Una parola tedesca che manca all’italiano: e se coniassimo “gonnare”?

di Giuseppe Tizza
Ci sono parole che si possono tradurre e ce ne sono altre che, traducendole, perdono qualcosa. È il caso del tedesco gönnen.
Chi vive tra italiano e tedesco lo incontra continuamente.
Ich gönne dir deinen Erfolg.
Come lo traduciamo?
“Sono contento del tuo successo”
“Ti riconosco il merito”
“Sono felice per te”
“Non ti invidio”
“Te lo meriti”
Tutte traduzioni corrette. Eppure nessuna corrisponde perfettamente alla forza e alla semplicità di gönnen.
Quando “gönnen” non si traduce con una sola parola
Il dizionario tedesco Duden attribuisce alla parola due significati principali: da una parte significa riconoscere a qualcuno qualcosa di positivo senza provare invidia; dall’altra significa concedere qualcosa a qualcuno o concedere qualcosa a se stessi. Ich gönne mir eine Pause significa, per esempio, “mi concedo una pausa”.
È interessante perché una sola parola riesce così a collegare generosità verso gli altri e benevolenza verso se stessi.
E forse proprio qui sta la particolarità culturale della parola.
Quando un tedesco dice “Das gönne ich dir!” non sta semplicemente dicendo “sono contento per te”. Può esserci dentro l’idea che tu abbia meritato quella cosa, che io non te la invidi e che, anzi, sia giusto che tu possa godertela.
Per esprimere lo stesso concetto l’italiano deve invece ricorrere a una frase.
Gonnare: perché inventare una nuova parola italiana
E allora mi sono posto una domanda: perché non creare una parola italiana? La mia proposta, volutamente provocatoria, è: Gonnare. Potremmo dire “Te lo gonno”, oppure “Sono felice che tu abbia vinto: te lo gonno!”, e ancora “Dopo tutto questo lavoro, mi gonno una settimana di vacanza”.
Naturalmente gonnare non esiste oggi nella lingua italiana ed è proprio questo il punto.
Dalla lingua tedesca a un possibile verbo italiano
Le lingue, però, non sono musei. Cambiano continuamente, prendono parole dagli altri popoli, le trasformano, le adattano alla propria struttura.
Il tedesco stesso possiede parole che non trovano un equivalente perfetto in italiano. L’italiano, a sua volta, ha parole che richiedono intere frasi in altre lingue. Perché allora non sperimentare?
Gonnare avrebbe anche un vantaggio: deriverebbe direttamente da gönnen, ma assumerebbe una forma perfettamente italiana, con la desinenza -are, come amare, pensare, desiderare, concedere.
Potremmo persino creare il sostantivo “la gonnata“, cioè il piacere di concedere qualcosa a qualcuno senza invidia, oppure “il gonno“, come atteggiamento di chi sa gioire sinceramente per ciò che accade agli altri.
Le parole nascono anche dagli esperimenti
Non sto proponendo naturalmente di modificare domani il vocabolario italiano, propongo qualcosa di più semplice e, forse, più interessante: un esperimento linguistico.
Proviamo a usare una parola nuova e vediamo se comunica qualcosa. Perché dietro gönnen c’è un’idea che meriterebbe forse di avere un corrispettivo anche in italiano: la capacità di vedere il bene degli altri senza viverlo come una propria perdita.
In una società nella quale il confronto, l’invidia e la competizione sono diventati quotidiani, forse non sarebbe affatto male avere una parola per indicare il contrario.
Potremmo dire: “Io ti gonno“. Tre parole che oggi l’italiano non possiede. E chissà, magari una parola nasce proprio così.
Prima qualcuno la inventa. Poi qualcuno la usa. Poi qualcun altro la capisce.
E un giorno, forse, entra nella lingua.




