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Vuoi aprire un’attività in Germania? Occhio a questi errori!

Una delle domande che riceviamo più spesso dai nostri lettori, soprattutto da quelli che si trovano ancora in Italia, ma guardano con interesse al mercato tedesco, è: “cosa devo fare per aprire un’attività in Germania?”

Sull’imprenditoria in terra tedesca circolano tantissime informazioni contrastanti: è più difficile o più semplice che in Italia? Più o meno costoso? La burocrazia è più lineare o più complessa che da noi? La risposta a tutte queste domande è: dipende. Partiamo con le buone notizia: per chi arriva dall’Unione Europea, aprire un’attività commerciale in Germania è più semplice che per chi proviene dai Paesi extra-europei. Anche se si tratta di un sistema che ci favorisce, però, è importante conoscerlo nelle sue particolarità, soprattutto quelle che lo rendono diverso rispetto al sistema italiano. Quello che possiamo dirvi con certezza è che ci sono alcuni errori, molto comuni, che hanno scoraggiato più di un neo-imprenditore dal proseguire la propria avventura tedesca. Ecco quali.

1: non capire cosa si intenda per “mettersi in proprio”

In Germania, si parte da una differenza di base fra due due categorie di lavoratori autonomi: il Freiberufler (libero professionista) e il Gewerbetreibender (titolare di attività commerciale). Si è Freiberufler se l’attività rientra nelle professioni liberali previste dalla legge: medici, avvocati, ingegneri, architetti, giornalisti, interpreti e traduttori, tra gli altri. Chi non rientra in questa categoria è di norma trattato come Gewerbe.

La distinzione non è solo burocratica. Se ci si registra come Freiberufler ma il Finanzamt (l’ufficio delle imposte) stabilisce che si è invece Gewerbetreibender, possono sorgere obblighi retroattivi relativi a Gewerbesteuer e all’iscrizione alla camera di commercio. Classificarsi in modo errato ha conseguenze fiscali significative.

2: non informarsi sui diversi tipi di ragione sociale

Un errore molto comune, specialmente per chi ha già gestito un’attività economica in Italia, è quello di pensare che i diversi tipi di ragione sociale che esistono in Italia (per esempio s.r.l., s.n.c, s.a.s e così via) si possano trasporre nel sistema tedesco.

Chi passa dall’essere libero professionista all’aprire un’azienda vera e propria ha tre opzioni principali. La differenza fondamentale è quella tra UG, GbR e GmbH riguarda il capitale sociale richiesto: per fondare una GmbH occorre un capitale minimo di 25.000 euro. Per una UG, questo requisito scende a 1 euro per socio, per una GbR non c’è capitale iniziale. Anche i costi di avvio variano, perché le pratiche burocratiche richieste per le diverse ragioni sociali sono, ovviamente, differenti.

3 Non considerare la spesa per l’assicurazione sanitaria

L’assicurazione sanitaria è obbligatoria per i lavoratori autonomi e, se un imprenditore ha dei dipendenti, dovrà corrispondere anche parte del costo per la loro assistenza. A differenza del dipendente, il cui contributo è diviso con il datore di lavoro, il lavoratore autonomo la paga interamente. Per chi non ha previsioni di reddito chiare nei primi mesi, può rappresentare un costo fisso significativo da tenere in conto.

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