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Crisi dell’automotive tedesco: Schaeffler chiude 16 stabilimenti e taglia 3.460 posti

Continua in Germania la crisi dell’automotive, che sta affrontando una fase di notevole debolezza congiunturale e questo vale anche per il comparto delle forniture alle case automobilistiche.

Il produttore tedesco di componenti per auto Schaeffler, per esempio, ha recentemente annunciato la chiusura di 16 stabilimenti e il taglio di 3460 posti di lavoro a livello globale. Con questa manovra, che ha un costo stimato di circa 480 milioni di euro, l’azienda punta a risparmiare circa 300 milioni di euro all’anno a partire dal 2030.  

Il piano di Schaeffler: quattro stabilimenti chiusi solo in Germania

In base al nuovo piano di risparmio di Schaeffler, 16 sedi europee subiranno la chiusura e verranno chiusi quattro stabilimenti tedeschi: quelli di Dortmund e Morbach, dove vengono prodotti componenti per motori a combustione, più quelli di Berlino e Schwalbach. Altre sedi verranno invece ridimensionate. In seguito a queste operazioni, solo in Germania verranno tagliati 2.660 posti di lavoro.

Schaeffler chiede inoltre ai dipendenti una riduzione degli stipendi e precisa che anche il consiglio di amministrazione parteciperà alla misura, dichiarando che “senza questo contributo di solidarietà, il numero dei posti di lavoro da tagliare sarebbe stato ancora più elevato”.

Le critiche dei sindacati: “Troppe riduzioni del personale”

Il sindacato, tuttavia, protesta vivacemente. IG Metall critica misure progressivamente orientate a una costante riduzione del personale e sostiene che l’azienda non abbia presentato una strategia che tenesse conto degli interessi collettivi e dell’azienda. “In Schaeffler un programma di riduzione del personale segue ormai l’altro, prima ancora che siano state affrontate le conseguenze del precedente” ha dichiarato il referente Thomas Höhn.

Dello stesso avviso è anche il presidente del consiglio di fabbrica del gruppo, Uli Schoepplein, che lamenta il fatto che le misure colpiscano soprattutto gli stabilimenti tedeschi e sottolinea che  “il programma presentato è proprio privo di quella creatività di cui abbiamo bisogno per affrontare la crisi”.

Per questa ragione,  i rappresentanti dei lavoratori chiedono un piano che renda chiaro dove verranno effettuati gli investimenti e quali prodotti saranno realizzati in Germania, prima di procedere con ulteriori manovre finalizzate al risparmio. “I dipendenti non possono essere chiamati a pagare il prezzo di queste decisioni per poi ritrovarsi comunque senza un posto di lavoro e senza prospettive per il proprio stabilimento” chiariscono i sindacati.

L’azienda si difende: “Costi superiori alla media in Germania”

D’altro canto l’azienda “si difende” sostenendo che i costi del personale per dipendente siano superiori alla media in Germania e ribadendo la necessità di semplificare l’organizzazione interna, che sarebbe caratterizzata da troppi livelli gerarchici.

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