Brandeburgo: 4 politici di AfD nel rapporto sui legami con la Stasi
Nonostante la DDR sia finita nel 1990, con la riunificazione della Germania Est con quella dell’Ovest, gli strascichi della dittatura non sono del tutto archiviati. Uno degli effetti pratici lo si rincontra nel fatto che, nei Länder che appartenevano all’est, esistano uffici e figure professionali che si dedicano proprio a verificare eventuali sovrapposizioni fra gli apparati di potere di allora e quelli di oggi. Per esempio, l’8 maggio è stato presentato il rapporto finale sulla verifica dei possibili legami dei deputati del Brandeburgo con la Stasi, redatto dalla responsabile regionale per l’elaborazione della dittatura comunista, Maria Nooke. Il documento è stato consegnato alla presidente del Landtag Ulrike Liedtke (SPD) e cinque deputati del Landtag del Brandeburgo figurano come possibili contatti, collaboratori o informatori della polizia segreta. Quattro dei cinque nominati come possibili contatti della Stasi appartengono al gruppo parlamentare di AfD.
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Il documento, lungo circa 25 pagine e pubblicato in seguito come atto ufficiale del parlamento regionale, si fonda sui fascicoli della Stasi e sulle audizioni dirette dei deputati coinvolti.
4 su 5 deputati citati nel rapporto sulla Stasi appartengono ad AfD
La legge del Brandeburgo impone la verifica sistematica di tutti i parlamentari che nel 1990 avevano già raggiunto la maggiore età: 36 in totale. Il rapporto segnala i seguenti nomi: Jean-René Adam, Peter Holger Drenske, Falk Janke e Roman Kuffert, tutti di AfD, più André von Ossowski, già nel BSW e ora indipendente.
Drenske e Janke avevano prestato servizio militare nel reggimento di guardia “Feliks Dzierzynski”, struttura direttamente dipendente dal Ministero per la Sicurezza dello Stato. Drenske era già comparso nell’ultimo rapporto del 2022 e aveva dichiarato pubblicamente di non aver mai nascosto i tre anni trascorsi in quella unità.
Kuffert, stando a quanto riferito dal segretario parlamentare di AfD Dennis Hohloch, era stato registrato per quattro settimane come collaboratore non ufficiale della Sicurezza di Stato. Fuggito dalla DDR nel 1980, Kuffert aveva dichiarato nel 2024 al “Märkische Oderzeitung” di aver deliberatamente fornito informazioni false alla Stasi, finalizzate a coprire i preparativi per l’espatrio clandestino.
Von Ossowski compare invece per una scheda proveniente dal dipartimento di intelligence estera. In una dichiarazione scritta, l’ex parlamentare ha escluso qualsiasi collaborazione con la Stasi, precisando di non essere a conoscenza di alcuna registrazione a suo carico.
Il caso Adam: collaborava solo con la polizia criminale o anche con la Stasi?
Il profilo più discusso è quello di Jean-René Adam, 61 anni, presidente distrettuale di AfD nel distretto di Prignitz. Adam ha dichiarato a rbb|24 di essere stato un collaboratore non ufficiale della Polizia Criminale, non della Stasi, e di aver interrotto di propria iniziativa la collaborazione quando questa aveva assunto una piega politica. “Volevo diventare un investigatore.”, ha spiegato. A 18 anni aveva presentato domanda per lavorare come informatore, attività che condusse fino al marzo 1984 in meno di venti incontri complessivi, sempre nel contesto di indagini su reati comuni come furti con scasso, rapine e ricettazione.
La lettura del documento ufficiale restituisce un quadro più articolato. Secondo il rapporto, Adam era registrato come collaboratore non ufficiale della polizia criminale nel cosiddetto settore dei trasgressori della legge (IKMR) e riferiva su giovani del suo ambiente classificati come soggetti a rischio. Tra i materiali disponibili figurano rapporti manoscritti a sua firma, redatti sotto il nome in codice “Hubert”, contenenti dati idonei a incastrare persone della sua cerchia di conoscenti.
Ai sensi della legge sui documenti della Stasi, tale attività equivale a una collaborazione con il “Settore di attività 1” della Polizia criminale della Polizia Popolare, ovvero con la Stasi stessa. L’Archivio Federale ricorda del resto che in importanti settori della Polizia Popolare il Ministero per la Sicurezza dello Stato era “saldamente radicato a livello istituzionale”: i confini operativi tra le due strutture erano, in certi ambiti, sostanzialmente indistinguibili.
Le informazioni sui giovani anticonformisti
Nooke ha illustrato il contenuto dei rapporti con precisione: Adam sarebbe stato inviato in modo mirato nei pub cittadini per raccogliere informazioni su gruppi giovanili anticonformisti e punk. Tra i destinatari delle sue segnalazioni c’erano anche persone che facevano domanda d’espatrio. “Ha trasmesso informazioni dettagliate con nomi su determinate persone, sui contatti con l’Occidente”, ha dichiarato Nooke. “Si tratta di informazioni che potevano essere utilizzate dalla Stasi e dalla polizia criminale per danneggiare queste persone.”
Adam contesta la ricostruzione. Sostiene che l’orientamento politico dell’attività fosse “relativamente marginale” e che le informazioni fornite non abbiano prodotto conseguenze concrete: il richiedente l’espatrio a cui avrebbe fatto riferimento in un rapporto partì nel 1985 senza subire ripercussioni, e i due mantennero contatti anche dopo la caduta del Muro. Il politico di AfD afferma inoltre di non aver saputo, all’epoca, che i dati raccolti confluivano nella Stasi, affermazione che Nooke giudica credibile. Tuttavia aggiunge che i suoi incarichi e le informazioni trasmesse erano di natura politica fin dall’inizio.
La commissione era composta, oltre che da Nooke, dall’ex attivista per i diritti civili e già capo della polizia Uta Leichsenring, dall’ex prigioniero politico Gilbert Furian e dall’ex direttore della sede distaccata dell’Autorità per i documenti della Stasi a Francoforte sull’Odra, Rüdiger Sielaff. Per legge, la verifica riguarda sia le attività svolte per i servizi di sicurezza dello Stato in senso stretto, sia la collaborazione non ufficiale con l’area operativa 1 della polizia criminale della Polizia Popolare.
La legge sui deputati del Brandeburgo prevede che i risultati vengano discussi in aula, ma non stabilisce misure sanzionatorie automatiche: l’eventuale espulsione dal partito rimane una decisione interna alle singole forze politiche, così come la scelta di rinunciare al mandato spetta esclusivamente al singolo parlamentare.
La posizione di AfD sulle accuse di collaborazioni con la Stasi
Il segretario parlamentare di AfD al Landtag Dennis Hohloch ha dichiarato alla rbb che al momento non ravvisa alcuna necessità di intervenire, pur riservandosi di consultarsi nuovamente dopo la lettura integrale del rapporto. Il capogruppo Hans-Christoph Berndt ha escluso addebiti diretti nei confronti di Adam: “Per quanto ne sappiamo, non ha agito con la consapevolezza di essere un collaboratore della Stasi”, ha detto, pur ammettendo di non trovare “simpatico” il fatto che Adam avesse svolto quel ruolo durante la DDR.
All’interno del partito vige il principio della valutazione caso per caso: un passato nella Stasi non comporta automaticamente l’incompatibilità con la carica di deputato. Berndt ha escluso che Adam abbia mentito sulla questione.




