Le Midterm USA viste dalla Germania: congratulazioni ai Democratici, ma si va avanti con Trump
Delle Midterm negli USA e dello tsunami blu che ha travolto anche stati tradizionalmente conservatori come in Texas si parla in tutto il mondo. Inevitabilmente, anche in Germania. Uno dei dilemmi politici più scottanti, per i governi che avevano lavorato alla costruzione di rapporti particolarmente amichevoli con l’amministrazione Trump, consiste proprio nel prendere posizione rispetto a queste elezioni, dal momento che la sconfitta dei Repubblicani dipende – e su questo il consenso è pressoché unanime – praticamente solo da Donald Trump.
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La guerra con l’Iran dopo aver promesso una politica estera non bellicista, la lussuosissima sala da ballo della Casa Bianca costruita mentre fasce crescenti della popolazione non possono permettersi i generi di prima necessità, la violenza cieca e sconsiderata dell’ICE, con i centri di detenzione che somigliano pericolosamente a campi di concentramento e nei quali si verificano morti inspiegate e inspiegabili e le persone spariscono, le proteste represse nel sangue con le uccisioni, fra gli altri, di Renée Good e Alex Pretti, i dazi che hanno fatto schizzare i prezzi verso vette mai raggiunte prima, le dichiarazioni sempre più imprevedibili, le scelte stravaganti di rinominare laghi e golfi, il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, le folli sessioni notturne su Truth Social, nelle quali il presidente condivide video di AI-slop nei quali appare come Gesù, come un supereroe o ridicolizza gli avversari: tutto questo, evidentemente, si qualifica come “troppo” perfino per i conservatori degli Stati Uniti.
Che cosa deve fare, oggi, chi politicamente, aveva trattato Trump come un alleato e perfino come un amico e i suoi principali finanziatori, Elon Musk in testa, come partner politici a livello internazionale?
Il governo tedesco si congratula con i Democratici per la vittoria, ma, secondo Merz, Trump non ne uscirà indebolito
Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) non ritiene che Donald Trump sia destinato a uscire particolarmente indebolito dalla perdita sia del Congresso che del Senato. Trump, sostiene Merz, ha governato per gran parte degli ultimi due anni scavalcando il Congresso con i decreti: perché mai dovrebbe cambiare qualcosa? I Repubblicani, va detto, sono meno sicuri di poter continuare a controllare la situazione: già a giugno, lo Speaker della Camera dei Rappresentanti Mike Johnson, in occasione della Faith and Freedom Coalition Conference, paventava l’idea che, se i Democratici avessero vinto le elezioni di medio-termine, avrebbero non solo riaperto svariati procedimenti di impeachment contro il Presidente, ma anche avviato commissioni di inchiesta sulle persone a lui vicine, dai finanziatori ai membri della sua famiglia. Chiaramente non esprimeva, in quell’occasione, l’idea che non ci fosse nulla di preoccupante, per i conservatori, nella prospettiva di perdere il controllo di entrambe le camere.
La calma del cancelliere tedesco sembra tuttavia condivisa dal ministro della Difesa Boris Pistorius (SPD). Anche se il congresso e il senato cambiano, in una “vittoria storica” per i Democratici ha precisato Pistorius, l’amministrazione USA in carica è ancora la stessa ed è con quella che la Germania proseguirà la propria già avviata collaborazione, in un clima di fiducia. E se Trump è imprevedibile e i suoi piani per il futuro impossibili da indovinare poco male, ha concluso: “È una situazione con cui conviviamo da anni e alla quale ci adattiamo”.
Moderato entusiasmo è stato espresso invece dal vicecancelliere nonché Ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD), che ha definito il risultato dei Democratici una “vittoria schiacciante” che “infonde fiducia” sul fatto che il centro borghese possa affermarsi contro il populismo di destra. “La nostra mano è tesa”, ha concluso, in un messaggio implicito ai Democratici.
Vale la pena di specificare che una parte importante della cosiddetta “ondata blu” non si attribuisce affatto al “centro borghese” statunitense, ormai eroso dal costo della vita e dall’assenza di welfare. Tutt’altro: a vincere sono stati i candidati più marcatamente percepiti come socialisti, come il senatore del Michigan Dr. Abdul El-Sayed, noto, fra le altre cose, per avere scritto un libro sul diritto universale alla salute e alla sanità. Anzi, negli ambienti democratici e di sinistra negli USA, in questo momento, risuona un avvertimento: le ripetute vittorie del movimento MAGA sono dipese in larga parte anche dal fatto che l’ossessione centrista della sinistra abbia allontanato la parte di elettorato che tradizionalmente costituisce il bacino di voti più importante di quella parte politica e che cerca, appunto, dei rappresentanti di sinistra e non di centro.
Le paure per il prossimo futuro
Siemtje Möller, vicepresidente del gruppo parlamentare SPD al Bundestag ed esperta di politica estera e di sicurezza, non esclude che Trump rivolga ora gran parte delle energie alle questioni internazionali. Ospite del programma “Morgenmagazin” dell’ARD, ha detto di sperare che le frustrazioni domestiche di Trump non si sfoghino in politiche ancora più imprevedibili e distruttive all’estero, con conseguenze anche in Europa.
Norbert Röttgen, esperto di politica estera della CDU, ritiene invece plausibile almeno un cambio di direzione, ma mette in guardia chiunque speri in una scomparsa del “trumpismo” o in una fine del movimento MAGA, che a suo parere rimane “fortemente presente” come stato d’animo e atteggiamento e affonda “radici profonde” nella società americana. Si dice tuttavia sollevato per il fatto che Trump non abbia cercato di contestare il risultato delle elezioni come fece nel 2020 dopo l’elezione di Joe Biden.
Perché i Conservatori hanno perso?
La leader di AfD Alice Weidel, che, come tutto il suo partito, con il movimento MAGA e soprattutto con Elon Musk ha sempre avuto un rapporto eccellente, collega la disfatta repubblicana alla politica estera di Trump, e in particolare alla guerra contro l’Iran. Secondo lei è normale che il partito del presidente perda alle elezioni di medio termine, ma l’ampiezza della sconfitta, ammette, è “notevole” e si spiega soprattutto con “le conseguenze devastanti della guerra in Iran”. Trump, ha ricordato, aveva promesso ai propri elettori di non seguire “una politica estera interventista”, e quella promessa mancata “si è ora ritorta contro i repubblicani”.
La co-leader di Die Linke Ines Schwerdtner, invece, estende l’analisi e imputa la devastante debacle repubblicana all’incapacità dell’amministrazione di offrire soluzioni ai problemi concreti dei cittadini. In una dichiarazione all’agenzia Reuters ha accusato Trump di condurre guerre di aggressione, di calpestare il diritto internazionale, di favorire gli interessi degli oligarchi e di far salire i prezzi, cercando poi di mascherare tutto con l’incitamento all’odio e con una politica di divisione sociale.




