
di Giuseppe Tizza
In Germania, nel 2025, ci sono stati 79.800 casi di Kindeswohlgefährdung, cioè situazioni nelle quali il benessere fisico, psicologico o emotivo di un bambino è risultato gravemente minacciato o già compromesso. In Italia ci sono stati invece 113.892 minorenni vittime di maltrattamento.
Due numeri impressionanti, ma non direttamente comparabili. E proprio questa differenza racconta qualcosa di importante sui due Paesi.
Possibile maltrattamento dei bambini: la situazione in Germania
Il dato relativo alla Germania è impressionante. Quello del 2025 è il quarto aumento consecutivo e il numero più alto dall’inizio della rilevazione. Rispetto al 2024 i casi sono aumentati del 10%, circa 7.000 in più. Dal 2012 sono più che raddoppiati.
Ma c’è un altro numero che forse dice ancora di più: nel 2025 i Jugendämter hanno esaminato quasi 268.300 segnalazioni di possibile pericolo per un minore. Anche questo è un record, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente.
La domanda allora viene spontanea: stanno diventando più pericolose le famiglie tedesche oppure la Germania sta diventando più capace di vedere ciò che prima rimaneva nascosto?
E in Italia?
Anche l’Italia presenta numeri allarmanti.
La III Indagine nazionale sul maltrattamento di bambini e adolescenti, presentata nel 2025 dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza insieme a Terre des Hommes e CISMAI, fotografa la situazione al 31 dicembre 2023.
Su 374.310 minorenni in carico ai servizi sociali, 113.892 risultavano vittime di maltrattamento. Sono il 30,4% dei minori presi in carico e corrispondono a circa 13 minorenni ogni mille, contro i 9 ogni mille rilevati nel 2018: un aumento del 58% in cinque anni.
Anche in Italia la famiglia emerge come luogo centrale del problema: nell’87% dei casi il maltrattante appartiene alla cerchia familiare ristretta. La forma più frequente è la trascuratezza, che riguarda il 37% dei minori, seguita dalla violenza assistita, con il 34%.
I numeri tedeschi e italiani sembrano dunque raccontare una storia simile: quando un bambino soffre, molto spesso il problema nasce proprio nell’ambiente nel quale dovrebbe sentirsi più protetto.
Ma attenzione a interpretare bene il confronto
Qui bisogna fermarsi. Dire semplicemente che in Italia ci sono 113.892 bambini maltrattati mentre in Germania ce ne sono 79.800 sarebbe statisticamente scorretto. Le due rilevazioni non misurano infatti la stessa cosa.
In Germania il dato riguarda le Kindeswohlgefährdungen accertate dai Jugendämter dopo una valutazione del rischio. Prima di arrivare a quei 79.800 casi, le autorità hanno esaminato 268.300 segnalazioni. La statistica tedesca è quindi costruita lungo un percorso molto preciso: segnalazione, valutazione, accertamento, intervento.
In Italia, invece, i 113.892 sono minorenni già in carico ai servizi sociali per una situazione di maltrattamento. È una fotografia diversa del fenomeno e questa differenza è fondamentale.
La Germania vede prima il problema?
Nel sistema tedesco, nel 2025, il 43% dei bambini per i quali è stata accertata una Kindeswohlgefährdung era già in contatto con il sistema della Jugendhilfe. Nel 27% dei casi era stata presentata una precedente segnalazione nello stesso anno.
Inoltre, più della metà dei bambini coinvolti aveva al massimo otto anni e il 26% non aveva ancora compiuto cinque anni.
Il sistema sembra quindi intercettare una parte importante del problema quando i bambini sono ancora molto piccoli. Questo non significa necessariamente che la Germania abbia più maltrattamenti dell’Italia. Potrebbe significare anche che riesce a identificarne una parte maggiore e prima.
Il dato più inquietante è la trascuratezza
In Germania, nel 2025, la forma più frequente di Kindeswohlgefährdung è stata la trascuratezza, presente nel 58% dei casi. Al secondo posto il maltrattamento psicologico, con il 38%. La violenza fisica riguarda il 29% e quella sessuale il 5%. Un bambino su quattro si presentava esposto a più di una forma di pericolo.
In Italia la classificazione è diversa, ma anche qui la trascuratezza è al primo posto, con il 37%, mentre la violenza assistita arriva al 34%. È un elemento che dovrebbe farci riflettere.
Quando parliamo di maltrattamento dei bambini pensiamo spesso alla violenza fisica. Le statistiche dei due Paesi ci obbligano invece a guardare anche a qualcosa di molto meno visibile: un bambino che non viene ascoltato, seguito, protetto, educato o curato adeguatamente può essere vittima di una forma di violenza altrettanto reale, anche se non lascia lividi sulla pelle.
Chi segnala?
Anche qui la Germania offre un dato interessante.
Nel 2025 il 30% delle segnalazioni è arrivato da polizia e giustizia; il 22% dalla popolazione, quindi parenti, conoscenti, vicini o segnalazioni anonime; il 16% da scuole e servizi educativi per l’infanzia. Soltanto una piccola parte delle segnalazioni è arrivata direttamente dalle famiglie: il 2% dai minori e il 7% dai genitori.
Questo significa che la protezione dell’infanzia non può essere affidata soltanto alla famiglia. La società deve essere capace di vedere ciò che accade ai bambini.
Non sappiamo quanti siano i bambini che nessuno vede
C’è però un limite importante anche alla statistica tedesca. Destatis definisce questi dati una statistica relativa al cosiddetto “Hellfeld”, cioè dei casi conosciuti dalle autorità. Il cosiddetto “Dunkelfeld”, l’insieme dei casi che non vengono mai scoperti, non è compreso.
Lo stesso problema, naturalmente, riguarda anche l’Italia.
E forse è proprio questo il dato che non riusciremo mai a leggere completamente nelle tabelle: quanti bambini soffrono senza che nessuno se ne accorga?
Due Paesi, una domanda comune
Germania e Italia utilizzano sistemi diversi e non possiamo stabilire dai numeri disponibili quale dei due Paesi abbia realmente più bambini vittime di maltrattamento. Possiamo però constatare una cosa: entrambi registrano un fenomeno importante e in crescita.
In Germania aumentano sia le segnalazioni sia i casi accertati. In Italia l’ultima indagine nazionale mostra un aumento del 58% dei minorenni vittime di maltrattamento rispetto al 2018. Forse, quindi, la domanda più importante non è: “Dove stanno peggio i bambini, in Germania o in Italia?”, ma la domanda dovrebbe essere: “Quale dei due Paesi riesce a vedere prima un bambino che sta male?”.
Perché proteggere un bambino non significa soltanto intervenire quando il danno è già evidente, ma sgnifica soprattutto accorgersene prima. E in questo campo Germania e Italia avrebbero molto da imparare l’una dall’altra.




