L’uomo con la valigia. La statua dell’emigrante di Wolfsburg, dedicata agli italiani in Germania

di Giuseppe Tizza
C’è un momento in cui una città decide di fermarsi e guardare indietro. A Wolfsburg quel momento arrivò nel maggio del 2004, quando venne scoperta la statua dell’Emigrante (Der Auswanderer).
Il bronzo prese posto in silenzio, quasi chiedendo permesso. Nessuna enfasi, nessuna ricerca della grandezza. Soltanto un uomo con una piccola valigia, la compagna fedele di tanti viaggi verso un destino sconosciuto.
La statua dell’emigrante a Wolfsburg e il ricordo degli italiani in Germania
Molti dei presenti riconobbero in quella figura il proprio passato. Bastò uno sguardo per ritrovare il rumore dei treni, l’odore del carbone, le mani strette attorno a una valigia legata con lo spago, il cuore sospeso tra il paese lasciato alle spalle e una terra ancora tutta da scoprire.
La statua trovò posto proprio dove un tempo sorgevano gli alloggi dei primi lavoratori arrivati dall’Italia. Quel terreno custodiva ricordi, speranze, lacrime trattenute e sorrisi conquistati con il lavoro quotidiano. Ogni passo compiuto in quel luogo raccontava una pagina della grande storia dell’emigrazione italiana.

La determinazione di Rocco Artale
Lo scultore Quinto Provenziani scelse la semplicità. L’emigrante rimase con i piedi appoggiati alla terra, allo stesso livello di chi gli passa accanto. Così il monumento divenne un incontro, quasi una conversazione silenziosa fra il presente e il passato.
Dietro quella realizzazione viveva anche la determinazione di Rocco Artale, uno dei tanti italiani arrivati a Wolfsburg negli anni del miracolo economico. Il suo desiderio era consegnare alle generazioni future un segno capace di raccontare il valore del lavoro, della dignità e del coraggio.
Ogni emigrante portava con sé molto più di una valigia. Dentro quel piccolo bagaglio trovavano posto gli affetti, il dialetto, le tradizioni, i profumi della cucina di casa, le parole della madre, le raccomandazioni del padre, la speranza di un avvenire migliore. Ogni giorno aggiungeva una nuova pagina a quella storia fatta di sacrificio e di fiducia.
Oggi quel viandante di bronzo continua ad accogliere chi passa. Rimane lì, immobile soltanto in apparenza. Chi si ferma davanti ai suoi occhi sente ancora il respiro di migliaia di uomini e donne partiti dall’Italia con il desiderio di costruire una vita nuova.
Forse ogni emigrante continua il proprio viaggio anche dopo l’arrivo. Cambiano le stagioni, cambiano le città, cambiano le lingue. Rimane una patria custodita nella memoria, pronta a riaffiorare davanti a una fotografia ingiallita, al suono di una vecchia canzone, al profumo del pane appena sfornato. Ed è proprio in quell’istante che il viaggiatore comprende una verità antica: certe partenze durano una vita intera.




