di Angela Fiore

Nel nostro immaginario, la seconda guerra mondiale, è associata, fra le altre cose, a bunker e rifugi antiaerei. Raramente però ci fermiamo a pensare che queste strutture dovevano essere progettate, commissionate, e che potevano avere caratteristiche anche assai diverse fra loro. Dove avveniva tutto questo? In uno showroom, proprio come accade oggi per moltissime altre strutture, dai prefabbricati alle roulotte. Esisteva un “mercato dei bunker”, che interessava tanto ai privati che potevano permetterselo quanto alle istituzioni. Le aziende che esponevano in questi contesti erano soprattutto ditte che lavoravano metalli pesanti e imprese edilizie.

Nelle prime strutture di questo genere si utilizzava moltissimo acciaio, che però diventò un materiale particolarmente prezioso per il governo negli anni ’30 e iniziò a essere requisito per lo sforzo bellico. Le strutture costruite successivamente contenevano molto meno acciaio o non ne contenevano affatto (e questo ha determinato gradi di difficoltà diversi nella loro successiva demolizione).

Berlino è l’unica città tedesca in cui, a determinate condizioni e in certi giorni dell’anno, è possibile visitare uno showroom del genere, il Luftschutzstollen Musteranlage, nel quale rappresentanti delle istituzioni e delle comunità locali andavano a ispezionare i bunker prefabbricati, per scegliere quelli più adatti alle proprie necessità. A costruirlo fu l’ufficio del Reich per la difesa antiaerea (Reichsanstalt für Luftschutz), nel 1936. Dopo la fine della guerra, la struttura, che si trova a Friesenstraße, nel distretto di Kreuzberg, fu trasformata prima in un poligono di tiro e poi in un magazzino e solo a partire dagli anni 2000 la società Berliner Unterwelten l’ha recuperata e resa visitabile in alcune specifiche occasioni, come il Tag des offenen Denkmals (giorno in cui è possibile visitare i monumenti commemorativi).

I bunker costruiti sotto la città di Berlino subito prima e durante la guerra erano oltre 1000, ma ne restano solo un centinaio. Quasi tutti sono stati distrutti e solo i più resistenti sono rimasti integri, nonostante i tentativi di demolizione. Fra i bunker agibili, una ventina sono di proprietà di privati o aziende e sono stati adibiti agli usi più diversi, dalle gallerie d’arte agli studi di registrazione, mentre altri sono stati usati come fondamenta per abitazioni di varie dimensioni, dalle piccole unità residenziali agli appartamenti di lusso.

Un sistema quasi dimenticato di rifugi, bunker e tunnel esiste ancora sotto la superficie di Victoriapark. Progettato da un dipartimento di ingegneri al servizio del regime nazista e costruito da lavoratori dell’est Europa ridotti in schiavitù, questo labirinto è praticamente intatto, ma è stato coperto e dimenticato per quasi 40 anni dopo il restauro postbellico del parco. A riportarlo all’attenzione del pubblico è stato un libro di foto donato negli anni ’80 dalla vedova del capocantiere che aveva preso parte ai lavori. Questi bunker non sono, al momento, aperti al pubblico.