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Berlino perde i pezzi: lo Yaam chiuderà i battenti

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Lo Yaam esiste da diciotto anni. O, sarebbe meglio dire, da diciotto estati. È durante la stagione calda, infatti, che il locale afro e reggae dà il meglio di sé: affacciato sulla Sprea, con la sua caratteristica spiaggia sabbiosa, questo locale offre a tutti i berlinesi la sensazione di trovarsi per un attimo nel cuore della Giamaica.

Lo Young and Africans Art Market, fin dal momento della sua inaugurazione, è sempre stato uno dei posti migliori in cui godersi il sole di Berlino, grazie anche ad una meravigliosa location (35.000 metri quadri proprio di fronte ad Ostbahnof). Tra le tante attività proposte dal locale ci sono concerti reggae, barbeque a tema africano, tornei di basket.

Oggi, però, questo importante ritrovo multiculturale rischia di chiudere. A minacciarne l’esistenza, il legittimo proprietario del terreno, la società spagnola Urnova. Nei giorni scorsi, i gestori dello Yaam hanno ricevuto un’ingiunzione di sfratto: entro sessanta giorni l’area su cui sorge il locale no profit dovrà essere liberata.

“Negli ultimi quattro anni, Yaam e Urnova hanno sempre avuto un buon rapporto e non c’è nulla di personale contro l’attività culturale dei ragazzi”, ha spiegato il legale della società iberica. “Ora però, la compagnia ha deciso di disporre liberamente della sua proprietà”. Non è certo, ma è altamente probabile, che il terreno venga rivenduto ad una società tedesca nell’ambito del progetto Mediaspree, che trasfigurerà per sempre il lungofiume nella parte est di Berlino.

I gestori del locale hanno deciso, per contro, di far sentire la propria voce. Per questo hanno indetto una petizione online, che si può leggere a questo indirizzo, con l’intento di coinvolgere nel progetto di salvataggio tutti i berlinesi. “Se politici ed investitori non si dovessero rendere conto dell’importanza di progetti come quello di Yaam, ed il locale venisse chiuso, sarebbe una grandissima perdita culturale per la città, per la sua vivibilità e per la sua forza creativa”, si legge nella petizione.

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