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Alice Schwarzer: “Weidel cancelliera? Sarebbe incoraggiante per le donne”

“La più famosa e controversa” fra le femministe tedesche, così il giornalista Markus Feldenkirchen ha presentato Alice Schwarzer in occasione dell’intervista video per “Spitzengespräch“, formato video del settimanale Der Spiegel. E controversa Schwarzer lo è di certo, specialmente per le sue posizioni in materia di migrazione e diritti delle persone transessuali. Questa intervista in particolare ha guadagnato diverse prime pagine principalmente per una affermazione di Schwarzer, fatta verso la fine del dialogo con Feldenkirchen, nella quale l’autrice e giornalista dichiara che, se la leader di AfD Alice Weidel diventasse cancelliera tedesca, questo potrebbe comunque essere un segnale positivo per le donne.

Elon Musk AfD
La co-presidente del partito Alternativa per la Germania (AfD) e candidata alle elezioni federali Alice Weidel parla online con Elon Musk durante il suo discorso di lancio della campagna elettorale a Halle, Germania, il 25 gennaio 2025. Foto: EPA-EFE/HANNIBAL HANSCHKE

Certo, ha specificato Alice Schwarzer, il rafforzamento di AfD non è auspicabile, ma se Weidel andasse a capo dell’esecutivo, altre giovani donne potrebbero trarne ispirazione per dedicarsi alla politica.

E d’altra parte, non è la prima volta che Schwarzer guarda con più indulgenza alle posizioni dell’ultradestra rispetto a quanto non faccia la stragrande maggioranza del femminismo contemporaneo. Nei confronti di AfD, infatti, ha mantenuto nel tempo una posizione critica, ma, in un’intervista alla Berliner Zeitung, si era anche dichiarata contraria al cosiddetto “Brandmauer“, al “cordone sanitario” che la CDU prima e gli altri partiti poi avevano eretto conto l’avanzata delle destre estreme in Germania. L’idea di poter escludere il partito da qualsiasi collaborazione le sembrava “irrealistica” e anche demonizzarlo le appariva sbagliato: meglio sarebbe stato, a suo avviso, sostenere le componenti che cercavano di evitare le derive estremiste (per quanto, si potrebbe obiettare, sono proprio i personaggi con le idee più estreme a portare ad AfD la porzione maggiore di popolarità, attenzione mediatica e, probabilmente, voti).

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“Nessuna donna con l’hijab può dirsi femminista”

In questa particolare intervista per Der Spiegel, però, Alice Schwarzer non ha parlato esplicitamente delle sue posizioni su AfD, ma ha ribadito, su richiesta di Feldenkirchen, alcune delle opinioni che l’anno allontanata dalle femministe più giovani e che le sono valse le accuse di difendere un femminismo prevalentemente bianco ed escludente. Per esempio, ha rivendicato l’opinione, espressa in passato, che nessuna donna che indossi l’hijab possa mai dirsi femminista. Il velo, in tutte le sue forme, secondo Schwarzer, resterebbe comunque il simbolo per eccellenza di una cultura religiosa che sistematizza l’oppressione della donna e questo non cambia se tale simbolo viene indossato in un Paese democratico come la Germania.

E, d’altra parte, è proprio sul multiculturalismo e l’integrazione che Alice Schwarzer rischia più spesso di trovarsi d’accordo con la sua omonima Weidel. Uno dei problemi principali della Germania sarebbe, ha dichiarato, proprio l’arrivo in massa di persone che non si integrano e che non accettano i valori del Paese nel quale vivono, primo fra tutti proprio il rispetto delle donne, incoraggiati, sempre secondo Schwarzer, da referenti tedeschi che li rassicurano sul fatto che non c’è nulla di sbagliato nella loro cultura e nel loro modo di essere. 

Donne che fanno qualcosa per le donne: Alice Schwarzer è possibilista su Weidel, elogia Merkel, boccia Baerbock

Sempre incoraggiata da Feldenkirchen, Schwarzer, si è espressa su diverse figure politiche del panorama tedesco attuale. La fondatrice e editrice della rivista femminista “Emma” ha riservato critiche severe ad Annalena Baerbock (Verdi):  la “politica estera femminista” annunciata dall’ex ministra degli Esteri non avrebbe prodotto risultati: “Ha fallito completamente su questo punto. Ha deluso le donne in Iran, in Afghanistan e così via” ed è “più abile a parole che con i fatti”.

Su Sahra Wagenknecht, con cui Schwarzer aveva condiviso l’opposizione alla politica del governo federale sull’Ucraina, organizzando una controversa “marcia per la pace“, il giudizio può apparire sorprendente: in termini di femminismo, Wagenknecht, che sul tema non si è espressa praticamente mai, non rappresenta una delusione, perché, ha dichiarato Schwarzer, “non mi aspettavo niente”.

Tutt’altro registro per Angela Merkel. Secondo Schwarzer, l’ex cancelliera ha fatto moltissimo per le donne, forse anche senza volere e anche se, all’epoca, su richiesta diretta, non aveva voluto definirsi femminista. Va detto, per quanto né Schwarzer né Feldenkirchen lo abbiano menzionato, che Merkel, nella sua autobiografia uscita dopo la fine del cancellierato, ha dichiarato di pentirsi di quella risposta e che, se dovesse ricevere oggi la stessa domanda, si definirebbe senza dubbio femminista “a modo suo”. 

La disamina delle donne tedesche in politica si è esteso anche a Ursula Von der Leyen, che Schwarzer ha ricordato come ministra della famiglia sotto Merkel e che ha lodato per aver introdotto il congedo di paternità (che però, per lo stupore di Feldenkirchen, la scrittrice ha chiamato “le vacanze anche per i padri”), e Heidi Reichinnek, della quale ha dichiarato di apprezzare l’approccio fresco, punk, ribelle, che, sostiene, ha fatto bene al partito. La sua femminista preferita? Non ne ha una. Preferisce quelle che scrivono sulla sua rivista.

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