Photo by giuvax

di Lucia Conti

Mercoledì 7 novembre gli Almamegretta saliranno sul palco del Frannz Club di Berlino, presentando il loro show DUBBOX e aprendo la quinta edizione di Italian Film Festival Berlin. Potete trovare tutte le informazioni necessarie sul nostro articolo di approfondimento.
Nel frattempo abbiamo intervistato Pino Raiz, cantante e frontman della band napoletana.

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Hai una delle voci più intense del panorama italiano. Quando hai cominciato a cantare e perché?

Ho cominciato da bambino alle feste di scuola, poi le prime band in cantina e tanta gavetta in piccoli locali e alle cerimonie. Poi sono arrivati gli Almamegretta…

Con gli Amamegretta presenterai a Berlino il vostro nuovo show, DUBBOX. Cosa deve aspettarsi chi verrà a vedervi?

Uno show tutto da ballare, fatto di canzoni del nostro repertorio storico.

Cosa ci sarà dopo Berlino? A quali progetti state o stai lavorando?

Stiamo lavorando ad un nuovo album tutto di inediti insieme a Paolo Baldini, un produttore dub che conosce molto bene la nostra storia e con il quale abbiamo grande empatia.

È stato facile per un collettivo di lunghissimo corso come il vostro resistere agli urti del tempo e ai cambiamenti delle vostre vite?

Assolutamente no. Abbiamo passato le nostre burrasche e le nostre perdite. In questi giorni cade il 14° anniversario della scomparsa del nostro Stefano D.RaD Facchielli. La nostra più grande conquista è aver costruito un’amicizia inossidabile: questo, insieme alla curiosità e alla voglia di ricerca, ha fatto sì che siamo ancora qui dopo quasi 30 anni.

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L’incontro tra lingue e sonorità differenti è uno dei vostri tratti tipici. Come vedi, da artista e da uomo, il tema dell’integrazione?

Da che mondo è mondo la gente si sposta: l’umanità è come un sistema di vasi comunicanti, se uno si svuota viene riempito con l’altro. Il movimento massiccio di persone che si spostano da sud verso nord è un’onda che nessun muro o confine sigillato potrà arrestare. Tanto vale abituarsi alla diversità, preparare il terreno all’incontro e alla molteplicità di culture, colori, religioni su un medesimo territorio.
È il campo nel quale siamo culturalmente impegnati da decenni. Non abbiamo – come dicevano i Public Enemy – “paura di un pianeta nero”, anche perché il numero dei caucasici cala a dismisura per i motivi più vari. Non saranno gli incentivi demografici di infausta e un po’ ridicola memoria che ripopoleranno l’Europa di “ariani”.

Personalmente, ho apprezzato moltissimo un brano che hai interpretato insieme a Pietra Montecorvino. Parlo di “Sud-Brigante se more“, ispirato dalla questione meridionale. Qual è la vera storia della tua terra?

Una storia esemplare di salutare contaminazione e scambio culturale: il cosmopolitismo come cittadinanza.

Le persone del sud, negli anni, sono state spesso discriminate, ridotte a stereotipi e guardate con sospetto. Pensi che questo possa aiutarle a non discriminare a loro volta?

Solo se fosse loro ricordato ogni giorno. Se invece si soffia sul fuoco, si gioca con la paura dell’altro, anche il popolo più “bastardo” e calpestato dalla storia può essere capace di costruire una propria narrativa di purezza e combattere “l’alieno” che minaccia di adulterarla.

Grazie di tutto, Raiz. Vuoi lasciare un ultimo messaggio ai nostri lettori e ai tuoi supporter?

Occhi aperti, cuore aperto, mente aperta. Ci prepariamo a tempi difficili.

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