
di Giuseppe Tizza
Ogni estate, vivendo in Germania, assisto allo Schützenfest, una delle feste popolari più sentite del Paese. Per molti italiani è una manifestazione curiosa: sfilate in uniforme, bande musicali, confraternite, il re dei tiratori (Schützenkönig), tendoni gremiti di persone. La prima domanda che viene spontanea è: qual è l’equivalente italiano? La risposta è la festa del santo patrono.
Schützenfest, una tradizione tedesca. Quanto è simile alla festa italiana del santo patrono?
A prima vista sembrano tradizioni molto diverse. Eppure, osservandole con attenzione, mi sono reso conto che entrambe rispondono allo stesso bisogno umano: quello di sentirsi protetti come comunità.
In Italia la protezione ha soprattutto una dimensione spirituale. Ogni città affida simbolicamente la propria sorte al santo patrono. Le processioni, le preghiere e la devozione popolare esprimono la fiducia che il santo continui a vegliare sulla comunità e sui suoi abitanti.
In Germania, invece, la parola chiave è Schütze, cioè “protettore” o “difensore”. Le confraternite dei tiratori nacquero quando i cittadini erano chiamati a difendere il proprio villaggio o la propria città. Con il passare dei secoli la funzione militare è scomparsa, ma è rimasto il significato simbolico: la sicurezza della comunità dipende anche dall’impegno dei suoi cittadini.
È una differenza culturale che merita di essere osservata. In Italia la protezione viene tradizionalmente affidata all’intercessione del santo patrono. In Germania viene rappresentata anche attraverso cittadini organizzati che si assumono la responsabilità di custodire la propria comunità.
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Due modi complementari di intendere la protezione
Naturalmente non si tratta di contrapporre fede e senso civico. Molti Schützenverein conservano ancora oggi profonde radici cristiane e partecipano alle celebrazioni religiose locali. Tuttavia il messaggio che trasmettono è chiaro: una comunità è più forte quando i suoi membri partecipano attivamente alla sua vita e alla sua tutela.
Dopo oltre cinquant’anni trascorsi in Germania, credo che questa sia una delle differenze culturali più interessanti tra i due Paesi. Il patrono ricorda l’importanza della fede e della speranza; lo Schützenfest ricorda il valore della responsabilità personale e dell’impegno civico.
Forse non sono due modi opposti di intendere la protezione, ma due modi complementari. Una comunità cresce quando sa guardare verso l’alto senza dimenticare di guardarsi anche intorno. E forse è proprio questo il messaggio che Italia e Germania possono ancora insegnarsi a vicenda.




