Haus” è davvero in me. In quale forma e dimensione comunicativa e sensoriale lo sto provando a intuire. Musica solidificata? Architettura fluida? Vita!

L’autore: Architetto Paolo Brasioli – quattro | architectura

Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.
Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.
Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.
Per saperne di più:
quattro | architectura

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