Controlli nel centro di accoglienza per rifugiati di Tempelhof
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di Alessia Del Vigo

Nel centro di accoglienza per rifugiati dell’ex aeroporto di Tempelhof c’è stato un notevole dispiego di forze di polizia, nelle prime ore di ieri mattina. Circa 250 pubblici ufficiali si sono trovati sul posto e hanno momentaneamente allontanato quattro testimoni dall’hangar 6. Non è stata iniziata tuttavia nessuna attività di perlustrazione vera e propria. Tra le forze dell’ordine presenti in loco, anche membri di una squadra speciale (SEK). L’azione è cominciata attorno alle tre del mattino. Alcuni testimoni oculari hanno descritto la procedura come tranquilla, ancora non é chiaro se la polizia sia andata alla ricerca di contatti e collegamenti con il responsabile della strage al mercatino di Breitscheidplatz avvenuta ieri sera, anche se alcuni media lo ritengono altamente probabile.

Il sentimento comune è di irrequietezza, come conferma un rifugiato siriano che vive nel medesimo centro di accoglienza e che ha vissuto in prima persona la ricerca notturna nell’hangar 6. “Ho paura che finiremo per pagare tutti quanti per il crimine commesso da una sola persona” ha dichiarato l’uomo al Morgenpost, “viviamo in uno stato di perenne insicurezza”, ha quindi aggiunto.

Anche il quotidiano Die Welt ha parlato dell’azione di polizia e ha scritto che quello che in un primo momento era stato ritenuto l’autista dell’autoarticolato che si è scagliato contro la folla a Charlottenburg, un pachistano di ventiré anni fermato dalla polizia, risulterebbe registrato proprio nel centro di Tempelhof. La conferenza stampa degli inquirenti, avvenuta ieri pomeriggio, ha però sollevato forti dubbi sull’identitá dell’attentatore e ha chiarito che l’uomo potrebbe non essere affatto l’autore della  strage. Ogni scenario resta quindi aperto, mentre proseguono le indagini.