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di Valerio Bassan

I tatuaggi che solcano il viso come tante cicatrici. Due anelli, canini demoniaci, che infilzano il labbro inferiore. E poi il pizzetto folto, i capelli brillantinati all’indietro. Il chiodo di pelle, immancabile, anche in inverno. La voce baritonale. Sven Marquardt non è solo un buttafuori. Sven Marquardt impersonifica Berlino, i suoi modi rudi, il suo fascino notturno, il suo passato ancora vivo e tangibile.

Da vent’anni, Sven detta legge nella capitale tedesca. È lui, infatti, a decidere chi può entrare nel cuore techno dei weekend berlinesi: il Berghain. “Ogni maledetta domenica”, per citare il film di Oliver Stone con Al Pacino – uno dei suoi attori preferiti – ma anche ogni venerdì ed ogni sabato, Sven custodisce l’ingresso del tempio, decidendo chi rispetta e chi no le “leggi non scritte” della discoteca più famosa del mondo. Una celebrità, in città: basti pensare che nel 2011, lo street artist portoghese Vhils gli ha dedicato una gigantografia, a Schöneberg.

Quasi nessuno lo sa, ma quest’uomo è anche – e soprattutto – un fotografo. Al suo attivo ha cinque mostre – tutte tenutesi a Berlino – e due libri, Zukünftig vergangen: Fotografien 1984–2009, pubblicato nel 2010 e Heiland. Mitteldeutscher Verlag, alle stampe nel 2011. I suoi ritratti, rigorosamente in bianco e nero, raffigurano attori e cantanti, ma anche personalità complesse, mutevoli e oscure, inquadrate all’interno di una città decadente e romantica.

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Il nome tradisce le origini: Sven nasce a Berlino Est, nel 1962. Da piccolo, passa quasi tutto il suo tempo libero nella panetteria dei genitori, a Prenzlauer Berg. Qui comincia a lavorare, ancora adolescente. Poi, dopo aver conosciuto Robert Paris, figlio della celebre fotografa Helga, Sven entra nella comunità punk della città. Si rasa i capelli ai lati della testa, cerchia i suoi occhi con il mascara. Qualche rissa di troppo, e la polizia gli proibisce l’ingresso a Mitte.

Nel 1990, pochi mesi dopo la caduta del Muro, Sven inizia a lavorare per suo fratello Olivier, alias DJ Jauche, come buttafuori durante i party dell’Ostgut, l’antenato del Berghain. Dell’ex centrale elettrica di Friedrichshain, con i suoi tratti architettonici stalinisti, la sala delle turbine, le luci, Sven diventa uno dei punti cardinali: «È simile al set di un film, qualcosa di irreale», ha spiegato al New York Times qualche mese fa. Tanto che, alla chiusura dell’Ostgut, nel 2003, aveva meditato di lasciare il lavoro: ma la passione ed il fascino di quella struttura lo hanno convinto a restare.

La parola buttafuori non gli piace. «Preferisco selezionatore», spiega Sven. È proprio grazie a lui ed alle sue scelte – per molti incomprensibili o irrazionali – che il Berghain riesce a mantenere negli anni la sua fama leggendaria. Spesso anche gli habitué devono affrontare delusioni inaspettate. Così sarà anche in futuro, almeno per un po’: «Continuerò a fotografare e a lavorare al Berghain», racconta. «Certo, non potrò fare questo lavoro per sempre. Un giorno smetterò». Quello, ne siamo sicuri, sarà un giorno triste, per Berlino e la sua vita notturna.

*leggi anche: Come entrare al Berghain? I consigli dell’esperto*

72 Commenti

  1. Ovviamente il buzzurro qua sopra non ha neanche letto l’articolo, e non sa che Sven è un affermato fotografo.

    Il vizio di commentare senza leggere si sta diffondendo nella cafonissima rete italiana.

  2. Giusi modera i termini, ognuno ha le sue opinioni.
    Non basta cmq a mio giudizio dire di fare fotografie per essere un fotografo. Il tizio qui è un buttafuori del cazzo, punto.

  3. Ora vivo in California, nel tempo libero organizzo festival intorno alla bay di san francisco, sono pochissime le persone, musicisti e non, che sono a conoscenza della fama internazionale del Berghain. Innondare di aggettivi straordinariamente enfatizzanti un articolo così povero di contenuti e ammorbarsi leggendo i commenti, è quasi stimolante. La vera vita di Sven, un bear-lin ese alle porte della darkroom. fotografia e fisting per i miserabili.

  4. Che noia questi criticoni…
    l’articolo è molto interessante, ben scritto e delinea con cura il personaggio. Nessuno qui dice che Sven sia un genio della fotografia! Il giornalista cerca di spiegare anche gli “altri” aspetti della sua personalità.

    Eleanora, è ovvio, non è il presidente degli Stati Uniti. Ma almeno a Berlino, fidati, è parecchio conosciuto!

  5. Sven e’un fotografo di grande talento e – sinceramente – credo che faccia il suo lavoro meglio di tanti altri. la policy del Berghain e’ dura, ma non l’ho mai visto essere maleducato con le persone. Detto questo, il suo ‘no’ e’ NO, ma viene pagato per questo. Un Berghain preso d’assedio da tutti gli scoppiati Ibizenchi del pianeta non sarebbe lo stesso locale.

  6. vivo a berlino e puntualmente ogni settimana sono al berghain. sven oltre essere top come persona è un fotografo amato e rispettato in tutto il mondo. chi lo insulta è perchè probabilmente si è beccato un suo grosso NO alla porta del BH. e sapete che vi dico??? che fanno bene a rimbalzare tutta quella gente che ci arriva… soprattutto tantissimi pischelli italiani ignoranti in materia. berlino e berghain non sono per tutti … mettetevelo in testa.

    • berlino e il berghain nn sono x tutti… ma fatela finita.. la musica deve unire le persone e nn creare razze e distinzioni… x me lui è solo una persona ke fa un lavoro.. orribile…spero prima o poi finirà sta storia…

      • ma te che ne sai di cosa c’è là dentro?? non è soltanto musica!! un tempio va preservato!!

    • Uella ciao @Karina come va lassù a Berlin? È un sacco che non ci si becca!
      Onestamente io sto un pò da una parte e un pò dall’altra. Sono stato 5 volte a Berlino, entrato più volte senza problemi dove mi pareva, compreso il Berghain, selezionato “dal grande Sven”, pensa che vip che sono! Haha, Grasse risate.
      Onestamente, “Berlino e il Berghain non sono per tutti”, è proprio una stronzata galattica, manco parlassi della Scala, la città è mega facile da vivere, e il berghain è il posto dove vanno tutti i clubber e l’80% di quei tutti riescono ad entrarci, non ci trovo niente di esclusivo, o di underground. Finiamola di poeticizzare una scena che di poetico non ha un cazzo di niente. È un bel posto dove ci si va a divertire, semplicemente.
      Tra l’altro se pensi che alcune “categorie” hanno l’entrata assicurata, praticamente non entri solo se sei un babbo di minchia patentato, o uno stronzo arrogante. Riuscire ad entrare li non ti rende diverso da niente, è solo che gli sembri abbastanza drogato e/o deviato da entrare.
      Sven? È un bel personaggio da film e ci sta che gli venga fatto un articolo del genere. Punto.

    • uahahaha!! Berlino e Berghain non sono per tutti??? Neanche uno venisse illuminato là dentro! A parte musica che può anche non piacere e gente che si infila a vicenda i pugni nei sacri orifizi il Berghain rimane solo affascinante architettura industriale e tanto nome. Alla fine direi che è principalmente famoso solo perché non ci si può entrare… è come una borsa della Vuitton… non è niente di speciale, se non avesse il marchio nessuno se la comprerebbe, ma la vendono a più di 1000€ e la gente risparmia mesate per comprarsela… Animo umano che vuole solo quello che non può avere :)

    • Cosa ci dobbiamo mettere in testa, “karina” (a dir poco un eufemismo), che Berlino non è per tutti? E per chi è, per la gente come te e basta?? Se il Berghain non è per tutti non me importa nulla, solo mi fa tristezza perchè la musica, quella si, E’ PER TUTTI, per cui conta fino a 50000 e fatti una cultura prima di aprire la bocca. Seconda cosa, prima di arrivare addirittura a dire se una città sia o meno per tutti sciacquati la bocca, QUESTO E’ PURO RAZZISMO DI STAMPO CLASSISTA, proprio come ti hanno ben indottrinato ad essere i gestori del Berghain…e fai una bella cosa, non limitarti a scrivere queste BELLE OPINIONI DISCRIMINATORIE solo dietro all’anonimato, abbi il coraggio di mostrarti, perchè nascondendoti fai ancora piu una figura piccola piccola, come probabilmente sei visto le inciviltà che dici. BERLINO E’ DI TUTTI…TUTTO IL MONDO E’ DI TUTTI, ANCHE TUO, MA CERTAMENTE NON PUOI IMPEDIRMI DI VIVERE IN UN POSTO SOLO PERCHE’ NON TI PIACCIO, VERGOGNATI!!!

  7. “Il nome tradisce le origini: Sven nasce a Berlino Est”

    Perché, a Berlino est parlavano una lingua diversa da quella parlata a Berlino Ovest?
    Sven è un nome tipico della Germania est?

    Ma per piacere.

  8. Un mio amico produttore mi ha detto che lui lo lasciano sempre fuori. Una volta perfino c’era un dj che metteva su i suoi pezzi, ma non è riuscito a entrare … haha

  9. Quante stronzate…italiani che si sentono diversi da altri italiani perchè vivono a berlino e frequantano il berghain, il watergate e via discorrendo…Io entro quindi sono alternativa non sono ibizenca come il resto della massa…buahahah.
    Io a Berlino ci sono stato + di una volta e ho frequantato i locali “tempio della musica” e posso assicurarti da persona obiettiva che la musica non c’entra un cazzo è tutto un discorso di pregiudizio nei confronti del diverso,dello straniero e spesso anche un modo per preservarsi da occhi indiscreti considerato che è un posto molto libertino….

  10. KARINA il tuo è il commento perfetto.E’ normale che venga fatta una dura selezione quando ti si presentano 15.000 persone a serata!Da poco mi è capitato di andarci e proprio Sven mi ha fatto entrare tranquillamente,mentre ero all’ingresso un tizio è uscito in mutande per poi rientrare…una marea di gente s’è messa a ridere….Ecco quella marea di gente probabilmente vedrà sempre il Berghain col binocolo…..Il Berghain ha una sua politica e delle regole da rispettare ragazzi,non vi piacciono?Fottetevi.

    • Diego prima cosa parla bene, guarda ti garantisco è meglio. Seconda cosa il commento di karina è proprio il peggio che si potesse leggere, porcherie del genere fanno imbestialire chiunque abbia un minimo di cervello e di pensiero libero in testa..anche tu vai a farti una cultura amico mio, ne hai UN GRAN BISOGNO, SI VEDE. Ti posso dire che concordo sul fatto che la gente in fila debba comportarsi educatamente, perchè se in un locale possono succedere certe cose è meglio che non ci vai se ti devi mettere a ridere e a sfottere, e a quel punto sono contento se vieni lasciato fuori..per il resto, LA SELEZIONE E’ E RIMANE MERDA, e soprattutto quello che è grave è affermare che “Berlino non è per tutti”..ragazzi piantatela di dire fesserie e usate la testa che cel’avete.

  11. i club sono posti dove ci si diverte e nessuno dovrebbe essere escluso a priori!!…la musica è fatta per unire..la triste verità è che gli Italiani, sopratutto quelli che vanno all’estero e snobbano i loro stessi connazionali perchè troppo “ignoranti” per entrare in un locale, sono solo dei bigotti che disperatamente provano a prendere le distanze dal loro mondo di provincia e si vantano di essere entrati in un club esclusivo….e poi ci meravigliamo che abbiamo avuto Berlusconi al governo…ahi ahiii….

    • Mhhh…tante opinioni tanti commenti…la questione non é essere italiani o meno, ma piuttosto essere aperti, rilassati e liberi da ogni giudizio. Una volta che entri in questa prospettiva la gente lo capisce, che sia Sven, il panettiere, il controllore della BVG o il tuo migliore amico non fa molta differenza. Sei italiano, tedesco, norvegese o israeliano? Chissenefrega! É una questione di risonanza tra persone. Ciao.

  12. Il Berghain é un club molto richiesto ed é normale che sia presente una selezione all’ingresso, che per forza di cose cambia il target che lo frequenta. Il tipo di persone, il loro mood, il loro abbigliamento, sono elementi strettamente dipendenti all’atmosfera di un locale. Lo Sven si occupa di conservare il gusto originale del mondo berlinese. Si puó essere critici rispetto al fatto che vi sia una discriminazione verso la gente diversa dai canoni dello Sven, ad ogni modo io rispetto il suo lavoro e la sua passione per il non-commerciale!

  13. Sven e’ situato davanti alla porta che nasconde un mondo che tutti vorremmo ! Bisogna meritarselo l’ingresso ed e’ giustissimo ! In Italia non sono mai esistiti e non esisteranno mai quisti Templi perche’ siamo rovinati dai nostri modi di fare e pensare !!!! Io sono sempre entrato e ho rispettato le regole !!!!! Fatelo tutti altrimenti diventera’ un luogo Commerciale come tanti altri !!!!

  14. Club come il Warehouse , Il Gallery , il Paradise Garage , lo Shelter sono templi della musica! tutto ciò che noi definiamo “Underground” è riconducibile a questi club , che hanno fatto la storia a New York a Chicago e a Detroit….Quindi non parlate tanto per parlare ; tanto per fare i fighi ; l’abbiamo capito che vivete a Berlino e frequentate i posti cool e di tendenza. Ma a mio parere (poi per carità ognuno dicè ciò che vuole) non hanno nulla a che vedere con la filosofia Underground del clubbing.
    Nel club Underground è la musica a fare la selezione ; e in questi posti sopra citati tutti ma proprio tutti convivevano insieme in una dimensione oserei dire spirituale ,uniti esclusivamente dalla musica.
    Il berghein non è un cazzo di tempio dell’ underground è un posto dove un cazzone tatuato ti dice che non puoi entrare perchè non sei un habituè e non gli piaci perchè non sei vestito da finocchio e non hai l’accento berlinese. Aggiungo che questo tipo di selezione la fanno in moltissimi altri locali berlinesi…mi viene da dire sono anche quelli templi della musica…ma per favore siete bravi a giustificare chi magari vi considera italiani di merda pur di dire di essere stati al berghein…falliti.

    • forse non ci sei stato al berghain ma comunque non è vero che se non vesti da finocchio non ti fanno entrare e poi la selezione è molto alla cazzo ad esempio ti fa entrare per un pò i turisti poi le coppie poi cazzo ne so i travestiti comunque fidati il berghain è una delle poche realtà ancora rimaste underground

    • menzioni club che non hanno niente a che vedere col berghain, ne come policy ne come attitudine. ti consiglio di guardare il film MAESTRO nel caso non lo avessi visto..(c’erano serate per bianchi e serate per neri, perche si sparavano). detto questo, il berghain è un locale di tendenza (dettata dall’ignoranza di chi non ci è mai entrato o da chi si bulla di esserci stato) che fa altre cose molto interessanti oltre il week end techno e house. ed è giusto non farlo diventare il circoloco berlinese.
      il cazzone tatuato serve a tener fuori la gente che non coincide col tipo di clientela che frequenta il locale. Nel club underground (quale?) è la musica a fare selezione, ma come qualcuno ha giustamente detto nei commenti sopra, come puoi gestire una affluenza di persone tale se non selezionando una clientela rigorosamente? Da italiano, so che ci sono due categorie di clubbers italiani che espatriano verso i templi della musica. chi è in grado di comportarsi e chi no. e onestamente la cosa che piu ho apprezzato dentro il berghain, è di non aver avuto a che fare con orde di italiani che credevano di essere in piramide al cocorico o al monegros! peace!

  15. Prima di parlare male del Berghain – a cazzo, tra l’altro – magari assicurarsi di scriverne bene il nome? Prima di scrivere “non basta dire di fare fotografie per essere un fotogafo” magari dare un occhio alla produzione di Marquardt? Complimenti, eh.
    Comunque vedo che nessuno ha capito che Sven, nell’arco della serata, cambia di continuo i criteri di selezioni perché il suo obiettivo è lasciare una “fauna” molto variegata e sfaccettata dentro. Ci sono mezz’ore in cui fa entrare i turisti e altre in cui li tiene fuori, mezz’ore in cui fa entrare le coppie e altre che manco per sogno, e così via. Bene, ora sapete come stanno le cose. La mia fonte? Discretamente diretta, diciamo.

    • fino a questo commento mi è parso di leggere solo commenti scritti a sproposito senza conoscere nulla del soggetto in questione o del locale in questione…parlare di una realta’ come il berghain bisogna essere informati perchè si rischia di fare figuracce…mi associo a damir

    • impeccabile descrizione di cio che accade!! è proprio cio che rende il tutto speciale, la fauna, unita dal comune denominatore del rispetto delle regole e del senso del ‘vero’ divertimento all’interno di un club!

  16. Merda totale, fila, venditori di coccaina all’ingresso, zombie alla selezione, e pieno di defficienti che implorano per entrare, ahahahah… P.S. Vorrei un giorno da DIO, vedrette come vi cambierei :P :::::: PP.SS. andate a girare il mondo che è cosi bello di locali e musica e persone che vi accolgono con grande ammirazione per avere scelto… ! PPP.SSS. Open Your Mind!!!

  17. Io rimango dell’idea che ognuno deve essere libero di entrare dove meglio crede a meno che non siano feste private. Poi è giusto mantenere un certo stile, giusto rispettare certe cose. Ad esempio vai per la musica e non per fare i bimbiminchia con 1000 foto e video!

  18. Invece io sono rimasta stupita.
    In Italia ascoltavo rock, post-rock, soul, funk, anche metal, crossover, e un poco di elettronica tipo Photek, Lunatic Calm, Daft Punk, Quantic… tutto tranne minimal o techno.
    Ho lavorato per anni come promoter, e in produzione per alcuni grandi festival italiani. Ero proprio appassionata, solo musica musica musica. A colazione pranzo e cena. Era la mia vita, il mio lavoro, la mia passione.
    Arrivo qui, e posso dirvi che la cosa che piú mi ha stupita (sono oramai 8 anni) é stato proprio vedere NON SOLO gli sballoni smascellanti che mi aspettavo, ma anche ragazze e ragazzi (ad onor del vero piú maschietti) davanti la consolle ad ascoltare, e avidamente leggere i nomi dei vinili che di volta in volta venivano selezionati dal dj di turno… ho visto l’interesse e la passione per la musica, ció che credevo esistesse solo nel “caldo” ambiente rock e non nel “freddo” mondo elettronico.
    Ogni serata che mi faccio incontro tanta gente come me che non prende niente, che é lí perché sta per suonare, chessó, Koze; ne conosce alcuni pezzi e non vede l’ora di sentirli sul Funktion One. Per godere. Per gioire.
    Saremo una minoranza, ma io questa minoranza nemmeno pensavo esistesse, pensavo fossero tutti hipster vapidi e modaioli che se ne fottevano di chi fosse Dixon e ci andavano solo perché berlinese e di tendenza, e perché ci andava l’amico che era in lista +1.
    E poi, cacchio, come state messi nelle disco italiane, a livello di gente, a livello di etá media, a livello di impianti audio e luci, a livello di security arrogante o smascellante…? Io dico, prima di levare la pagliuzza dall’occhio di Sven, levare la trave dai vostri occhi non sarebbe male…

  19. Conosco Berlino da anni,sono entrato al Berghain e conosco i meccanismi del posto:a Berlino ci sono molti club di techno dove trovi musica anche migliore,Suicide Circus,Tresor ecc…secondo me Sven ha ragione,si e’ creato un mito del Berghain e lui,giustamente vuole mantenerlo,a scapito delle mode e delle mandrie di tamarri che vorrebbero infangarlo!Il Berghain non e’ per tutti,lode al grande Sven!

  20. Emanuele definisce non-commerciale il signor Sven che deve fare la selezione all’ingresso!?!? cosa c’è di più commerciale della selezione all’ingresso? ma davvero c’è gente che ha voglia di mettersi in fila per aspettare che qualcuno gli dica se è adeguato o meno per entrare in un locale? E’ qualcosa che non riesco davvero a capire…

    • Ariadne, mi viene da pensare che non sei mai stata/o al Berghain. E’ proprio senza selezione all’ingresso (tra l’altro operata sempre più raramente da Sven) che diventerebbe commerciale e massificato. Tra l’altro a tutti coloro che dicono che la “musica unisce” (concetto di per sé anche giusto) applicandolo a questa discussione: praticamente tutti i luoghi storici riconosciuti del clubbing andavano di selezione all’ingresso. Dal Paradise, al Loft, allo Shoom… l’elenco sarebbe molto lungo. Poi uno può decidere se la cosa gli piace o meno; ma io non vado a vedere una partita di calcio se mi dà fastidio che la palla si prenda con i piedi e non con le mani.

  21. Premetto che abito a Berlino e sono stato una decina di volte in Berghain senza avere mai avuto problemi. Ma mi fa assolutamente ridere tutto l’hype che c’è attorno a questo club. tutti questi italiani easy-jet ravers che sbavano per farsi selezionare e nel cesso del locale camminano come se fossero sulla passerella della sfilata di moda, RIPIGLIATEVI. non gasatevi se siete riusciti ad entrare, è solo una strategia del locale per evitare risse e decadimento della scena, non pensate di essere fighi o alternativi o conoscere la techno.

    ormai il Berghain non è più un locale underground, a parte lo zoccolo duro della comunità gay il resto sono italo-spagnoli residenti a Berlino, qualche turista americano, inglese o asiatico e qualche tedesco. età media 25 anni, tutti abbigliati alla hipster. niente di sorprendente!

    p.s. Sven è una persona gentile e a modo, il suo aspetto è solo apparenza.

  22. un tedesco, pure giovane e mezzanello, che si definisce un SELEZIONATORE è UN CIUCCIO, senza redenzione, povera bestia..

  23. noto dai commenti che molti sono usciti “fuori traccia” e hanno subito approfittato per ostentare le loro esperienze “io sono stato qui, io sono stato la.. io vado li, io vado la..” come al solito non si perde un colpo per voler sembrare più fighi degli altri…però occhio che non è di voi che si sta parlando qui, ma di un’altra persona… egocentrismo..il male peggiore di quest’ultimo secolo.. :(

  24. Penso che l’epoca dei club, della techno e dell’acid sia finita da un po’ di tempo…
    Inoltre come fate a definire underground un posto in cui si paga e si viene selezionati per entrare? Sono più underground io quando metto su qualche vinile con gli amici, di sicuro.

  25. la settimana prossima vado a berlino e da buon old-raver romano mi piacerebbe entrare al berghain, ma da quello che leggo mi sembra più il qube che il forte.

    • Chissà se tu Yuri, sia poi mai riuscito ad entrare al Berghain, durante la tua visita a Berlino.
      Chissà se tu da “buon old raver romano” come ti definisci, dopotutto ti sia anche piaciuto.
      Non me ne volere Yuri, amo Roma e mi sono spesso divertito nella tua bellissima città, ricca di contraddizioni per quanto riguarda la tipologia di persone che gravitano attorno alla musica elettronica, come d’altronde accade in tutta l’Italia intera.
      Rispondo a te, che scegli il termine “romano” come gruppo di appartenenza, ma vorrei rispondere a tutti.
      Se credete nella contrapposizione e vi chiudete nei termini di categoria, non siete fatti per il Berghain. Se vi dà fastidio che qualcuno possa insegnarvi qualcosa, anche per strada, che dobbiate annullare il vostro orgoglio ed il vostro narcisismo, in nome di qualcosa più grande non troverete nulla di interessante al Berghain.
      Se vi stressa parlare con sconosciuti, o peggio se vi innervosite se qualcuno rivolge la parola al vostro/a fidanzato/a, girate i tacchi. Se non vi capita mai di sorridere quando il suono monta mentre l’onda musicale avvolge te e tutti insieme, in una connessione che collega il singolo alla folla, non ha senso che facciate quella fila interminabile. Se non siete disposti a condividervi in nome della Musica, se non sapete chi sta suonando, ma preferite andare a ballare per “far serata”, ristretti nella vostra cerchia di amicizie, a scattarvi foto-ricordo da pubblicare su FB con il cellulare come si fa spessissimo da noi in Italia, non andateci. Se vi beccano fare foto, vi spaccano la fotocamera sui vostri denti. E credo che sia la cosa più corretta che un responsabile della sicurezza possa fare per preservare l’integrità di un luogo, che fonda tutto sulla musica e sulla condivisione di determinati valori di rispetto collettivo.
      Talvolta ho avuto il suo NEIN e me ne sono andato comunque sereno, accettando che fosse, come in tutto ciò che accade nella vita, responsabilità solo mia! In bocca al lupo quando incontrerai lo sguardo di Sven.
      In quell’istante però non sarà importante che tu sia o meno di Roma.
      Spero tu abbia apprezzato lo spirito, se l’hai fatto sei quello che simpaticamente considero un vero old-raver e ti rispetto moltissimo.
      Io comunque non sono nessuno e non abito da nessuna parte.

  26. Sono incazzato perchè ,non avendo niente da fare stasera ,ho dedicato del tempo a leggere su questo essere, e purtroppo dovrò dedicargli dello spazio nella mia memoria…Come mi fa incazzare…Sto pure scrivendo…Chi avesse intenzione di polemizzare il mio commento, è pregato di recarsi li nel tempio e farsi infilare un braccio nel culo…

  27. dico soltanto che il locale che tanto decantano in realtà non è niente di che se paragonato a tanti altri in europa.I tedeschi sono dei veri millantatori,descrivono le cose come se fossero solo loro ad averle ed in realtà non valgono nulla.Detto questo sono entrato grazie alla sua “selezione” irrazionale,di sicuro è un personaggio ma comunque chi se lo straincula.

  28. A me non è piaciuto tanto . Ci vado spesso perché un socio del locale e mio parente alla lontano e nutro facilmente . Cadorino ma fidatevi ne ho visti di meglio di locali e feste . Andate al pacinaga a Dakar li si che è un tempio del divertimento

  29. er berghain a roma (non parlo d altro perchè è qua che vivo), e da quel che leggo qui “in tutto il mondo”, è il mito più burino che possa esiste. Tutti a cagare il cazzo co sto club de rimasti e co quel coglione der buttafuori. Mai stato a berlino io, ma mi basta vedere il trend che nei club de roma è uscito fuori negli ultimi 10 anni. Il modello “so coatto, ma so vestito alternativo, ma non te sbajja so stronzo mica un freackettone, te rompo mica come quei burini co cui ho fatto la fila”. Mi basta sentire la ridicola selezione musicale che impone roba tutta uguale, un pò minimale ma non troppo “sennò è minimal invece deve esse (supposta) tecno”. Un offerta per gente che all apice dell esperienza sonora è in grado di fa partire er fischio da pecoraro senza riuscire a battere le mani a tempo (co buona pace della cassa in 4). La cornice perfetta in cui viene tirato fuori come argomento dalla gente, Il BERGHAIN, solo perchè è l unica cosa che sanno della “scena” che frequentano. Se gli chiedi altro sulle radici della musica che osannano e dei luoghi e le etichette da cui proviene, non sanno cosa risponderti. Berghain è l epifania del modello “musicale” cui anelano i localari i dj e i Pr romani, e immagino di tutto il mondo vista cotanta fama. La qualità non la fa la musica, la fanno le quattro mura. La fa la “selezione del pubblico” e la “direzione artistica”. Poi che impiegati all interno vi siano soprattutto dei rimasti incapaci di vantare la minima cultura, dato che passano la vita li dentro… è irrilevante. Ma ad oggi quello che conta sono i traguardi da PR, non il senso critico e la creatività.
    Berghain non è niente per la storia della tecno culture italiana. Senza la ROMA degli anni 90, del Virus, della ACID, stavamo ancora tutti a ballà Corona (che col senno di poi possiamo considerare alta qualità rispetto all qualunquismo de sta supposta e sedicente tecno berlinese). Se so venduti l ultimo degli atti creativi italiani pe annà a ballà la commerciale ar gilda, la house un pò ndoje pare, poi dopo 4/5 anni aritornano dalla germania e siccome berlino è fica e al berghain ce sta il buttafuori stronzo, allora ncavemo capito un cazzo tutti e dovemo comportasse da cerebrolesi come i tedeschi, puro noi. Ci mettiamo a esaltare una musica solo perchè all’ ingresso c’è un quarto de bue a fare la SELEZIONE. L esatto opposto della cultura rave italiana anni 90, dell enjoy yourself, della liberazione degli animi e delle persone, del superamento delle barriere culturali, stiamo qua a parlare de un 50enne panettiere. Il club più famoso del mondo. Ma come ve permettete…. è nato l artro ieri. Abbiamo capito che Mitte a berlino deve tutto, ma un pò de onestà intellettuale.. quella? non la dovete a nessuno vero? di sicuro non a Berlino perchè se v aveva dato pure quella la usavate.

  30. er berghain a roma (non parlo d altro perchè è qua che vivo), e da quel che leggo qui “in tutto il mondo”, secondo me è il mito più burino che possa esiste.
    Tutti a cagare il cazzo co sto club de rimasti e co quel coglione der buttafuori. Mai stato a berlino io, ma mi basta vedere il trend che grazie ai viaggi di molti, è uscito fuori negli ultimi 10 anni nei club de roma. Il modello “so coatto, ma so vestito alternativo, ma non te sbajja so stronzo mica un freackettone, te rompo mica come quei burini co cui ho fatto la fila”. Mi basta sentire la ridicola selezione musicale che impone roba tutta uguale, un pò minimale ma non troppo “sennò è minimal invece deve esse (supposta) tecno”. Un offerta per gente che all apice dell esperienza sonora è in grado di fa partire er fischio da pecoraro senza riuscire a battere le mani a tempo (co buona pace della cassa in 4). La cornice perfetta in cui viene tirato fuori come argomento dalla gente, Il BERGHAIN, solo perchè è l unica cosa che sanno della “scena” che frequentano. Se gli chiedi altro sulle radici della musica che osannano e dei luoghi e le etichette da cui proviene, non sanno cosa risponderti. Berghain è l epifania del modello “musicale” cui anelano i localari, i dj e i Pr romani, e immagino di tutto il mondo vista cotanta fama. La qualità non la fa la musica, la fanno le quattro mura. La fa la “selezione del pubblico” e la “direzione artistica”. Poi del fatto che, impiegati all interno, vi siano soprattutto dei rimasti incapaci di vantare la minima cultura, dato che passano la vita li dentro… è irrilevante. Ma ad oggi quello che conta sono i traguardi da PR, non il senso critico e la creatività.
    Berghain non è niente per la storia della tecno culture italiana. Senza la ROMA degli anni 90, del Virus, della ACID, stavamo ancora tutti a ballà Corona (che col senno di poi possiamo considerare alta qualità rispetto all qualunquismo de sta supposta e sedicente tecno berlinese). Se so venduti l ultimo degli atti creativi italiani pe annà a ballà la commerciale ar gilda, la house un pò ndoje pare, poi dopo 4/5 anni aritornano dalla germania e siccome berlino è fica e al berghain ce sta il buttafuori stronzo, allora ncavemo capito un cazzo tutti e dovemo comportasse da cerebrolesi come i tedeschi, puro noi. Ci mettiamo a esaltare una musica solo perchè all’ ingresso c’è un quarto de bue a fare la SELEZIONE. L esatto opposto della cultura rave italiana anni 90, dell enjoy yourself, della liberazione degli animi e delle persone, del superamento delle barriere culturali, stiamo qua a parlare de un 50enne panettiere. Il club più famoso del mondo. Ma come ve permettete…. è nato l artro ieri. Abbiamo capito che Mitte a berlino deve tutto, ma un pò de onestà intellettuale.. quella? non la dovete a nessuno vero? di sicuro non a Berlino perchè se v aveva dato pure quella la usavate.

  31. Ciao

    AVVERTENZA! ATTENZIONE!! ATTENZIONE!!!

    Se non si desidera unire gli Illuminati non leggere questo messaggio. Regole * si deve essere superiore a 10 anni di età, è necessario avere accesso completo a internet. * Voi non deve discutere il segreto degli Illuminati grande a chiunque. * Incapacità di costringere all’ordine e regole degli ILLUMINATI grande è vietata.
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