Berlino: "No alla criminalizzazione delle Ong"
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È arrivata forte e chiara la risposta del governo tedesco al dibattito sugli interventi in mare: non è in alcun modo accettabile la criminalizzazione generalizzata delle ong impegnate nel salvataggio di vite umane. La posizione è stata espressa dopo le sanzioni recentemente irrogate da Malta nei confronti della nave “Lifeline”, Ong di Dresda.

Il segnale arriva direttamente da Soeren Schmidt, portavoce del ministro dell’interno tedesco Horst Seehofer. Contestualmente il governo ha dichiarato, implicitamente rispondendo ai reiterati attacchi di chi accusa la Germania di non volersi far carico del problema dei migranti in mare, che 40 città tedesche hanno in passato dato la disponibilità ad ospitare le persone a bordo di navi non autorizzare a sbarcare.

Berlino ha inoltre ribadito la necessità di fare uno sforzo, in tutte le sedi Ue e Nato, per trovare prima possibile una soluzione europea al problema dei migranti, che sia però in prima istanza basata “sulla solidarietà e sulla umanità”, e inoltre “che funzioni in maniera sistemica e di lunga durata”.

Il concetto è stato ribadito anche dalla cancelliera Angela Merkel, che nel 70° anniversario della Grundgesetz, la Costituzione tedesca, ha dichiarato che la soluzione del problema non può passare attraverso la negazione dell’umanità e che “la vita umana è inviolabile”.

Ha inoltre descritto la Germania come un Paese “di immigrazione e integrazione” e ricordato questo monito anche agli altri Paesi europei, anche e soprattutto quando si trovano a fronteggiare il rischio che delle persone perdano la vita nel mediterraneo.

Sulla questione, dunque, non solo la grande coalizione di governo CDU-SPD, ma anche lo stesso partito conservatore CDU, mettono da parte le polemiche interne per assumere una posizione compatta. Persino il ministro dell’interno Horst Seehofer, di posizioni filo-sovraniste e spesso in rotta con la cancelliera sulla questione, ha sposato senza obiezioni le dichiarazioni del governo tedesco.

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