Germania: si potrà lavorare fino a 73,5 ore alla settimana
Per milioni di lavoratori tedeschi si prepara un cambiamento di portata strutturale che potrebbe portare fino alle 73,5 ore di lavoro alla settimana. L’esecutivo guidato dal cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha avviato l’iter di revisione della legge sull’orario di lavoro, con l’intenzione di smantellare il limite giornaliero di otto ore finora in vigore. La ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD) ha anticipato al Bundestag, mercoledì 6 maggio, che il disegno di legge sarà depositato già in giugno e le opposizioni hanno immediatamente tuonato, accusando il governo di voler distruggere le fondamenta dello Stato sociale, costruito con le lotte operaie del XX secolo.

Foto: EPA-EFE/ADAM BERRY / POOL
L’accordo di coalizione tra CDU/CSU e SPD stabilisce che il limite temporale imposto al tempo di lavoro passi dalla giornata alla settimana: in futuro, quindi, non conterà il limite giornaliero di ore lavorate, ma il tetto massimo settimanale, anch’esso destinato a salire. L’impianto attuale, fondato sull’articolo 3 della legge sull’orario di lavoro, fissa un massimo ordinario di otto ore quotidiane, elevabile a dieci in via eccezionale a condizione che la media su sei mesi non superi le otto ore, e un tetto assoluto di 48 ore settimanali. Il governo Merz intende scardinare questo sistema.
Ma non sarà “sfruttamento”, ha dichiarato Bas, precisando che la flessibilizzazione sarà accompagnata dalla regolamentazione della registrazione elettronica degli orari, come previsto a livello europeo.
L’allarme degli esperti: fino a 73,5 ore settimanali di lavoro, con gravi rischi per la salute
Diversi giuslavoristi si sono espressi contro questa riforma, ritenendo che dia la possibilità ai datori di lavoro di esigere ritmi incompatibili con una vita sana ed equilibrata. La dottoressa Amélie Sutterer-Kipping e il dottor Laurens Brandt, specialisti di diritto del lavoro presso l’Istituto Hugo Sinzheimer della Fondazione Hans Böckler, che è una struttura vicina ai sindacati tedeschi, hanno elaborato uno scenario limite basato sulla normativa europea vigente. Sottraendo le undici ore di riposo minimo obbligatorio e i 45 minuti di pausa previsti dalla legge, il tetto giornaliero effettivo raggiungerebbe le 12 ore e 15 minuti. Moltiplicato per sei giorni, considerando che la direttiva UE garantisce soltanto un giorno di riposo settimanale, il risultato è 73,5 ore di lavoro in una singola settimana.
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È vero che la media delle 48 ore andrebbe rispettata su un arco temporale più esteso. Alcune settimane, tuttavia, potrebbero risultare molto più gravose di altre, con picchi che l’attuale normativa tedesca non consentirebbe.
La reazione dei sindacati e i settori più a rischio
Le organizzazioni sindacali, come è facile immaginare, bocciano la proposta senza mezzi termini e la ritengono incompatibile con i diritti dei lavoratori. Il sindacato Ver.di paventa “giornate lavorative di dodici o addirittura tredici ore”.
Una portavoce del sindacato DGB ha richiamato, in una dichiarazione rilasciata alla Frankfurter Rundschau, quanto già detto dalla leader del sindacato Yasmin Fahimi: “La legge vigente sull’orario di lavoro serve, dal punto di vista della medicina del lavoro, a proteggere i lavoratori. Orari eccessivamente lunghi e la mancanza di controllo sulla propria situazione lavorativa conducono a patologie che pesano sull’economia e sul sistema sanitario”.
Secondo Guido Zeitler, presidente del sindacato del settore gastronomico Nahrung-Genuss-Gaststätten (NGG), ritiene che le categorie maggiormente esposte ai danni di una simile riforma siano i lavoratori dell’industria dolciaria, dei panifici e del comparto alberghiero e della ristorazione. In questi settori, notoriamente ad alta intensità, nei quali è normale il lavoro su turni e che già patiscono di una cronica carenza di personale, un allungamento dell’orario di lavoro funzionerebbe, secondo Zeitler, da “acceleratore di problemi di salute” e porterebbe a una “fuga del personale qualificato” destinata a peggiorare la situazione anche per gli esercenti.
Che cosa succede se si lavora più di 8 ore al giorno?
L’Istituto federale per la sicurezza e la salute sul lavoro (BAuA) ha documentato le conseguenze di giornate lavorative estese in una pubblicazione del settembre 2023: orari superiori alle 40 ore settimanali comportano rischi elevati per il benessere e la salute dei lavoratori. Lo spettro dei danni va da disturbi a breve termine, come nel caso di dolori fisici e calo del benessere soggettivo, fino a patologie cardiovascolari anche gravi, disturbi metabolici e problemi di natura psichica. Parallelamente, la capacità di concentrazione si riduce e le prestazioni calano, con un incremento statistico del rischio di errori, infortuni sul lavoro e incidenti di vario genere.
Lo studio di Kipping e Brandt è consultabile qui.




