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Il “Consiglio di Pace” di Trump spacca la politica tedesca. Solo AfD a favore

In questi giorni, a Davos, si riunisce il forum economico mondiale, ma è inevitabile che si parli anche di NATO e, in particolare, del ruolo che l’Alleanza Atlantica può ancora avere negli equilibri globali, quando uno dei suoi principali attori sembra intenzionato a non rispettarne gli equilibri fondamentali. E questo attore, il presidente USA Donald Trump, guarda sempre meno alla NATO e ancor meno all’ONU e sempre più a un organismo del quale punta a dirigere la creazione e dettare le regole: il cosiddetto “Consiglio di Pace“.

Sulla carta, questo dovrebbe essere un comitato mondiale per la risoluzione dei conflitti, con particolare attenzione alla Striscia di Gaza, del quale gli Stati Uniti puntano a gestire la presunta “ricostruzione” con la collaborazione di Israele e di tutta quella parte dell’occidente che vorrà allinearsi alla visione del mondo dell’attuale amministrazione statunitense. In Germania, praticamente tutte le forze politiche criticano con veemenza questo nuovo organismo e sostengono che il governo debba rifiutarsi di farne parte. Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) mantiene, per ora, il silenzio sulla questione, mentre, fra i gruppi parlamentari al Bundestag, solo AfD è favorevole ad accettare l’invito.

Sinistra e centro-sinistra contestano la struttura parallela all’ONU

Adis Ahmetovic, responsabile della politica estera per il gruppo parlamentare socialdemocratico, ha espresso martedì all’agenzia AFP la propria opposizione all’iniziativa, definendo il progetto “altamente discutibile” e sottolineando come la sua attuazione potrebbe compromettere l’autorità delle Nazioni Unite. Secondo Ahmetovic, che ha esortato Merz a declinare l’invito di Trump, si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di sovvertire l’ordine internazionale basato mediante la creazione di meccanismi che operano in parallelo a organizzazioni consolidate quali ONU, G7 e G20.

Agnieszka Brugger, esperta di politica estera del gruppo parlamentare dei Verdi, ha utilizzato termini ancora più diretti e bollando l’iniziativa come “poco seria” e finalizzata all’indebolimento dell’architettura multilaterale esistente. La deputata ha esortato l’esecutivo tedesco a respingere categoricamente la partecipazione, affermando che il governo non dovrebbe cedere a eventuali pressioni. Secondo Brugger, l’interesse reale del presidente americano non sarebbe la risoluzione del conflitto mediorientale, quanto piuttosto l’edificazione di un’organizzazione concorrente all’ONU sulla quale esercitare controllo discrezionale.

Lea Reisner, parlamentare del gruppo di Die Linke con delega alla politica estera, ha classificato il Consiglio di Pace di trump come un “progetto di politica di potenza” e ha paragonato il Consiglio di pace guidato dall’amministrazione Trump a un cessate il fuoco negoziato da commercianti di armamenti.

La CDU tace

Jürgen Hardt, portavoce per gli affari esteri del gruppo CDU/CSU, ha manifestato perplessità senza chiudere completamente le porte: meglio sarebbe, sostiene, rafforzare le istituzioni multinazionali esistenti, incluse l’Unione Europea, il G7 e il G20. Hardt ha anche evidenziato come un organismo nel quale determinate potenze rivendicano il diritto di imporre i propri interessi rappresenti l’antitesi della diplomazia negoziale. Prima di qualsiasi decisione tedesca sulla partecipazione, però, ritiene indispensabile ottenere informazioni dettagliate sui meccanismi procedurali, l’architettura istituzionale e l’ambito operativo del Consiglio.

AfD si schiera con Trump: “la Germania dovrebbe partecipare”

Markus Frohnmaier, responsabile della politica estera per AfD, ha assunto una posizione diametralmente opposta rispetto agli altri gruppi parlamentari. Frohnmaier ha dichiarato che l’invito dovrebbe essere accettato, argomentando che qualora gli Stati Uniti dovessero rendere il Consiglio uno “strumento efficace”, la Germania non dovrebbe tutelare i propri interessi da una posizione periferica. Il parlamentare di AfD ha criticato le Nazioni Unite, sostenendo che nell’ambito del conflitto di Gaza l’organizzazione si sia dimostrata incapace di agire e ideologicamente prevenuta su questioni fondamentali.

La posizione ambigua del governo tedesco

L’esecutivo tedesco non ha ancora formalizzato la propria risposta all’invito proveniente da Washington. Un portavoce del governo ha comunicato, in una dichiarazione all’agenzia di stampa AFP riportata da diversi quotidiani, che l’esecutivo sostiene in linea di massima qualsiasi sforzo compatibile con l’ordinamento giuridico internazionale vigente. Sarebbe tuttora in corso una valutazione per determinare se la proposta americana possa contribuire concretamente all’obiettivo di garantire la pace nella Striscia di Gaza.

La Germania, tradizionalmente sostenitrice dichiarata del sistema delle Nazioni Unite, si trova di fronte a un dilemma diplomatico. Un rifiuto esplicito rischierebbe di provocare la reazione dell’amministrazione Trump. Il precedente francese illustra i possibili rischi: dopo che Parigi ha declinato la partecipazione, il presidente americano ha minacciato dazi fino al 200% su champagne e vini francesi.

Che cos’è il Consiglio di Pace di Trump e perché la sua costituzione preoccupa l’Europa

Attraverso un documento di otto pagine, Washington ha chiarito che l’organismo dovrebbe configurarsi come alternativa alle Nazioni Unite, definite nel preambolo come una delle “istituzioni che troppo spesso hanno fallito”. Il Consiglio, che il presidente americano intende presiedere personalmente, è concepito per gestire i conflitti globali in competizione con l’ONU. Trump ha criticato ripetutamente l’organizzazione internazionale e nel corso del mese corrente ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti da 66 organizzazioni internazionali.

Diversi paesi, inclusa la Russia, hanno già ricevuto l’invito ad aderire. Quest’ultimo dettaglio ha sollevato non poche critiche, in particolare perché Donald Trump motiva, fra le altre cose, con la minaccia russa la necessità di invadere la Groenlandia. Perché, chiedono diversi commentatori politici, il presidente dovrebbe invitare al proprio Consiglio di Pace una nazione che ritiene tanto pericolosa da doversene proteggere minacciando guerra ai propri stessi alleati? L’iniziativa, in generale, ha generato inquietudine in vari capitali europee, con interrogativi sulla compatibilità del nuovo organismo con l’architettura multilaterale costruita nel secondo dopoguerra.

La composizione del Consiglio di Pace: non ci sono voci palestinesi a decidere il futuro di Gaza

Il Consiglio di Pace, annunciato mentre l’amministrazione americana cerca di gestire la ricostruzione e l’amministrazione transitoria di Gaza nel contesto di un cessate il fuoco che non ha visto mai un giorno in cui le armi abbiano taciuto, è composto da sette membri. Oltre al presidente Trump, ne fanno parte il segretario di Stato Marco Rubio, l’ex primo ministro britannico Tony Blair, Jared Kushner (genero del presidente), l’inviato speciale Steve Witkoff e il presidente della Banca mondiale Ajay Banga. Ulteriori nomine sono previste nelle prossime settimane.

Secondo una dichiarazione della Casa Bianca, ciascun membro gestirà un portafoglio specifico relativo alla stabilizzazione e al successo a lungo termine di Gaza, comprendendo sviluppo delle capacità di governance, relazioni regionali, ricostruzione, attrazione di investimenti, finanziamenti su larga scala e mobilitazione di capitali.

Un aspetto controverso del progetto riguarda l’assenza di rappresentanti palestinesi nella composizione del Consiglio. 

Seth Masket, politologo dell’Università di Denver, ha ironizzato sul nome scelto per il Consiglio, osservando sui social media come questo venga compromesso dalle azioni bellicose dell’amministrazione americana. Il ricercatore ha elencato Venezuela, Iran, Groenlandia, Canada e perfino lo stato americano del Minnesota come esempi di teatri verso i quali Trump ha manifestato intenzioni aggressive.

Trump ha descritto il Consiglio con la consueta enfasi retorica come il “più grande e prestigioso mai riunito in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo”.

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