di Francesco Solazzo

Le foto satellitari ci permettono di confrontare l’illuminazione notturna del continente europeo. Salta immediatamente all’occhio come l’Italia sia molto più illuminata degli altri Paesi. Il consumo pro capite di energia in Italia è di 107kWh, è il doppio della Germania e della Gran Bretagna e un terzo in più della Francia. A Berlino gli abitanti per punti luce sono 15,6 mentre a Milano 9,4.

L’inquinamento luminoso comporta uno spreco di denaro pubblico, che può arrivare costare fino a 2 miliardi di euro l’anno. La soluzione potrebbe essere una diminuzione dell’illuminazione sulle strade a scorrimento veloce, da sostituirsi, per esempio, con tecnologie a LED. (Fonte: greenme.it)

D’altra parte quello dell’illuminazione è un settore sconfinato, che può essere suddiviso in tantissimi ambiti: sistemi di illuminazione monumentali, museali, industriali, per ufficio, per un casinò o per una stanza d’albergo, per un ristorante o per una crociera, per una banca o un centro commerciale, per arrivare ai tipi di illuminazione che ci sono più familiari, come quella scolastica o stradale. Il nostro è un mondo pieno di luce.

Il 20 marzo scorso, a Francoforte sul Meno, si è svolto il convegno “European policies impacting the lighting market”, organizzato dall’associazione europea che rappresenta i produttori e le associazioni nazionali del settore dell’illuminazione. Lo scopo dell’evento era un confronto fra legislatori UE di Bruxelles e produttori, costruttori e progettisti dell’illuminazione, allo scopo di chiarire le questioni più importanti relative alle politiche e agli standard di qualità dei prodotti che potranno essere commercializzati sul mercato Europeo.

Il convegno si inseriva nella settimana della rassegna “Light & Building” (18-23 marzo), che ospita ogni due anni almeno 2.400 espositori internazionali. Tra questi ci sono piccole e grandi aziende, che espongono prodotti realizzati con le più avanzate tecnologie nel settore dell’illuminazione. L’ultima edizione della fiera – che è una delle più grandi al mondo in questo settore – ha visto protagonista il ruolo del progettista della luce e del suo linguaggio architettonico: il lighting designer. Questa figura professionale gioca un ruolo molto importante nella scelta e gestione degli spazi, insegnandoci le loro funzioni d’uso, in un dialogo continuo con gli oggetti che occupano gli spazi della nostra quotidianità. In questa dimensione si collocano tendenze come lo human-centric lighting e l’applicazione dell’illuminazione a all’internet of things. In sostanza, questa è la figura che ci aiuta a puntare letteralmente i riflettori su ciò che deve attirare la nostra attenzione di momento in momento.
Oltre all’esposizione quest’anno si è svolta la premiazione finale dei vincitori del contest “Design Plus”, un concorso organizzato da Messe Frankfurt, che premia le innovazioni, che riescano a coniugare con successo design, ecologia e tecnologia, con uno sguardo al tema dell’efficienza energetica.

Fra i vincitori troviamo anche un’azienda italiana, Artemide, con il suo sistema Alphabet of Light. Fra i premi assegnati ai giovani professionisti segnaliamo quelli per tre giovani designer tedeschi, Leon Laskowski, della Weissensee Kunsthochschule di Berlino, premiato per il sistema “All in”, Thomas Weiß della HFBK di Amburgo, progettista del sistema Bird design, e Martin Häußler della Kunsthochschule di Kassel, premiato per il sistema
Kor Black.

Nel corso della fiera ho avuto la possibilità di incontrare diversi esperti del settore e ho voluto intervistare alcuni di loro per comprendere meglio questo settore industriale in continua evoluzione.
Zhou Lili, general manager, e strongLi Chaoran, vice-general manager, entrambi architetti della Beijing Bamboo Lighting Design, in visita dalla Cina, mi hanno raccontato la loro esperienza.

Cosa pensate quest’anno della fiera? Cosa significa per voi lavorare come Lighting Designer?

Quest’anno la fiera è più grande del solito, c’è davvero di tutto per tutti. Per noi è molto importante essere qui e poter confrontare le nostre idee con quelle degli altri colleghi, osservare le nuove tendenze e scegliere i giusti materiali. A livello di progetti non vediamo una grande differenza tra i piccoli e i grandi produttori, spesso quasi tutti offrono lo stesso prodotto nel mercato, ma in forme differenti. Noi lavoriamo già da anni come architetti della luce, è un bellissimo lavoro, può diventare difficile a volte ma porta molte soddisfazioni.

Come procedete all’illuminazione di uno spazio?

Utilizziamo un software di mappatura per analizzare lo spazio e valutiamo le zone d’ombra che andrebbero illuminate.

C’è attenzione all’impatto ambientale, da parte vostra o delle aziende per cui lavorate?

Crediamo che sia possibile ridurre gli sprechi, producendo punti luce a risparmio energetico. Anche se purtroppo molto dipende anche dalla disponibilità dei materiali che offre il mercato. L’alluminio, per esempio è alla base, di tutto. Credo che adesso (quella dell’ecologia) sia diventata anche una moda per acquisire più clienti.

Un altro esperto con cui ho avuto il piacere di parlare è Mark Kirchmair, responsabile marketing dell’azienda austriaca Prolicht, specializzata in luci su misura.

Che impressioni avete riportato da questa edizione della fiera?

È andata benissimo, abbiamo ricevuto un ottimo feedback dai nostri visitatori, siamo molto soddisfatti. Il nostro obiettivo principale è offrire al cliente trasparenza e flessibilità. Questo fa la vera differenza. I clienti vogliono prodotti unici, che non assomiglino a tutti gli altri sul mercato. Proprio per questo curiamo ogni dettaglio. Un altro punto di forza del nostro servizio è il tempo di consegna a partire dalla richiesta di preventivo: i nostri tempi di lavorazione vanno dai due ai cinque giorni, indipendentemente dalla quantità richieste.

Come fate a garantire questi tempi? Utilizzate macchinari speciali per la produzione dei punti luce?

Nessun macchinario particolare. Le luci vengono assemblate dai nostri addetti e poi controllate attentamente. Il nostro segreto è l’accuratezza nella scelta del materie prime, con un occhio alla riduzione degli sprechi. Inoltre abbiamo iniziato a offrire ai clienti delle visite guidate in azienda, per permettere loro di vedere come funzionano i nostri processi produttivi. Si tratta anche di un bel viaggio, dal momento che la nostra sede si trova ai piedi delle alpi, in un luogo incantevole, a pochi chilometri da Innsbruck. Inoltre il nostro motto in azienda è “Work&Play”. Infatti abbiamo permesso ai visitatori di giocare con la creatività, scegliendo dei colori e offrendo loro una BikeBag personalizzata. Per queste BikeBag si sono formate lunghe code fin dall’apertura, alle 9.00 del mattino.