Gianluca Gotto a Berlino l’11 ottobre con il suo talk: “Sarà una serata difficile da dimenticare”

Gianluca Gotto arriva a Berlino con “Questione di karma”, un viaggio attraverso il senso di colpa, il perdono, il cambiamento, il condizionamento familiare e personale, per riscoprire il potere delle scelte che possono alleggerire la vita. La serata sarà interattiva, con la possibilità di porre domande o condividere testimonianze anche in forma anonima, e si terrà l’11 ottobre al Colosseum Kino & Eventlocation (Gleimstraße 31, 10437 Berlin). Potete acquistare i biglietti qui. Attraverso i suoi talk dal vivo, Gianluca Gotto si propone di fare in modo che sempre più persone vivano con più consapevolezza, serenità e libertà.
Nato a Torino nel 1990, a vent’anni ha lasciato l’Italia per trasferirsi prima in Australia e poi in Canada. Dal 2015 na abbracciato uno stile di vita nomade, lavorando da remoto e facendo base in Oriente. È tra gli autori italiani più seguiti nel mondo della crescita personale e conta oltre un milione di follower tra Instagram, Facebook e podcast e più di 1,5 milioni di copie vendute. Dal 2018 ha pubblicato diversi bestseller con Mondadori, tra cui “Le coordinate della felicità“, “Come una notte a Bali” e “Succede sempre qualcosa di meraviglioso“. Il suo ultimo libro, “Verrà l’alba, starai bene” (2025), ha registrato centinaia di migliaia di copie vendute e ha raggiunto e mantenuto per mesi i vertici delle classifiche italiane.
Porterai a Berlino lo spettacolo/talk “Questione di Karma”. Di che si tratta e come interagirai con le persone che verranno a vederti?
Sarà una serata particolare, forse inaspettata e spero in qualche modo difficile da dimenticare. Parlare seriamente di karma significa inevitabilmente toccare corde profonde e sensibili per ognuno di noi. Significa andare dritti al punto: chi siamo davvero? Siamo ciò che desideriamo essere oppure ciò che la vita, la famiglia e le nostre esperienze ci hanno portato a diventare? Quanto della nostra vita è nelle nostre mani e quanto è invece il risultato di ciò che abbiamo ereditato e non abbiamo scelto?
Sono domande che possono cambiarci la vita, se troviamo il coraggio di affrontarle davvero. La serata serve principalmente a questo. Ma lo faremo senza pesantezza: ci sono anche molti momenti in cui si ride. L’interazione con il pubblico sarà continua già durante il talk. Ci sarà poi un ampio spazio dedicato alle domande: è il momento in cui, solitamente, si crea l’atmosfera più intima della serata. Infine, ci sarà il firmacopie.
Nel tuo lavoro parli spesso di felicità. Cosa significa per te essere felice?
Saper apprezzare le cose belle quando ci sono. Per me la felicità è strettamente legata alla gratitudine. E l’infelicità affiora spesso quando il desiderio di avere sempre di più, di diventare sempre migliori, finisce per accecarci rispetto a ciò che abbiamo già.
Quante persone sognano per anni di trasferirsi a Berlino e quando finalmente ci riescono, sono felici solo per un po’? Poi tornano a sentirsi come prima. Ci sono passato, so cosa significa. E ho capito che il vero cambiamento è nello sguardo con cui osserviamo la nostra vita. La serata sul karma, come i miei libri, serve innanzitutto a provare a cambiarlo.
Hai vissuto in diversi Paesi e dal 2015 hai abbracciato una vita nomade. Di che tipo di vita parliamo esattamente e come ti ha cambiato?
Definirei la nostra vita, la mia e quella di Claudia, molto dinamica. E lo è fin da quando avevamo vent’anni. All’epoca lasciammo Torino e ci trasferimmo prima in Australia, poi in Canada. In seguito il mondo è diventato la nostra casa. Da più di dieci anni lavoriamo da remoto e viviamo viaggiando, soprattutto in Asia.
Come mi ha cambiato uno stile di vita così dinamico e privo di molti riferimenti tradizionali? Mi ha reso più aperto al cambiamento, più curioso e sicuramente più soddisfatto. Come molti expat, e probabilmente come molte delle persone che verranno ad ascoltarmi a Berlino, ho sempre desiderato vivere all’estero, esplorare un altrove rispetto al luogo in cui sono nato e cresciuto. Essere riuscito a realizzare questo sogno non ha risolto tutti i miei problemi, nessun cambiamento esterno può farlo, ma ha certamente contribuito alla mia realizzazione personale.
Hai scritto molti libri e oggi incontri tantissime persone attraverso i tuoi spettacoli. Cosa hai capito degli altri, sia nella vita che attraverso la tua attività?
Che molto spesso il più grande ostacolo tra noi e il nostro benessere siamo noi stessi. Siamo straordinariamente bravi a sabotarci. Il karma, per come lo intendo io, mostra anche questo: attraverso le nostre azioni, le nostre paure e le nostre abitudini possiamo finire per infliggerci sofferenze evitabili e perfino per contribuire a realizzare proprio ciò che temiamo.
A volte, per stare meglio, dovremmo riuscire ad alleggerirci dal peso del nostro io, dal continuo rimuginare, dal voler interpretare tutto, dal prevedere il peggio, dall’analizzare incessantemente noi stessi…
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I tuoi spettacoli sono immersivi e il pubblico spesso condivide con te le sue riflessioni. C’è una frase che ti è arrivata dalla sala e che ti è rimasta impressa?
Durante le domande dal pubblico mi colpisce sempre quando qualcuno racconta di aver trovato il coraggio o l’ispirazione per cambiare la propria vita dopo aver letto un mio libro. Spesso quel cambiamento coincide con un trasferimento all’estero o con un grande viaggio. Ma c’è un’altra frase che mi è rimasta particolarmente impressa.
Durante i firmacopie che chiudono i miei eventi mi capita spesso di abbracciare le persone che incontro. E ho perso il conto delle volte in cui qualcuno mi ha detto: “Erano anni che nessuno mi abbracciava”. È una frase che racconta molto della solitudine del nostro tempo.
Come sintetizzeresti la tua filosofia di vita, oggi?
Vivere con presenza. Non voler controllare tutto. Non rimandare la vita a quando le cose saranno finalmente come le vorrei. Amare in libertà. Non complicare ciò che può essere semplice. Impegnarmi nei miei sogni senza farmi ossessionare dal risultato. Cambiare quando è necessario. Restare quando vale la pena restare.
Tante cose belle e semplici. Poche rotture di scatole!
Che consiglio daresti alle persone che stanno leggendo questa intervista?
Di pensare meno e vivere di più. Questo significa anche essere un po’ meno ossessionati da se stessi. Più restringiamo continuamente lo sguardo sul nostro io, sui nostri problemi, sulle nostre paure, sulle nostre mancanze, più rischiamo di perdere il contatto con tutto ciò che esiste fuori da noi. Non a caso molte tradizioni filosofiche e spirituali, da Oriente a Occidente, invitano in modi diversi ad alleggerire la centralità dell’ego.
La felicità, secondo me, si trova molto più facilmente nella connessione: con gli altri, con ciò che non è “io”, con il mondo che ci circonda.




