L’ex ministra tedesca ritira le dichiarazioni su Israele: “ho sbagliato, pressioni esterne per negare l’apartheid”
Tilo Jung, autore e conduttore del podcast tedesco Jung & Naiv, ha indubbiamente una capacità non comune di gestire il dialogo con personalità della politica, della cultura e della scienza portando l’interlocutore dove quest’ultimo preferirebbe non andare. È rimasta celebre, per esempio, la sua intervista a Olaf Scholz nella quale l’allora cancelliere è stato messo di fronte a domande scomode sulla questione palestinese. Su temi simili si è concentrato l’incontro più recente di Jung con l’ex Ministra di Stato presso il Cancelliere e Incaricata del Governo per la Cultura e i Media Claudia Roth (Verdi), che deteneva il dicastero nel 2024, quando, in occasione della Berlinale, diversi artisti si espressero in solidarietà con la popolazione di Gaza. In quell’occasione, Roth aveva rilasciato un’intervista allo Spiegel, nel quale si era esplicitamente rifiutata di ammettere l’uso di parole come “genocidio” per lo sterminio dei palestinesi e “apartheid”, per la loro condizione di vita nei territori occupati. Oggi, dichiara a Jung, considera un errore quelle dichiarazioni e lamenta di aver ricevuto, all’epoca, forti pressioni dal Consiglio Centrale degli Ebrei di Germania.
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Le dichiarazioni del 2024
L’intervista allo in questione risale al marzo 2024 ed era stata rilasciata a ridosso delle accuse di antisemitismo emerse durante la cerimonia di premiazione della Berlinale e delle inevitabili polemiche successive. Nello specifico, il regista israeliano Yuval Abraham (che allora presentava il documentario “No Other Land”, diretto insieme a Basel Adra, Hamdan Ballal e che quest’anno ha scritto e diretto “NAZA”, insieme a Rachel Szor) aveva descritto in quell’occasione come un regime di “apartheid” il rapporto che esiste a tutt’oggi tra i coloni israeliani e la popolazione civile palestinese in Cisgiordania. Parlando con lo Spiegel, Roth aveva respinto questa definizione, definendola “problematica”. Allo stesso modo aveva respinto la dichiarazione di Adra, il quale aveva parlato di “massacro” (“slaughter”) della popolazione gazawi da parte dell’esercito israeliano. In particolare, Roth aveva criticato il fatto che Adra avesse evocato “un presunto massacro” di civili senza citare l’attentato del 7 ottobre a opera di Hamas.
Sempre nel 2024, infine, il regista statunitense Ben Russell aveva accusato Israele di “genocidio” ai danni dei palestinesi e Roth aveva bollato quell’affermazione come “intollerabile” e aveva aggiunto che “Israele combatte contro Hamas, non contro il popolo palestinese, che del resto soffre anche sotto il regime di Hamas”. Al microfono di Tilo Jung, però, l’ex ministra ha fatto marcia indietro su tutta la linea.
“È stato un errore”
Dalle dichiarazioni di Claudia Roth sulla Berlinale sono passati due anni e, nel frattempo, si sono moltiplicate le fonti autorevoli che confermano che quello di Gaza è un genocidio. Fra queste c’è, per esempio, la Corte Internazionale di Giustizia delle Nazioni Unite. Alla domanda se, alla luce di tali valutazioni, avesse cambiato posizione, Roth ha risposto: “Sì, è stato un errore”. Ha precisato di non voler cercare scuse o giustificazioni, ma ha parlato di una “pressione incredibile” da parte del Consiglio centrale degli ebrei in Germania e di un gran numero di ambienti politici nei quali era inserita, oltre che dei media. Proprio a causa di tale pressione, ha dichiarato, non se l’era sentita di sottoscrivere il termine “genocidio”, che le appariva troppo carico di significato. “Criticare un regista per aver parlato di apartheid” o di genocidio, ha dichiarato, è stato sbagliato e stupido da parte sua, anche se, ha aggiunto, il governo non ha mai giustificato quanto stava accadendo nella Striscia di Gaza.
Jung ha incalzato, approcciando la stessa domanda da più angolazioni, e Roth ha dichiarato che sì, oggi se la sente di parlare senza alcun dubbio di “apartheid” in riferimento a quanto avviene in Cisgiordania, facendo riferimento anche alle dichiarazioni di esponenti del governo israeliano.
Il “senso di colpa storico” dei tedeschi e la replica della Società tedesco-israeliana
Ma allora perché, in passato, non ha espresso queste opinioni? Roth riferisce di essersi sentita chiedere da “alcuni cari amici all’estero”, lumi sulla sua posizione a proposito di Israele. “Quando ti libererai finalmente da questo senso di colpa storico o quando inizierai ad affrontarlo in modo diverso?” le avrebbero chiesto i suoi interlocutori. Roth sa solo che all’epoca, semplicemente, non ci riusciva, ma oggi riconosce che è stato sbagliato equiparare la critica a Israele all’antisemitismo.
Pronta e veemente è arrivata la replica del collega di partito Volker Beck, presidente della Società tedesco-israeliana, il quale ha respinto le accuse mosse al Consiglio centrale degli ebrei di Germania e ha criticato duramente Roth. Le sue dichiarazioni al microfono di Jung, ha affermato Beck, sarebbero un esempio della “classica difesa tedesca dal senso di colpa”. Secondo Beck, le dichiarazioni di Roth sarebbero accomunabili alle negazioni delle colpe storiche dei tedeschi delle quali si rendono colpevoli personaggi come Björn Höcke, esponente dell’ala più a destra di AfD, celebre, fra le altre cose, per aver criticato il memoriale degli ebrei di Berlino. Roth, ha dichiarato Beck, accoglie dunque tutte le “etichette”, come genocidio e apartheid, che hanno solo lo scopo di demonizzare Israele.




