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Museo delle Culture Europee a Berlino: la vita quotidiana del continente in 280.000 oggetti

Nel quartiere di Dahlem, a Berlino, ha sede uno dei musei etnografici più estesi d’Europa. Il Museo delle Culture Europee (MEK), a differenza di molti musei di questo genere, non si concentra su epoche remote o civiltà scomparse: il suo campo d’indagine è la vita quotidiana del continente europeo, dalla fine del Settecento fino a oggi. I reperti ci riportano una pluralità di abitudini, oggetti, cerimonie e trasformazioni che ci risultano al tempo stesso vicinissime e remote, tracciando gli incroci, le sovrapposizioni, le influenze reciproche delle varie culture, che hanno plasmato e continuano a plasmare la realtà europea. Questa prospettiva orienta la raccolta, la ricerca, le mostre e persino le collaborazioni con le comunità di riferimento disseminate in tutto il continente.

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La collezione del Museo delle Culture Europee

Gli attuali 280.000 reperti storico-culturali presenti nel Museo delle Culture Europee derivano in larga misura da due raccolte precedenti: quella del Museo di Etnografia e quella della Collezione Europea del Museo Etnologico. La fusione risale al 1999, quando i due patrimoni confluirono nell’edificio di Dahlem. Dodici anni dopo, nel 2011, una ristrutturazione ridefinì gli spazi e ridispose i reperti secondo criteri aggiornati.

Il percorso di visita comincia già nel cortile, con un primo contatto con l’architettura storica del complesso. Superato l’ingresso, l’atrio introduce al tono della mostra permanente: al piano terra troverete una gondola veneziana nera del 1910, posata su un piedistallo contro la parete.

Tra i pezzi esposti in questo piano spiccano anche numerosi tessuti, attraverso cui è possibile ricostruire mode e pratiche del vestire nell’arco degli ultimi due secoli. Non lontano, un carretto siciliano decorato con motivi figurativi elaborati racconta di un viaggio in Sicilia dell’imperatore Guglielmo II.

In uno dei corridoi laterali si apre uno degli ambienti più luminosi del museo, dominato dall’altare del Corpus Domini della famiglia Heinzelmann, risalente agli anni Venti del Novecento. Ai lati dell’altare, due aperture conducono ad altre sale. Imboccando il passaggio a sinistra, si incontrano ulteriori tessuti e il modello di una casa di viticoltori.

Il percorso termina in una sala dalla luce soffusa, dove è allestito il presepe meccanico di Natale: 328 figure, in parte animate, che mettono in scena le tappe principali della vita di Gesù. L’opera fu l’oggetto di uno scambio tra la Boemia cattolica, la Sassonia protestante e la cultura mineraria dei Monti Metalliferi.

La mostra permanente e le esposizioni temporanee

Il fulcro dell’offerta espositiva è la mostra permanente intitolata Contatti culturali. La vita in Europa, che mette in relazione la collezione storica con temi di stretta attualità. Accanto a essa, il Bewegungsmelder ospita focus tematici a rotazione, mentre le mostre temporanee approfondiscono argomenti specifici e vengono talvolta cedute ad altri musei europei come esposizioni itineranti.

In generale, il museo tende a non separare in modo netto il passato dal presente: i processi culturali e sociali in corso vengono monitorati attraverso la raccolta continua di testimonianze contemporanee, in collaborazione con persone e comunità di tutta Europa

Il calendario del museo include anche appuntamenti ricorrenti che amplificano la dimensione esperienziale della visita. Le Giornate Europee della Cultura, che hanno cadenza annuale, offrono uno spaccato diversificato di tradizioni e tecniche continentali: dall’artigianato artistico alla musica, fino alla gastronomia. Ci sono poi altre ricorrenze, come la Fête de la Musique, alla quale il museo partecipa regolarmente.

Le curiosità della collezione

Tra i circa 280.000 pezzi custoditi nel MEK, alcuni si impongono per la loro singolarità, come la Aids Memorial Quilt, una trapunta patchwork realizzata tra il 1988 e il 2008 come opera collettiva di memoria e solidarietà,.

Risale invece al 1885 la montagna di Natale meccanica di Max Vogel, uno degli esempi più raffinati di quell’artigianato festivo che combinava ingegno e devozione popolare. Sul versante opposto dello spettro temporale si colloca il finto kebab del 2003: un modello in plastica usato come insegna pubblicitaria per chioschi di street food, reperto minore eppure significativo di come si costruisce l’identità visiva di un commercio urbano.

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