Berlino: subaffittava al doppio del costo dell’affitto. Sfratto per un quarantatreenne
Il subaffitto, in Germania, è una pratica perfettamente legale e anche molto diffusa. Chi si sposta per periodi prolungati e ha un appartamento in affitto, può avere infatti interesse a recuperare la spesa mensile, cedendo temporaneamente a terzi l’uso dell’abitazione di cui è locatario. Entro certi limiti: una sentenza della Corte Federale di Giustizia ha stabilito mercoledì che non è lecito utilizzare il subaffitto per guadagnare, facendo pagare al subaffittuario un canone più alto di quello originale – il che potrebbe essere una pessima notizia per non pochi affittuari in mercati tesi come quello di Berlino.
La sentenza è relativa al caso di un appartamento di 65 metri quadrati nella capitale, ma sembra destinata a fare giurisprudenza.
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Ralph Bünger, presidente del tribunale, ha chiarito durante l’udienza che la sublocazione rappresenta uno strumento per mantenere la disponibilità dell’abitazione durante assenze prolungate e alleggerire l’inquilino dall’onere di sostenere il costo del proprio affitto, non un’opportunità di speculazione e arricchimento.
Il canone di subaffitto era oltre il doppio dell’affitto mensile
A essere sanzionato è stato un quarantatreenne che aveva concesso in subaffitto il proprio bilocale a Berlino, richiedendo 962 euro mensili, per un affitto il cui canone netto era di 460 euro. La normativa sul contenimento degli affitti, inoltre, fissava per quell’immobile un tetto massimo di 748 euro.
La proprietaria, resasi conto sia del subaffitto non autorizzato sia del marcato divario economico, ha rescisso il contratto e avviato le procedure di sfratto. Il Tribunale regionale di Berlino ha accolto la richiesta, convalidando l’azione della locatrice.
La posizione della Corte Federale di Giustizia
L’ottava sezione civile della massima autorità giudiziaria tedesca ha stabilito che l’inquilino ha diritto a coprire le proprie spese, ma assolutamente non a subaffittare l’appartamento a un canone maggiorato rispetto a quello stabilito nel contratto originale. L’imputato aveva motivato la richiesta economica con la cessione dell’appartamento completamente attrezzato: televisore, impianto stereo, elettrodomestici come lavastoviglie e lavatrice. Tuttavia, mancano parametri oggettivi per quantificare l’incidenza di mobili e dotazioni sul canone di locazione. La legge non dice nulla su come e quanto la presenza di mobili ed elettrodomestici possa influire in un caso come questo, quindi il calcolo effettuato dall’uomo risultava del tutto arbitrario e privo di fondamenti giuridici.
La Corte ha respinto il ricorso dell’uomo, rendendo definitiva la sentenza di sfratto emessa a Berlino.





