Gentrification: perenne sintomo dell’irrequietezza di Berlino?

21 September 2015

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Oranienburgerstr. – 1991 © Ben de Bienne

di Daria Tombolelli

“Complessi residenziali fatiscenti sono stati trasformati in blocchi di appartamenti di lusso, loft e appartamenti su due livelli. Cortili bui e sporchi sono stati trasformati in centri commerciali a passaggio, straripanti di boutique, negozi specializzati e prestigiose sedi di agenzie. Persino ai vecchi prefabbricati in cemento è stato fatto un restyling.”

Queste affermazioni non giungono certo nuove a chi sta vivendo i lenti ma sempre più insistenti rinnovamenti della città di Berlino, dal punto di vista architettonico e abitativo, come conseguenza dei forti cambiamenti economici e culturali cui è inevitabilmente soggetta una grande capitale europea.
Il fatto, però, è che quanto riportato tra virgolette all’inizio di questo articolo fa riferimento al quartiere di Mitte, non ai giorni nostri, bensì negli anni ‘90. Queste parole, infatti, sono contenute nella scheda descrittiva del documentario Let it Rock! presentato alla Berlinale nel 2003. L’interessante filmato di circa 70 minuti è stato proiettato poi durante vari festival nei successivi sette anni, e finalmente reso disponibile online in versione integrale alla fine del 2014.

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Mainzer Strasse- giugno 1990 © Matador-SEO

Varie personalità, al tempo molto famose nella scena del clubbing berlinese, vengono intervistate su diversi aspetti di Mitte, con un occhio di riguardo alla sua fervente e particolarissima vita notturna, ma anche alla moda, alle persone e all’atmosfera unica del quartiere.
Nell’ascoltare le loro parole riguardo ad un passato recente, a ridosso della caduta del Muro, colpisce l’ostilità nei confronti dei cambiamenti e il rimpianto per quello che era stato negli anni ‘90 e che non era più, ormai all’inizio del nuovo millennio. E non si fa troppa fatica a immedesimarsi nel contesto, dimostrandoci che non siamo i primi e non saremo gli ultimi ad assistere alle trasformazioni di questo posto, poiché, citando Jack Lang, ex-ministro della cultura francese, “Parigi è sempre Parigi e Berlino non è mai Berlino”.

Nel documentario si possono riconoscere anche alcune personalità che ancora oggi gravitano in qualche modo attorno all’ambiente come Johann Haehling von Lanzenauer della Circle Culture Gallery, Sasha Perera del trio Jahcoozi, Mieze Katz dei Mia., Miss Kittin ed Ellen Allien. Le interviste si susseguono a ritmo serrato, interrotte solo da alcune brevi riprese nelle strade di Mitte e in alcuni locali come il Cookies, il WMF o il Tresor, e ad una festa di quartiere sulla Gipsstrasse.  

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Let It Rock! / screenshot

Tra le varie opinioni troviamo ad esempio quella di Smiley, che azzarda una previsione del futuro.
Probabilmente le persone che hanno portato in alto Mitte, – dice – si ritroveranno ad un certo punto nelle retrovie e scoraggeranno i nuovi trasferiti nel quartiere con affermazioni del tipo “quello che state facendo non è autentico e originale”.   

Eppure, alla fine del documentario, Lorenzo, con la testa chiusa nel suo cappellino da cui escono ciuffi di capelli scomposti, ci lascia con una speranza: “Ai giovani di 20 anni dico che tutte le strade portano a Roma e in Germania, questa non può essere altro che Berlino, Mitte.”

Insomma, per conoscere il presente e comprenderlo più a fondo è sempre importante non dimenticare il passato dei luoghi che viviamo ogni giorno e che si mostrano nella loro forma nuova e scintillante, ma dai quali è partita la sottocultura che caratterizza Berlino, in un processo che sembra ripetersi molto simile a se stesso, accendendo e spegnendo i riflettori, a intermittenza, su vari punti della città.

 

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