In 6.000 a Berlino per i diritti delle persone con disabilità

Il 5 maggio, Giornata europea di protesta per l’uguaglianza delle persone con disabilità, a Berlino si è svolta una manifestazione alla quale hanno partecipato circa 6.000 persone, per bocciare la riforma proposta dal governo Merz alla legge sulla parità di trattamento delle persone con disabilità (Behindertengleichstellungsgesetz), che secondo molti restringe i diritti invece di espanderli. La prima lettura al Bundestag era prevista per il giovedì successivo. Dalla Porta di Brandeburgo al Municipio Rosso, i partecipanti hanno sfilato con lo slogan “I diritti umani non sono negoziabili”.
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La giornata è stata istituita nel 1992 dall’associazione “Selbstbestimmt Leben in Deutschland” (Vita autodeterminata in Germania), sul modello dei movimenti statunitensi per l’uguaglianza giuridica. Nel tempo, l’obiettivo si è ampliato: oggi l’appuntamento serve a richiamare l’attenzione sulla discriminazione strutturale e sull’assenza di inclusione reale.
Il disegno di legge sulla parità di trattamento delle persone con disabilità: per gli attivisti limita i diritti e mantiene le barriere
Una petizione consegnata ai deputati del Bundestag durante la manifestazione aveva raccolto, fino a quel momento, quasi 100.000 firme. Tra le richieste principali figura l’introduzione di un obbligo legale di accessibilità. Il documento prende di mira in modo esplicito il disegno di riforma, che fissa al 2045 il termine per l’eliminazione delle barriere architettoniche (che, effettivamente, in Germania sono ancora molto presenti).
L’attivista per l’inclusione Raúl Krauthausen ha definito la proposta del governo una “legge per il mantenimento delle barriere” e una “pura beffa”. Il testo, accusa Krauthausen, esonera il settore privato dall’obbligo di accessibilità e rinvia di vent’anni le condizioni per una vera partecipazione delle persone disabili alla vita sociale. Ha quindi chiesto che la legge venga respinta all’unanimità.
Le critiche al disegno di legge: i diritti delle persone disabili non sono opzionali
Cansel Kiziltepe, senatrice di Berlino per gli affari sociali, ha definito la riforma una “farsa”, dichiarando che resta “al di sotto di ogni aspettativa”. Il vicepresidente del Bundestag Bodo Ramelow (Die Linke) ha espresso una posizione analoga: individuare le barriere insieme e superarle dovrebbe configurarsi come un dovere, non come una concessione opzionale.
La presidente della Caritas Eva Welskop-Deffaa ha richiamato la dimensione demografica della questione: in un contesto di invecchiamento della popolazione, uno Stato sociale che escluda intere categorie mette a rischio le opportunità di partecipazione, in particolare dei giovani con disabilità.
Joachim Rock, direttore generale del Paritätischer Gesamtverband, ha insistito sul carattere vincolante dell’inclusione: la partecipazione paritaria deve essere garantita “senza se e senza ma”, con accessibilità integrale anche negli spazi digitali. Rock ha precisato che non si tratta di prestazioni discrezionali, ma dell’attuazione di diritti fondamentali.
Tagli per miliardi ai progetti per l’integrazione e il supporto scolastico
Parallelamente alla riforma in discussione al Bundestag, un documento di lavoro elaborato da governo federale, Länder e comuni ha suscitato ulteriori reazioni critiche. Il testo, reso pubblico ad aprile dal Paritätischer Gesamtverband, raccoglie oltre 70 proposte di riduzione della spesa per un ammontare complessivo di diversi miliardi di euro, con tagli all’assistenza all’infanzia, ai giovani e all’integrazione.
Kathrin Sonnenholzner, presidente dell’Arbeiterwohlfahrt (AWO)ha sostenuto che i tagli previsti metterebbero a repentaglio diritti umani e diritti dei bambini. Verena Bentele, presidente dell’associazione VdK, ha aggiunto che le persone con disabilità avvertono sempre più spesso di essere considerate un onere economico e che le loro esigenze vengono trattate di conseguenza. Secondo i dati dell’Ufficio federale di statistica, alla fine del 2023 in Germania vivevano quasi otto milioni di persone con grave disabilità.




