La notizia dietro la notizia – Gli omini di Kotti. Riflessione sulla videosorveglianza a Berlino

🗞 La notizia dietro la notizia – Riflessioni di Gabriele Paoletti sugli articoli del Mitte
Questa settimana l’articolo di riferimento parla del nuovo sistema di videosorveglianza introdotto a Betlino che, grazie all’intelligenza artificiale, consente il monitoraggio dei comportamenti dei passanti senza rendere identificabile il volto delle persone osservate, per ragioni di privacy. Il progetto verrà lanciato a Kottbusser Tor, detto anche “Kotti”, un angolo del distretto berlinese di Kreuzberg noto per i numerosi problemi di sicurezza. Il commento di Gabriele Paoletti.
Gli omini di Kotti – Videosorveglianza e privacy
Sono sceso a Kottbusser Tor.
Un uomo attraversa la strada parlando con qualcuno.
Un qualcuno che non c’è.
Dall’intensità della discussione, però, sembra avere torto.
Una ragazza corre dietro a un autobus.
L’autobus accelera con la sicurezza di chi ha già deciso di non aspettarla.
Lei non molla. Forse vuole dimostrare qualcosa all’autista.
Davanti a un Dönerladen due uomini discutono.
Uno gesticola. L’altro gesticola più forte.
A Berlino anche una discussione sembra avere bisogno di una gara di volume.
Un monopattino passa sul marciapiede con la stessa velocità di una decisione sbagliata.
Tre ragazzi sono appoggiati al muro fuori dalla U-Bahn.
Uno mi chiede se voglio qualcosa.
Non so cosa. Lui lo sa benissimo. È già un vantaggio commerciale.
L’offerta è molto democratica. Prima o poi arriva a tutti.
È una mattina normale al Kotti.
Presto però arriverà un nuovo osservatore. Un’intelligenza artificiale.
La polizia di Berlino vuole sperimentare telecamere capaci di riconoscere comportamenti sospetti.
Non i volti. I comportamenti.
Non interessa sapere chi sono. Interessa sapere cosa sto facendo.
È una forma nuova di privacy.
Puoi essere completamente sconosciuto e contemporaneamente sotto osservazione.
Anonimo mentre vieni osservato.
Tipicamente berlinese.
Sul monitor non comparirà una persona. Comparirà un omino.
Testa rotonda. Corpo semplice.
Finalmente una rappresentazione onesta dell’essere umano.
Ci riporta tutti allo stesso livello.
Nessun nome. Nessun indirizzo. Nessun passato.
Solo un omino.
Che cammina. Che si ferma. Che riparte.
Che improvvisamente fa qualcosa che alla macchina non piace.
E allora qualcuno guarda più precisamente.
La macchina segnala. L’essere umano decide.
Il progetto costerà circa 4,6 milioni di euro entro il 2030.
Milioni per insegnare a una macchina che una persona che cade potrebbe essere caduta.
La cosa curiosa è che al Kotti la privacy ha già avuto qualche difficoltà.
Le vecchie telecamere guardavano troppo. Le nuove dovrebbero guardare meglio.
Forse è questo che chiamiamo progresso.
Al Kotti, probabilmente, servirà un periodo di apprendimento.
Qui un uomo che parla da solo non è necessariamente strano.
Uno che corre potrebbe aver perso l’autobus.
Uno che urla potrebbe semplicemente avere ragione.
E uno che ti offre qualcosa senza che tu abbia chiesto niente è quasi parte dell’arredamento.
I partiti discutono. Sicurezza. Privacy. Sorveglianza. Tutto molto serio.
Intanto, sotto le telecamere, qualcuno continuerà a litigare con qualcuno che non c’è.
La ragazza perderà l’autobus.
Il monopattino passerà.
Qualcuno venderà. Qualcuno comprerà.
E l’omino continuerà a muoversi.
La macchina non saprà chi è.
Dovrà solo riconoscere se quello che fa è normale.
Per il Kotti potrebbe essere la parte più difficile.
…2030
Segnalazione al Kottbusser Tor.
Un omino è a terra. Cinque persone lo circondano.
La macchina segnala un possibile episodio di violenza.
L’agente ingrandisce.
L’omino si rialza.
Si spolvera i pantaloni.
Le cinque persone se ne vanno.
L’agente chiude la segnalazione.
«Quattro milioni per questo. Potevano darli a me e mi mettevo io a vita sul palo.»




