Germania, nuova legge sul riscaldamento del governo Merz attaccata da tutti: “Incomprensibile”
La nuova legge sul riscaldamento del governo Merz, formula breve della legge sulla modernizzazione degli edifici (GMG) approvata dal Gabinetto Federale il 13 maggio 2026, sembra davvero scontentare tutti: organismi tecnici, associazioni di categoria e persino ambienti vicini all’Unione dei cristiano-democratici.
Il provvedimento, che sostituisce la precedente legge sull’energia degli edifici voluta dal governo Scholz e ugualmente nota come legge sul riscaldamento, dovrebbe entrare in vigore il 1° novembre del 2026. Nel frattempo il testo passerà attraverso l’esame del Bundestag tra giugno e settembre, mentre il voto finale al Bundesrat è previsto per ottobre.
Legge sul riscaldamento, le critiche del NKR: “testo incomprensibile e inutilmente complicato”
A intervenire è stato il Consiglio nazionale di controllo normativo (NKR), organismo indipendente incaricato di valutare la qualità delle leggi federali. In un’intervista alla Bild, il presidente Lutz Goebel ha descritto la legge come uno dei progetti tecnicamente più deboli e più lontani dalla pratica che siano stati presentati al Consiglio negli ultimi anni.
Usando parole insolitamente dure, Goebel ha parlato inoltre di un testo “in larga parte quasi incomprensibile, inutilmente complicato e spesso poco chiaro per le persone coinvolte”, che sarebbe addirittura “un esempio del motivo per cui molte persone non comprendono più le regole dello Stato”. Per il momento il governo federale non ha risposto ufficialmente alle osservazioni formulate dal NKR.
A contestare il testo, sono state anche diverse associazioni di categoria che contestano l’applicazione pratica della normativa, temendo inoltre l’emersione di numerose difficoltà interpretative, una volta entrata in vigore la legge.
Cosa cambia con la nuova legge sul riscaldamento
Il cambiamento più rilevante introdotto dalla nuova legge sul riscaldamento dell’esecutivo nero-rosso riguarda l’eliminazione dell’obbligo vigente di alimentare i nuovi impianti di riscaldamento con almeno il 65% di energie rinnovabili. Con la nuova impostazione sarà quindi più di nuovo più semplice installare nuovi impianti a gas o a olio combustibile o riparare quelli esistenti senza limiti temporali.
Al posto del precedente vincolo energetico entra invece in scena la cosiddetta “scala delle bioenergie”, che prevede l’introduzione graduale di combustibili climaticamente neutri: almeno il 10% dal 2029, con una quota destinata a salire fino a circa il 60% entro il 2040.
Costi condivisi e nuovi rischi per proprietari e inquilini
Una parte consistente della riforma riguarda la distribuzione dei costi legati ai combustibili fossili. Finora, nella maggior parte dei casi, gli inquilini sostenevano infatti integralmente le spese operative dei sistemi di riscaldamento tradizionali. Con la nuova legge, invece, i costi della CO₂, gli oneri della rete del gas e i sovrapprezzi collegati al biometano dovranno essere ripartiti equamente tra locatori e affittuari e questo dovrebbe creare un incentivo economico affinché i proprietari investano in tecnologie meno inquinanti.
Tuttavia il quadro rimane incerto, per più di una ragione. Da un lato pesano infatti le future evoluzioni del prezzo della CO₂, mentre dall’altro non si può prescindere dall’Europa e dalle prescrizioni contenute nella direttiva EPBD sugli edifici, che potrebbero modificare il costo reale degli interventi. Senza contare il fatto che il nuovo impianto normativo tedesco potrebbero addirittura entrare in contrasto con le regole sovranazionali.
I dubbi della Klimaunion sulla compatibilità costituzionale
Le critiche non arrivano soltanto dagli organismi tecnici, ma anche dalla Klimaunion, think tank vicino a CDU e CSU e specializzato in politiche climatiche.
Secondo il parere della Klimaunion, riportato dalla Berliner Zeitung, il fatto che la legge consenta di mantenere in funzione impianti di riscaldamento a combustibili fossili oltre il 2045, anno in cui la Germania punta alla neutralità climatica, potrebbe essere problematico e non sarebbe una soluzione neanche l’obbligo di utilizzo dei combustibili verdi, inserito per compensare. La motivazione inserita nel disegno di legge, cioè che le vecchie regole fossero troppo complicate e poco pratiche, non basterebbe.
Secondo il think tank, infatti, non si potrebbe giuridicamente ridurre il livello di protezione ambientale esistente senza fornire motivazioni solide e senza introdurre strumenti equivalenti sul piano dell’efficacia. Cosa che nell’attuale testo di legge mancherebbe.
La discussione parlamentare inizierà nelle prossime settimane, mentre sul tavolo restano quindi punti critici legati alla leggibilità del testo, alla sostenibilità economica degli interventi e alla compatibilità con gli obiettivi climatici fissati dalla Germania e dall’Unione europea, tutte questione destinate ad avere un impatto anche sul destino di milioni di cittadini.




