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Attacco hacker ai frigoriferi dei supermercati in Germania: quintali di cibo da buttare

Come vi aspettate che funzioni un attacco informatico? In linea di massima, siamo abituati a sentirne parlare in termini di accesso a email e messaggi, di chat pubblicate senza permesso o di virus installati su computer di persone o istituzioni.  La realtà è più complessa e considerevolmente più varia: tutto ciò che è controllato elettronicamente, compresi i frigoriferi dei supermercati, è, in potenza, attaccabile da un hacker. Ed è proprio quanto è accaduto in diversi supermercati tedeschi  e di altri Paesi europei nei primissimi giorni di novembre: diversi impianti di refrigerazione sono stati riprogrammati per riscaldare fino a 50° o 70°, invece che per mantenersi sotto i 5°.

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Il risultato è stato lo scongelamento e la parziale “cottura” di moltissimi alimenti, che ha obbligato i titolari di alcuni dei supermercati colpiti a smaltire interi stock.

Gli attacchi hacker ai frigoriferi dei supermercati in Germania

In Germania, casi simili si sono verificati in Nord Reno-Westfalia, Bassa Sassonia e Baviera, nello specifico in due supermercati CAP, a Wuppertal e a Wetter-Volmarstein (circondario di Ennepe-Ruhr), un Rewe a Raesfeld, nel Münsterland, un Edeka a Lilienthal e uno a Reisbach, nella Bassa Baviera.

A Wuppertal il supermercato ha informato la clientela su Facebook. Il messaggio attribuiva il guasto a un accesso non autorizzato avvenuto nel fine settimana, che aveva portato gli impianti di congelamento e refrigerazione a temperature troppo alte. Tutti gli alimenti che dovevano essere conservati a temperature basse, come latticini, surgelati, carne e salumi sono stati gettati. A Wetter-Volmarstein sono stati colpiti tanto i frigoriferi interni al punto vendita quanto le aree di stoccaggio esterne. L’attacco vero e proprio sarebbe stato diretto all’azienda che cura la manutenzione remota degli impianti. L’entità dei danni non è ancora quantificabile.

A Raesfeld la sede centrale di Rewe ha confermato alla WDR che si è trattato di un’azione mirata contro il fornitore di sistemi di refrigerazione Danfoss. Solo poche filiali regionali di Rewe utilizzano la tecnologia di quel produttore, e gli altri negozi del gruppo non sono stati toccati.

Nel quartiere di Heidberg, a Lilienthal, un supermercato Edeka ha subìto guasti ai banchi frigo, alle celle frigorifere e ai congelatori, nella notte tra domenica e lunedì. I prodotti freschi sono stati portati a una temperatura di oltre 70°, le celle frigorifere a oltre 30°. Si stimano danni per circa 64.000 euro. A Reisbach, nella Bassa Baviera,  l’iniziativa Foodsharing ha ritirato tutti i generi alimentari ancora recuperabili, ma la maggior parte della merce è stata smaltita. 

I primi casi in Francia

Il fenomeno sembra essere iniziato in Francia, dove, già diverse settimane fa, gli impianti di refrigerazione di centinaia di filiali delle catene Intermarché e Coopérative U sono stati messi fuori uso, con la conseguente perdita di quintali di generi alimentari. Il fenomeno si è esteso poi ad altri Paesi europei, come il Belgio, dove sono state colpite le catene Delhaize, Carrefour e Spar, e la Svezia, dove i danni hanno interessato i punti vendita ICA e Coop. Altri casi sono stati segnalati in Irlanda, Lussemburgo, Estonia, Finlandia, Paesi Bassi, Italia e Portogallo.

Nessuno ha rivendicato gli attacchi. 

Perché gli impianti di refrigerazione sono connessi a Internet

Il collegamento in rete è ormai una funzione piuttosto comune negli impianti di refrigerazione commerciali e serve soprattutto a garantire la sicurezza alimentare: i dispositivi sono monitorati 24 ore su 24, anche di notte, di domenica e nei giorni festivi, così che, se ci fosse, per esempio, un’interruzione di corrente temporanea tale da far scongelare temporaneamente i prodotti, ma se poi la fornitura riprendesse “ricongelandoli”, il gestore lo saprebbe e potrebbe verificare l’eventuale danno qualitativo ai prodotti.

In questo caso, dopo l’attacco, gli apparecchi coinvolti sono stati scollegati immediatamente dalla rete e sono rimasti offline finché non sono stati chiariti tutti gli aspetti di sicurezza tecnica, ma ormai, ovviamente, era troppo tardi per salvare i prodotti in stock.

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