Germania: pene più severe per chi usa le “droghe dello stupro”

In Germania è stata votata venerdì al Bundestag una delle leggi più fortemente volute e promosse dalla ministra della Giustizia Stefanie Hubig (SPD), ovvero quella che incrementa le pene per chi commette violenze sessuali dopo aver somministrato alla propria vittima le cosiddette “droghe dello stupro”.
Con questo termine, fino a qualche anno fa, si indicava soprattutto e quasi esclusivamente il GHB, un tipo di anfetamina che genera effetti particolarmente severi se mescolata all’alcol. Oggi, però, il termine, così come, purtroppo, la pratica, abbraccia una varietà di sostanze, che vanno da quelle illegali ai forti sedativi come l’ossicodone, utilizzate per ridurre le vittime, sopratutto le donne, all’incoscienza o alla semicoscienza, allo scopo di annullare le loro capacità di difendersi da un’aggressione sessuale. Anche per questo, oggi, in Germania si usa soprattutto la definizione di “KO Tropfen” ovvero “gocce KO”.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
Hubig ha proposto anche altre misure legate al tema della violenza: a questo ha dedicato, fino a questo momento, una parte considerevole del suo mandato. “La violenza” ha dichiarato, commentando le proposte in una dichiarazione al giornale Neue Osnabrücker Zeitung, “non è un destino che le donne devono per forza accettare”.

Foto: EPA-EFE/CLEMENS BILAN
Cosa cambia con la nuova legge: le droghe dello stupro sono equiparate ad armi e coltelli
La nuova legge equipara le sostanze in questione, sul piano giuridico, ad armi vere e proprie, ai fini della condanna. Fino a questo momento, infatti, le aggravanti di pena potevano essere determinate, fra le altre cose, dal fatto che l’aggressore avesse soggiogato la vittima con la minaccia o con l’utilizzo di un’arma, come una pistola o un coltello, ma non dal fatto che l’avesse previamente resa inabile alla difesa tramite la somministrazione di una sostanza.
In termini concreti, questo vuol dire che la pena minima che un giudice dovrà comminare per uno stupro commesso dopo aver fatto assumere alla vittima questo tipo di droghe, sarà di cinque anni di reclusione.
La sentenza della Corte di Cassazione Federale
Ad accendere, per così dire, la miccia giuridica che ha portato a questo cambiamento è stata una sentenza della Corte di cassazione federale dell’ottobre 2024 secondo cui un sedativo somministrato, per esempio, in una bevanda non sarebbe da considerarsi uno “strumento pericoloso” ai sensi dell’articolo 177 del Codice penale (StGB), che punisce tra l’altro lo stupro. La Corte aveva così contraddetto una precedente pronuncia del Tribunale regionale di Dresda, che invece l’aveva considerato un’aggravante. Individuando, evidentemente, una lacuna nella lettera della legge (scritta, evidentemente, quando questa pratica criminale non era diffusa), la ministra ha inteso quindi eliminare ogni incertezza sul piano giuridico.
I limiti della nuova legge
Hubig punta, come è facile comprendere, a un effetto deterrente rispetto ai potenziali autori di questo tipo di reato e, in linea di massima, tutti i gruppi parlamentari le danno ragione in questo senso, anche se c’è chi sottolinea che l’azione del governo non dovrebbe fermarsi qui. Verdi e Die Linke, per esempio, segnalano la difficoltà di raccogliere dati sistematici e chiedono che, nelle statistiche ufficiali che la polizia compila ogni anno sui reati denunciati in Germania, si compili una statistica a parte per i casi di violenza sessuale che implicano l’uso di sedativi, così da permettere una valutazione più precisa delle dimensioni e dell’andamento del fenomeno. Al momento, i dati su questo particolare tipo di reato sono accorpati a quelli complessivi sulle violenze sessuali e quindi si possono considerare quantomeno imprecisi e parziali.
C’è poi il problema, sollevato dall’opposizione tanto a sinistra quanto a destra, che la deterrenza di per sé non è mai stata particolarmente efficace contro i reati sessuali.
Da ultimo, si segnala il problema della carenza di personale qualificato e di strutture in cui sottoporsi tempestivamente a un test che accerti la presenza di queste sostanze nell’organismo o in una bevanda, considerando che molte di queste droghe hanno un’emivita brevissima e restano rilevabili nel sangue e nelle urine solo per poche ore.
Gli altri progetti di legge di Stefanie Hubig: più difesa dalle molestie non fisiche
Stefanie Hubig ha anche altri progetti per la tutela delle vittime e, in modo particolare, delle donne. La ministra ha infatti appena presentato un disegno di legge per disciplinare in modo più puntuale, sul piano penale, le molestie verbali e non verbali che non abbiano una componente fisica.
La proposta prevede di espandere la lettera dell’articolo 184i del Codice penale aggiungendo che “Chiunque molesti un’altra persona con un’espressione o un gesto a sfondo sessuale, idoneo a intimidirla o a metterla sotto pressione, è punito con la reclusione fino a un anno o con una pena pecuniaria”. Con questa dicitura, chiarisce il ministero, non si punirebbero i comportamenti meno gravi, come il fischiare o il fissare qualcuno con intento sessuale, oppure il porgere un “complimento malriuscito”, per quanto la persona che ne è oggetto possa sentirsi molestata da questo tipo di comportamenti.
Lo stesso progetto di legge porterebbe a 20 anni il termine di prescrizione per le denunce del reato di stupro e aumenterebbe le pene per i reati sessuali di gruppo e per gli stupri da cui deriva una gravidanza.
Infine, c’è uno dei cavalli di battaglia di Hubig, già in discussione al Bundestag, che riguarda il rafforzamento della tutela civile e penale contro la violenza digitale. Dovrebbero diventare punibili, tra l’altro, la realizzazione o la diffusione segreta di immagini intime (il cosiddetto voyeurismo digitale), l’uso improprio dell’identità altrui, il cybergrooming, la creazione di deepfake a fini sessuali di persone non consenzienti e il possesso di video di stupro. Il progetto prevede di fornire alle vittime strumenti più efficaci per agire contro i perpetratori.
Le misure già approvate
Il Bundestag ha già approvato un progetto sull’assistenza psicosociale nei procedimenti giudiziari: nei casi più gravi, le vittime di violenza domestica avranno diritto a un supporto gratuito durante il processo e all’assistenza legale. L’accesso a questi servizi sarà semplificato per bambini, adolescenti e persone con disabilità.
Inoltre, dal luglio del prossimo anno entreranno in vigore le norme che permettono ai tribunali della famiglia di imporre agli autori di violenze di indossare il braccialetto elettronico e di frequentare corsi di formazione sociale per la prevenzione della violenza.
Infine, un progetto sulle procedure di diritto di famiglia, già approvato dal Consiglio dei ministri, dispone che, in presenza di segnali di violenza domestica, i tribunali debbano accertare in che misura siano coinvolti figli e genitori. In questi casi non dovranno, come di consueto, cercare un accordo tra i genitori. Il divorzio dovrà invece essere possibile prima che trascorra l’anno di separazione




