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La Germania frena sulle sanzioni UE contro Israele

La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza continua a generare profonde spaccature all’interno dell’Unione Europea. Al centro del dibattito: la Germania, che insieme ad altri Stati membri, fra cui l’Italia, sta opponendo resistenza alle proposte di sanzioni contro Israele.

La resistenza tedesca alle sanzioni europee contro Israele

Durante le consultazioni del Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri a Bruxelles, è emersa chiaramente l’impossibilità di raggiungere un consenso rapido. Fonti diplomatiche avrebbero confermato all’agenzia di stampa Deutsche Presse-Agentur la posizione della Germania, affiancata da diversi partner europei, contro l’avvio della procedura decisionale.

Il nodo della questione sarebbe la raccomandazione formulata lunedì sera dalla Commissione europea: una proposta che prevedeva la sospensione parziale della partecipazione israeliana al programma di finanziamento della ricerca Horizon Europe (si tratta di un programma quadro dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione, che al momento conta su un budget pari a quasi 100 miliardi di euro).

Trump cambia registro: pressioni americane su Israele

Inaspettatamente, anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si è espresso più o meno con gli stessi toni nei confronti di Israele. “Che si parli o meno di carestia, si tratta di bambini che soffrono la fame”, ha dichiarato Trump al ritorno dall’incontro con la presidente della Commissione europea von der Leyen in Scozia.”Penso che chiunque, a meno che non sia piuttosto insensibile o, peggio ancora, pazzo, non possa dire altro se non che è terribile vedere questi bambini”. Parlare di un cambio di rotta nella posizione degli USA, tuttavia, sarebbe lontano dalla realtà: l’amministrazione americana non ha minimamente considerato l’ipotesi di sanzioni di alcun genere, ma si è limitata a chiedere a quello che rimane il suo alleato, ovvero Israele, di far arrivare il cibo necessario alla popolazione palestinese.

Critiche interne al governo tedesco

In Germania, intanto, le voci di dissenso si moltiplicano. Franziska Brantner, leader dei Verdi, chiede apertamente al governo federale di adottare una linea più dura nei confronti di Israele. Il cancelliere Friedrich Merz della CDU, secondo Brantner, dovrebbe “abbandonare il suo ostruzionismo nei confronti di un’azione comune europea” e sostenere l’idea di sospendere parzialmente l’accordo di associazione dell’UE con Israele.

Franziska Brantner Foto: Elias Keilhauer

Ma le critiche non si fermano qui. Brantner ha anche puntato il dito contro l’assenza del ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) dalla conferenza delle Nazioni Unite sulla soluzione dei due Stati tenutasi a New York.

Aiuti umanitari tedeschi: forma o sostanza?

La Germania ha intanto deciso di partecipare attivamente agli sforzi umanitari internazionali. Due aerei dell’esercito tedesco sono stati dispiegati per fornire rifornimenti aerei alla popolazione della Striscia di Gaza, come annunciato dal cancelliere Merz. Gli aeromobili verranno equipaggiati in Giordania e il loro decollo è previsto al massimo entro il fine settimana. Tuttavia, questa iniziativa non è priva di controversie. Gli operatori umanitari esprimono perplessità sull’efficacia dei lanci aerei, considerandoli inefficaci e costosi rispetto alle quantità relativamente ridotte di aiuti distribuiti: più efficace, sostengono, sarebbe il trasporto su camion. Gerda Hasselfeldt, presidente della Croce Rossa tedesca, è stata categorica: “I ponti aerei sono sempre l’ultima opzione”. Al confine con Gaza sono già pronti centinaia di camion carichi di tonnellate di aiuti umanitari, pronti per una distribuzione sicura e mirata via terra.

I rischi sono concreti. In un’area densamente popolata come Gaza, il lancio di pallet comporta il pericolo di ferire o uccidere persone a terra. Inoltre, è improbabile che le persone più vulnerabili, come i feriti e i bambini, ricevano aiuti adeguati attraverso questa modalità.

Critiche arrivano anche dall’SPD. Adis Ahmetovic, portavoce per la politica estera del gruppo parlamentare socialdemocratico, propone un approccio alternativo: invece di lanciare aiuti dall’alto, la Germania dovrebbe trasportare i feriti dalla Striscia di Gaza per fornire loro assistenza medica specializzata.

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