di Alessandro Campaiola

Il noto quartiere di Mitte, nel cuore della città di Berlino, centro nevralgico di ogni itinerario turistico e punto di riferimento per i giovani abitanti della capitale tedesca, è divenuto, dalla caduta del Muro, il regno di artisti e creativi. Le vecchie fabbriche insistenti nell’area ebraica che per decenni hanno versato in uno stato di totale abbandono, hanno lasciato il passo a un rinnovamento culturale che ha investito l’intera zona e ha visto il fiorire di bar, teatri e gallerie d’arte indipendenti, insomma, veri e propri poli di cultura alternativa.

Mulackstrasse, in particolar modo, fotografa in maniera chiara il cambiamento avvenuto a Mitte.
Nei primi anni del secolo scorso, infatti, la stradina oggi ricca di negozi eleganti e boutique di moda internazionale era frequentata da criminali, giovani gangster e prostitute.
Al numero 15 della via sorgeva il Mulackritze, un celebre bar che aveva aperto i battenti nel 1920 divenendo in pochissimo tempo il punto di ritrovo di grandi artisti della città, tra cui l’attrice Marlene Dietrich, che l’American Film Institute ha inserito al nono posto tra le più grandi star della storia del cinema, Claire Waldoff, nota cabarettista dalla forte impronta politica anti regime nazista, e l’attore e regista Gustaf Gründgens, direttore del teatro Deutsches Schauspielhaus di Amburgo dal 1955 al 1963.

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Marlene Dietrich, durante gli anni nei quali il Mulackritze raggruppò tra i suoi tavoli il meglio dell’arte cinematografica berlinese, iniziò a calcare il palcoscenico del teatro di Großes Schauspielhaus Berlin e ottenne piccole parti in alcune pellicole mute. La sua prima interpretazione nel ruolo di protagonista arrivò nel 1929 nel film “Die Frau, nach der man sich sehnt”, solo il primo tassello di una carriera che la dipinse all’immaginario collettivo mondiale come una delle più note icone del mondo cinematografico della prima metà del Novecento, un modello di femme fatale per antonomasia.
Al contempo, Claire Waldoff fu coinvolta in diverse tournée lungo tutto il Paese e calcando il palcoscenico dei più prestigiosi teatri di varietà berlinesi come il Wintergarten, duettando proprio con Marlene Dietrich, ancora lontana dalla fama che avrebbe raggiunto negli anni a seguire.

Non solo attori, però, si rilassavano al Mulackritze. La trama spesso cruda e losca del posto portò alcuni gangster a frequentare il locale, tra loro Adolf Leib era il più noto, anche a causa del suo ruolo di boss dell’organizzazione criminale Immertreu.
Lo storico locale chiuse i battenti nel 1951, ma prima della demolizione avvenuta nel 1963, un antiquario tedesco abitudinariamente vestito da donna, Charlotte von Mahlsdord (nome d’arte di Lothar Berfelde), ne salvò i mobili, i quadri e gli altri elementi d’arredo, fondando successivamente il Gründerzeitmuseum, nel quale è possibile visitare gli interni del bar precisamente disposti come all’epoca in cui accoglieva i suoi ospiti illustri.

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Il museo, durante gli anni della DDR, divenne anche punto di ritrovo della comunità omosessuale di Berlino Est, di cui Charlotte era un rappresentante molto noto. Successivamente alla riunificazione del Paese, alcuni gruppi neonazisti costrinsero l’artista a chiudere le porte del museo nel 1995. Due anni più tardi, però, la Förderverein Gutshaus Mahlsdorf e.V. si adoperò affinché la galleria fosse riaperta e restituita al pubblico.

La trasformazione del Mitte, ben dipinta dalle vicende che coinvolsero il Milackritze, tuttavia, non si fermò, per fortuna degli abitanti della zona e della città intera, a Mulackstrasse. L’angolo trendy di Berlino non attirò soltanto gli stilisti più in voga del panorama teutonico e internazionale, ma anche diversi investitori immobiliari contribuirono alla modernizzazione degli edifici con un conseguente rincaro dei prezzi. Tante botteghe di piccoli artigiani e giovani ristoranti si trasferirono altrove, lasciando spazio alle grandi firme, rendendo così il Mitte un quartiere esclusivo, un punto di ritrovo fondamentale per i turisti di tutto il mondo, la rete di strade più visitata dell’intera città.

Il cuore della modernizzazione di Berlino batte tra i vicoli che racchiudono lo Scheunenviertel, lì dove la storia va cercata nelle pietre nascoste, nei capillari che ancora resistono tra le nuove luci che accendono il quartiere.