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Il Museo della DDR cerca oggetti rari per una mostra: appello alla memoria dell’Est

Zollette di zucchero, caffè miscelati, assorbenti, vecchi flaconi di disinfettante. Non è l’inizio di una lista della spesa vintage — è l’elenco dei piccoli tesori che il Museo della DDR di Berlino cerca di riportare alla luce. Trentacinque anni dopo la riunificazione, ciò che un tempo era banale oggi è prezioso: oggetti quotidiani della Germania Est che stanno scomparendo dalla memoria collettiva.

Un appello semplice, ma pieno di significato, che il museo rivolge a tutti i tedeschi che vivevano all’Est: rovistate nei vostri scantinati, tra scatoloni dimenticati e armadi chiusi da decenni. Il museo vuole riscoprire la vita vissuta attraverso i suoi frammenti più concreti.

Oggetti comuni dal valore straordinario

Cosa rende un flacone di Wofasept o una confezione di Tempo-Bohnen così significativi oggi? Non il valore materiale, certo, ma la loro capacità di raccontare una quotidianità ormai estinta. Ai tempi della DDR, prodotti come Club-Cola o i cosmetici Florena erano ovunque. Ora sono spariti quasi del tutto. E proprio per questo il museo li cerca. La missione del Museo della DDR, dopo tutto, è conservare la memoria di quello che era lo stile di vita nell’ex Germania Est.

Tra gli articoli considerati particolarmente rari: alimenti per neonati degli anni ’70 e ’80, tamponi Immuna, assorbenti Perfekt, condimenti dell’epoca e naturalmente le iconiche miscele di caffè — un bene allora considerato raro e molto ambito. Ma anche rossetti Florena, sale da cucina, lacca per capelli Action.

Non sorprende che sia sempre più difficile trovarli: molti furono consumati fino all’ultima briciola, altri semplicemente gettati via nel passaggio alla nuova economia. Eppure, qualcuno potrebbe averne conservato un esemplare, forse per nostalgia, forse per caso.

Una raccolta partecipativa: come contribuire

Il Museo della DDR ha scelto una via diretta e inclusiva per ampliare la propria esposizione: invitare il pubblico a partecipare attivamente. Chiunque possieda un oggetto del genere — magari dimenticato in un angolo della cantina o in una scatola sopra l’armadio — può contattare l’istituzione. Il procedimento è semplice: basta inviare un’email con una descrizione e, se possibile, una foto dell’oggetto.

Nessuna consegna a mano, però. Il museo, situato nella Karl-Liebknecht-Straße, non accetta donazioni dirette in sede. Solo dopo una valutazione preliminare, si riceverà una conferma o un rifiuto. La risposta, promettono, non tarderà ad arrivare.

Un gesto di collaborazione, certo, ma anche un modo per rendere tangibile il legame tra la memoria privata e quella collettiva.

Quando il quotidiano diventa storia

È curioso pensare che ciò che era onnipresente sia oggi considerato rarità museale. Eppure, è proprio in questi dettagli che si annida la verità storica. Gli oggetti del quotidiano raccontano più di molti documenti ufficiali: mostrano le abitudini, le mancanze, i piccoli riti che definivano l’identità di un popolo.

“Conservare ciò che resta della vita ordinaria è fondamentale”, sottolinea il direttore del museo Gordon von Godin. Perché, alla fine, la storia non è fatta solo di eventi eccezionali, ma anche — e soprattutto — di ciò che si consuma ogni giorno, quasi senza pensarci.

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