Lavoro, Manageritalia: “In Puglia Calabria e Basilicata per giovani adulti è sotto media”
(Adnkronos) – Tra i 25 e i 34 anni il tasso di occupazione è al 57,4% in Basilicata, al 55,5% in Puglia e al 48,2% in Calabria, contro il 68,4% della media italiana. La disoccupazione nella stessa fascia d’età è al 10,8% in Basilicata, al 15,6% in Puglia e al 19,3% in Calabria, contro il 9,5% nazionale. Anche il valore aggiunto per occupato resta sotto la media in tutte e tre le regioni: indice 87 in Basilicata, 77 in Puglia e in Calabria. Bari ha l’occupazione giovanile più alta delle tre regioni, Potenza il valore aggiunto per occupato più alto, Reggio Calabria il terziario più vicino alla media italiana. Su questi dati di AstraRicerche (elaborazione dati ISTAT) si concentra l’attenzione dei manager, donne e uomini abituati a confrontarsi con l’organizzazione del lavoro e il rendimento delle aziende.
“Chi vive la realtà aziendale tutti i giorni – osserva Domenico Fortunato, Presidente di Manageritalia Puglia, Calabria e Basilicata durante l’assemblea dell’associazione che si è svolta oggi a Bari presso gli spazi del Bra Hotel – sa che dietro questi numeri ci sono persone. Tra i 25 e i 34 anni si costruisce una vita: nelle nostre regioni i giovani adulti che non lavorano e non risultano in cerca di occupazione sono più di uno su tre in Puglia e in Basilicata, e quattro su dieci in Calabria. È su questa fascia d’età che si misura la capacità di un territorio di offrire un futuro a chi ci vive”.
Nel dettaglio, la Calabria è all’ultimo posto fra le regioni italiane per occupazione dei giovani adulti, praticamente alla pari con la Campania. La Basilicata (57,4%) e la Puglia (55,5%) fanno meglio di Sicilia e Campania, ma restano oltre 10 punti sotto la media. Nessuna delle 13 province raggiunge la media italiana: le più alte sono Bari (62,5%) e Potenza (59,5%), le più basse Taranto (37,7%) e Reggio Calabria (40,0%), fra i valori più bassi d’Italia.
La disoccupazione dei 25-34enni va dal 10,0% di Potenza al 25,9% di Taranto, dove più di un giovane adulto su quattro tra quelli che lavorano o cercano lavoro è disoccupato; in Calabria i valori più alti sono quelli di Reggio Calabria (22,9%) e Cosenza (19,6%). In Basilicata il dato regionale (10,8%) è vicino alla media italiana, ma va letto insieme all’occupazione: più di un giovane adulto su tre non lavora e non risulta in cerca di occupazione (35,7%, contro il 24,4% nazionale). Una disoccupazione contenuta, quindi, non significa che il lavoro ci sia: molti giovani adulti restano fuori dal mercato del lavoro.
Sul fronte del valore aggiunto per occupato la Basilicata è a 87, la Puglia e la Calabria a 77, i due valori più bassi fra le regioni italiane. Nessuna provincia raggiunge la media nazionale: il valore più alto è quello di Potenza (93), seguito da Bari e Reggio Calabria (80); i più bassi sono quelli di Barletta-Andria-Trani (72) e di Vibo Valentia, Cosenza e Lecce (73), fra i più bassi d’Italia. Nel terziario di mercato (con esclusione del settore immobiliare) le tre regioni si allineano su valori simili: 77 la Basilicata e la Calabria, 76 la Puglia. Il caso più evidente è Potenza: il suo valore aggiunto per occupato è il 7% sotto la media italiana nell’insieme dell’economia, ma il 23% sotto nel terziario. (segue)
Il terziario più vicino alla media nazionale è quello di Reggio Calabria (91), seguito da Bari (82): Reggio Calabria, che ha una delle occupazioni giovanili più basse d’Italia, ha nei servizi il valore aggiunto per occupato più alto delle tre regioni. I più distanti sono Vibo Valentia (67) e Crotone (68), fra i valori più bassi del Paese.
“I numeri ci dicono che nelle nostre regioni i problemi sono due, e sono legati – prosegue Fortunato –: c’è poco lavoro per i giovani adulti, e il lavoro che c’è produce meno valore che nel resto del Paese. Reggio Calabria, dove il terziario si avvicina alla media italiana, dimostra però che la distanza si può ridurre. A fare la differenza è la qualità dell’organizzazione: una piccola impresa cresce quando l’imprenditore sceglie di affiancarsi a un manager e di delegare davvero. Per questo servono imprese più strutturate, strumenti che rendano conveniente l’ingresso di manager nelle PMI e formazione continua per chi le guida. Il nuovo contratto dei dirigenti del terziario va in questa direzione, perché sostiene le nuove nomine e investe su welfare e formazione. Alle istituzioni chiediamo di rafforzare questi strumenti, alle imprese di usarli. Un territorio trattiene i suoi giovani quando le sue imprese sanno dare valore al loro lavoro”.
A chiudere la parte pubblica dell’Assemblea, un confronto dedicato al valore strategico del contratto collettivo dei dirigenti come strumento di tutela, valorizzazione delle competenze manageriali e crescita della competitività delle imprese. Un’occasione per approfondire il ruolo della contrattazione nel rispondere alle trasformazioni del mondo del lavoro, offrendo ai manager garanzie, welfare, formazione continua e strumenti per affrontare le nuove sfide professionali.
Al dibattito, moderato da Domenico Fortunato, Presidente di Manageritalia Puglia, Calabria e Basilicata, sono intervenuti: Francesco Cautillo, Certified HR Director Cetola Spa – Vito Sandro Leccese, Professore ordinario di Diritto del lavoro dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro – Maria Antonietta Mura, Presidente CFMT e Direttore Risorse Umane Doreca Italia e Annalisa Presicce, Director Risk Management, Compliance & Privacy di Intellera Consulting, gruppo Accenture. Dal confronto è emersa l’importanza di una contrattazione moderna, capace di coniugare tutele, sviluppo professionale e innovazione organizzativa, rafforzando il ruolo del management come leva fondamentale per la crescita delle imprese e dei territori.
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